Il puparo di Salvatore Lecce e Cataldo Cazzato | Recensione di Deborah

 

Mi sequestrarono poco prima del Bar Geraci, mentre costeggiavo le mura del campo sportivo del mio paese. Complice la giornata incredibilmente calda, una di quelle di maggio che lo scirocco fa sembrare piena estate, avevo pensato che una birra fresca fosse il giusto premio prima di tornare al lavoro. Evidentemente non per loro. Non per quelle due facce di minchia.

 

Editore: goWare Edizioni
Data di uscita:  18 giugno 2020
Pagine: 294
Prezzo: 16.00 €

Giacomo Reale è un fotografo siciliano che vive un’esistenza tranquilla in un piccolo borgo arroccato sulle Madonie. Tutto cambia quando, incaricato di curare il servizio fotografico per le nozze della figlia di don Ninì Buttafava, famigerato boss mafioso soprannominato “’u Puparu”, rimane invischiato in un drammatico quanto oscuro fatto di sangue. È l’inizio di un vero e proprio incubo, fatto di fughe rocambolesche e sofferti compromessi, di amori passionali e vili tradimenti.Sullo sfondo di una Sicilia selvaggia e genuina, continuamente braccato da spietati uomini d’onore, Giacomo sarà costretto a ricorrere all’aiuto del suo migliore amico e di altri strani personaggi, prima di trovare una complicata via d’uscita. L’unica in grado di salvargli la pelle. Ma riuscirà a imboccarla in tempo?

 

Il nostro viaggio di carta e inchiostro continua, approdiamo sulla nostra terra, in una regione calorosa, difficile e meravigliosa, la Sicilia. Il puparo è il nuovo romanzo scritto da Salvatore Lecce e Cataldo Cazzato, un noir in cui troveremo come protagonista non un esponente delle forze dell’ordine bensì un uomo comune alle prese con guai poco comuni. Il puparo ci immerge in una Sicilia agreste, cruda e polverosa, il territorio dei boss mafiosi, degli uomini d’onore e di tanta, tantissima gente per bene che rischia ogni giorno di essere coinvolta in faccende oscure.

 

A parte la sensazione di pace che provai nel guardare la campagna intorno a me, che tornante dopo tornante esplodeva di mille colori, avevo la mente in subbuglio e la paura, sempre viva, che qualcuno cercasse di fermarmi per comprare del pane. Ma ad eccezione di qualche occhiata curiosa da parte di alcuni viandanti, non incontrai problemi di alcun genere. Devo essere sincero, più passavano i minuti, più sentivo montare dentro di me quella strana esaltazione che ormai era diventata familiare. Il fatto grave era che infrangere la legge cominciava quasi a piacermi.

 

Questo è successo al nostro protagonista Giacomo Reale, “Scala Reale”. Giacomo è un fotografo, grazie a tanta fatica e a tanti sacrifici è riuscito a consolidare la propria attività nel borgo siciliano dove vive. La vita di Giacomo scorre placida tra il lavoro che un po’ c’è e un po’ te lo devi inventare, una birra con gli amici, le visite domenicali alla madre ricoverata in una casa di riposo a Cefalù e i momenti rubati con Cinzia. Insomma, il protagonista sembra vivere un’esistenza tranquilla che si aggira molto all’interno dei confini di ciò che possiamo definire la normalità. Il suo percorso però sconfina bruscamente in una serie di situazioni poco normali, illegali e quasi irreali per colpa della mafia. La mafia, per chi non appartiene a determinati territori, è un qualcosa che si conosce su per giù, un qualcosa del quale si ha molta paura ma al quale si sa non bisognerebbe piegarsi, la mafia è un qualcosa di lontano circa mille chilometri anche se potenzialmente potrebbe dormire nella porta accanto. Non è così semplice immaginare, giudicare e argomentare riguardo i drammi che imperversano continuamente nei territori nei quali storicamente le organizzazioni criminali la fanno da padroni. Giacomo Reale è stato coinvolto in una spirale senza fine di sangue, violenza e azioni criminose a causa, se così possiamo dire, della sua curiosità e del suo lavoro; Giacomo si è letteralmente trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato.

Sì, ma cosa è successo? Giacomo semplicemente è stato ingaggiato per fare un servizio fotografico per il matrimonio della figlia di don Ninì Buttafava, peccato che don Ninì, soprannominato “’u Puparu”, fosse un famigerato boss mafioso latitante. Giacomo questo lavoro non lo voleva neanche, ma si sa che a “’u Puparu” non si può dire di no se si tiene alla propria vita. Il protagonista sperava di riuscire a svolgere semplicemente il suo lavoro, così ovviamente non è stato per colpa della strana situazione, di una femmina affascinante e di un po’ di sana curiosità. Una combinazione letale che ha portato Giacomo a immischiarsi nei fattacci della famiglia Buttafava, costringendolo ad una rocambolesca lotta per la sopravvivenza.

 

 

Il noir scritto da Salvatore Lecce e Cataldo Cazzato è un crescendo di tensione ed emozioni, i due scrittori sono stati davvero magistrali nella stesura della loro storia combinando le loro mani talmente a fondo che non c’è traccia di una doppia voce, solo un unico grido disperato per la lotta alla sopravvivenza. Il puparo è un romanzo che mi ha profondamente affascinata e incollata alle sue pagine, ricordo che era davvero difficile infilare il segnalibro e staccarsi dalle vicende rocambolesche vissute da Giacomo Reale, sentivo una forte smania di dover proseguire la lettura per sapere, scoprire come sarebbe andata a finire. Ho apprezzato davvero tantissimo lo stile di scrittura dei due autori, uno stile semplice, immediato ma allo stesso tempo ricercato. Leggere Il puparo per me è stato un viaggio attraverso una fetta di Sicilia che mi piacerebbe scoprire realmente, i suoi colori, gli odori e i sapori di una terra meravigliosa. I paesaggi agresti, brulli e polverosi costituiscono una parte molto importante del romanzo, vividi dipinti di una terra affascinante che lo sarà sempre nonostante le innumerevoli ferite inflitte dagli uomini, un acquerello dai toni caldi che fa da sfondo alle vicende ma che emerge e colpisce proprio come se fosse un personaggio di primo piano. Un’altra nota che aggiunge valore, veridicità e tradizione a Il puparo sono le espressioni dialettali, un patrimonio che stiamo lentamente perdendo; un po’ come i soprannomi che la gente si crea o si becca in alcuni territori.

Il puparo è un noir sopraffino, un viaggio attraverso un territorio meraviglioso ricco di calore e tradizioni ma dilaniato da vicende di malavita. Salvatore Lecce e Cataldo Cazzato ci raccontano un pezzo della nostra Italia, il bello, il buono e il cattivo che troviamo dovunque.

 

 

 

 

Desclaimer: si ringraziano gli autori Salvatore Lecce e Cataldo Cazzato per la copia omaggio

 

May the Force be with you!
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