Io, dopo di lei di Katharine Dion | Recensione di Deborah

 

 

Dary si offrì di aspettare in fila al posto suo, ma l’idea che la figlia si procurasse le medicine per lui lo metteva in imbarazzo. Non poteva certo impedirle di rilevare i segni della sua decadenza fisica, ma ciò non significava per forza che dovesse averne una prova concreta. Si chiese come mai fosse così umiliante ammettere il proprio declino. Perché gli acciacchi sembravano ripercuotersi su di lui come qualcosa di cui avrebbe dovuto vergognarsi?

 

Editore: Frassinelli
Data di uscita: 19 marzo 2019
Pagine: 320
Prezzo: 18.50 €
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Maida e Gene sono stati sposati tutta la vita. Davvero, tutta la vita. Si sono conosciuti all’università, sono diventati amici e poi amanti, hanno deciso di farsi una promessa e alla fine sono stati così intimi da non dover ricorrere alle parole per dirsi le cose importanti. Si sono amati? È la domanda che si sta facendo Gene, mentre si prepara a scrivere l’orazione funebre per la moglie, che se n’è andata prima di lui. Dopo tanto tempo, tanti silenzi, l’assenza di Maida, così repentina e dolorosa, fa vacillare il suo equilibrio come una scossa tellurica, rimettendo in discussione tutto ciò che aveva dato per scontato. Per la figlia Dary, Gene diventa un anziano da accudire in un momento difficile e, per quanto si senta fragile e vulnerabile, lui non riesce ad apprezzare quel rapporto di sudditanza, quel ribaltamento dei ruoli. Gli amici di sempre, Ed e Gayle Donnelly, diventano improvvisamente ambigui, quasi estranei, pieni di segreti che si sono nascosti nelle pieghe del passato. Che Gene comunque si sforza di rileggere mettendo in fila i ricordi più belli.

 

La nuova stagione porta con sé aria di novità e cambiamento, anche se in molti casi il cambiamento non è mai semplice da accettare, spece se deriva da un evento di impatto. Io, dopo di lei di Katharine Dion, ci racconta di come Gene, il protagonista, inizia ad affrontare la vita senza la sua compagna, Maida. Una storia dolce e nostalgica che ci fa riflettere sull’importanza dei piccoli momenti.

 

Il mattino seguente si recò in centro a piedi, una breve passeggiata che lo portò fino alla fabbrica abbandonata. Era un’imponente fortezza di mattoni alta tre piani, si estendeva per diversi isolati con una cancellata di ferro sovrastata da una specie di scatola che un tempo, prima che venisse rubata, conteneva una campana metallica. I vetri alle finestre, o ciò che ne rimaneva, avevano il colore del latte rancido. Le sorti dell’edificio erano motivo di dibattito soltanto in determinati periodi, quelli che coincidevano con le elezioni per il consiglio municipale, ma le uniche riparazioni che i votanti sembravano approvare erano quelle per impedire alla ciminiera di crollare nel fiume o in mezzo alla strada. I dintorni se la cavavano appena un po’ meglio.

 

Io, dopo di lei ci pone di fronte alla realtà, allo scorrere del tempo e all’imprevidibilità della vita; è una storia dolce dal retrogusto amaro e nostalgico, è un romanzo che ci racconta una storia di vita vera.
È molto facile avere costantemente la sensazione che il nostro tempo sia infinito, le giornate iniziano e terminano spesso senza essere molto incidenti; anni fa ero convinta che tutto sarebbe rimasto proprio così com’era, ed invece sono cresciuta, ho compiuto scelte importanti e sono stata investita di responsabilità. Ancora oggi faccio un pò fatica ad entrare nell’ottica del cambiamento e del diventare grandi, mi sembra impossibile essere un passo più vicino ai trenta e sette passi più lontana dai venti, non mi piace fare i conti con l’inesorabile trascorrere del tempo perché inevitabilmente porta con sé perdite e addii. Si è certi di avere tutto il tempo di questo mondo da trascorrere con i propri cari, infinite occasioni per trascorrere un pò di tempo insieme o semplicemente chiacchierare e chiedere come stai, ma purtroppo non è così e questo Gene lo sa molto bene.
Gene, dopo una vita intera trascorsa al fianco della sua Maida, si è visto portare via in modo repentino e inaspettato la sua costante, il suo punto di riferimento, ed ora vaga alla deriva cercando di rimettere insieme i pezzetti della propria vita.

 

Ricordava ancora quando quei tempi erano finiti. A un certo punto Dary gli aveva chiesto perché dovessero farsi tutta quella strada fino a White Mountains, quando avrebbero potuto comprare un albero identico dai boy scout, che ne avevano uno spiazzo pieno giusto al di là del fiume. Siccome lei aveva solo nove anni e Gene non aveva capito quanto fosse seria la domanda, le aveva ripetuto quello che spesso dicevano a lui quando era piccolo, ovvero che a volte le cose vanno fatte in un certo modo semplicemente perché è così che sono sempre state fatte. A quelle parole, il faccino di Dary aveva assunto un’espressione sconvolta. Era come se la fiducia che aveva in lui fosse crollata di colpo, e lei lo vedesse per la prima volta non come il proprio padre,ma come un tizio qualunque.

 

Gene e Maida si sono conosciuti all’università, per un periodo sono stati amici ma poi trascorrendo molto tempo insieme è scattato un qualcosa in più che li ha legati poi per la vita, ed ora che Maida è dovuta andare via Gene è si sente perso ed incompleto. Posso solo immaginare il senso di vuoto e solitudine che lascia una perdita così grande, decenni condivisi con una persona che all’improvviso non sarà mai più nella tua vita; la quotidianità che riprende, le sue cose ancora al loro posto immobili e l’assenza. Maida è morta improvvisamente, un attimo prima stava bene e pochi istanti dopo era stesa su un lettino in ambulanza per provare a sopravvivere, Gene non era pronto, nessuno lo era, non c’è stata né una malattia né un percorso in preprazione a quello che sarebbe successo. L’imprevisto è più difficile da accettare ed elaborare, nonostante la vicinanza della figlia Dary e degli amici, Ed e Gayle Donnelly, Gene si sente più solo che mai e infastidito da tutte quelle attenzioni. Dary, con la quale non ha mai avuto un ottimo rapporto, lo vede ormai come un anziano da assistere, si offre di trascorrere con lui un periodo e aiutarlo nelle varie faccende, persino a comprare le nuove medicine prescritte dal dottore. La vita di Gene è piombata nel caos, e come se non bastasse è alla ricerca delle giuste idee per scrivere l’orazione funebre in ricordo della moglie, cosa che non risulta così facile. Gene vaga tra i ricordi del passato e i luoghi che gli ricordano Maida, è sempre più spazientito dal non trovare la giusta soluzione, per cui si reca nella stessa stanza dove decenni prima hanno trascorso la loro Luna di Miele. È molto toccante ed emozionante assistere alla rievocazione dei ricordi del protagonista, nonostante l’incertezza e l’infelicità cerca di rievocare momenti di gioia e positività.

 

Quando arrivò al Sandpiper Inn era già buio, ma voleva comunque vedere l’acqua. Chiazze di luce affondate nella boscaglia illuminavano il pontile di legno. Gene aspettò che i suoi occhi si abituassero all’oscurità. Aveva paura d’inciampare, o addirittura cadere: molte assi non erano più al loro posto, alcune erano finite sott’acqua e altre si erano stortate. Dopo un minuto o due però si rese conto
che i suoi occhi non si sarebbero adattati più di quanto non avessero già fatto. La verità pura e semplice era che al buio ormai non ci vedeva bene.

 

Il clima di insicurezza fa vacillare il protagonista, gettandolo in uno stato confusionale. Gene inizia a mettere in discussione le altre certezze della sua vita, ovvero la figlia Dary e gli amici di una vita, Ed e Gayle. Gene non ha mai capito fino in fondo Dary, la sua personalità forte ed indipendente e il suo stare bene da sola; ed inoltre non riesce proprio ad accettare il fatto che sia arrivato il momento per sua figlia di prendersi cura di lui. Gli stessi amici di una vita  diventano sospetti e a tratti fstidiosi, la loro preoccupazione nei confronti di Gene è sincera ma l’amico è convinto di non aver bisogno di aiuto. Nel rievocare il passato Gene tende a voler distorcere la realtà, si convince dell’esistenza di sotterfugi e segreti tra Maida ed Ed, questioni a lui tenute taciute, momenti intimi (non per forza passionali) a cui lui non ha mai preso parte. In questo clima riuscità il protagonista a trovare un pò di pace e a dire addio alla sua cara Maida?

Katharine Dion detta il tempo narrativo della storia, con il suo stile fluido e ricercato ci avvolge in una storia che, pagina dopo pagina, spinge dolcemente il lettore a riflettere e a soffermarsi sulla bellezza e importanza delle piccole cose. Io, dopo di lei si è rivelata una lettura molto emozionante ed attuale, una piccola chicca da non perdere.

 

 

 

 

 

Desclaimer: si ringrazia l’ufficio stampa di Frassinelli per la copia omaggio

 

May the Force be with you!
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