La linea del sangue di Jesmyn Ward | Recensione di Deborah

 

Immaginava banchi di triglie morire vecchie e grasse,  satolle d’acqua e palude, gonfie fino a scoppiare, finché il fiume che sfociava nella laguna salmastra non le spazzava via con la corrente. Sempre più al largo, e per tutta l’ampiezza della baia, finché le carcasse, ancora sature fino al midollo della memoria racchiusa nel ventre fertile del bayou, si adagiavano sul fondo del Goldo del Messico, a mutarsi nel nero sedimento che ricopre il grembo antico del mare.

 

Editore: NN Editore
Data di uscita:  16 luglio 2020
Pagine: 320
Prezzo: 19.00 €

Joshua e Christophe sono gemelli e vivono a Bois Sauvage, Mississippi, insieme alla dolce Ma-mee, la nonna cieca che si è sempre presa cura di loro. La madre, Cille, si è trasferita ad Atlanta per cercare fortuna, mentre il padre, Sandman, è tossicodipendente e li ha abbandonati da tempo. I gemelli si sono appena diplomati e trascorrono la loro ultima estate di libertà tra tuffi nel fiume, partite di basket e feste con gli amici. Ma devono anche iniziare a cercare un lavoro: saranno loro, adesso, ad aiutare la nonna, diventando gli adulti di casa. Joshua trova un impiego al porto e si innamora di Laila, mentre Christophe non ha fortuna e inizia a spacciare. Le strade dei due fratelli si dividono per la prima volta, e ai loro malumori si aggiungono le incomprensioni con Cille e le tensioni con Sandman, che dopo anni ricompare a casa di Ma-mee.

 

Proseguiamo il nostro viaggio e torniamo per l’ultima volta a Bois Sauvage, la cittadina immaginaria protagonista dell’omonima trilogia firmata da Jesmyn Ward. Il 2020 è un anno insolito, un anno di addii letterari: il mese scorso abbiamo dovuto salutare per sempre Holt di Kent Haruf, adesso invece è il turno di dire addio con La linea del sangue al selvatico bayou.

In realtà spero vivamente che Jesmyn Ward ci regalerà in futuro nuove perle letterarie ambientate in questa cornice aspra e selvaggia.

 

Piombarono giù con un gran tonfo, e un’eruzione d’acqua tiepida gli riempì il naso, un fiotto bruciante. Le bocche si aprirono istintivamente: l’acqua sembrava fango e sapeva di tè amaro. In quell’acqua smossa e torbida al centro del fiume, entrambi cercarono il fondo con i piedi staccandosi l’uno dall’altro per tentare di risalire in superfice. Quando affiorarono, il giorno esplose intorno a loro, luce, suono, colore.

 

Associo la lettura di Jesmyn Ward al caldo torrido, quel caldo umido e soffocante che con il solo stare fermi ti lascia giacere in un bagno di sudore. Qui come in Mississippi l’aria è densa e quasi palpabile, l’afa ingloba tutto l’ambiente circostante tra le sue braccia soffocanti, nonostante la mia enorme avversione per questo clima trovo che sia l’ideale per calarci in modo ancor più immersivo nella lettura de La linea del sangue. Questa atmosfera la ritroviamo nelle dense giornate a Bois Sauvage, il bayou di giorno ingloba tutto con la sua umidità soffocando i suoi abitanti, mentre di notte l’aria riesce ancora a rinfrescarsi donando un leggero senso di sollievo appiccicaticcio. La Ward ci racconta la dura storia di un’altra famiglia complicata, persone che devono sopravvivere lottando contro la povertà, l’emarginazione, il pregiudizio e loro stessi. Si tratta di vite vissute, vite appena iniziate e vite già avviate; abbiamo personaggi imperfetti cosparsi di cicatrici e ferite sanguinanti, individui che agiscono cercando di lenire il dolore compiendo scelte istintive che si rivelano spesso quelle sbagliate. Jesmyn Ward ancora una volta ci immerge in uno spaccato di America che rischia di affogare tra mille problemi e difficoltà, purtroppo la terra delle opportunità è anche questo, forse è soprattutto questo, il volto oscuro lontano dal falso luccichio del sogno americano. Siamo forse portati a guardare oltreoceano con sognante aria di ammirazione, ma l’America è anche violenza, povertà, discriminazione, solitudine e abbandono.

 

 

In questa cornice decadente inquadriamo Joshua e Christophe, due giovani nati e cresciuti nel bayou a Bois Sauvage. La vita è stata da subito molto dura per i due gemelli; la madre, Cille, dopo un pugno di anni dalla loro nascita si è trasferita ad Atlanta in cerca di una nuova vita, le sue visite e telefonate si sono fatte sempre più rare, e una volta sistemata non ha minimamente accennato a voler prendere con sé i suoi figli; il padre, Sandman, è un tossicodipendente che li ha abbandonati da tanto tempo. Joshua e Christophe sono stati cresciuti dalla dolcissima nonna Ma-mee, nonostante mille difficoltà è riuscita a tirare su due bravi ragazzi che ora si prendono cura di lei, aiutandola a convivere con la cecità. I gemelli si sono appena diplomati, è giunto il momento di crescere e occuparsi di Ma-mee, essere finalmente loro a provvedere ai loro bisogni e a quelli della nonna, insieme, lavorando duramente e iniziando a costruire qualcosa di loro. Joshua e Christophe nonostante la pressione di dover trovare un lavoro si godono la calda estate nel bayou, tra nuotate nel fiume fangoso, partite di basket e serate trascorse con gli amici a bere e fumare. I gemelli hanno un rapporto che va oltre la fratellanza di sangue, si completano, ed è come se fossero una persona divisa in due corpi, fanno tutto insieme uniti da un legame viscerale. Questo fino a che la vita li separa bruscamente; Joshua infatti riesce a trovare lavoro al porto, forse a causa della sua stazza più marcata rispetto a quella del fratello o forse non si sa, sta di fatto che Christophe rimane ad arrancare nel fango denso e scuro che lo trascina sempre più giù. Christophe non sopporta l’idea di non lavorare, di essere un peso che grava ancora sulle spalle della cara Ma-mee e del fratello, si sente bloccato, impotente, frustrato, inutile e per questo motivo inizia a spacciare.

 

I figli dei figli potevano camminare sulla spiaggia, attraversare il parco senza che i guardiani li cacciassero gridandogli “sporco negro”. I figli dei figli cominciarono a diplomarsi e trovare lavoro al porto, nei minimarket aperti a tutte le ore, nei ristoranti e lì rimasero. Come colonie di gusci d’ostrica su cui gli operai della contea ammassavano quintali di sabbia per lastricare le strade, la comunità di Bois Sauvage, bianca e nera, si insediarono lì, nell’argilla rosssa, e non se ne andarono più.

 

La rabbia e il rancore provato da Christophe finiscono inevitabilmente per creare una frattura tra i due gemelli, una crepa che si spinge sempre più in profondità lasciando dietro di sé una distesa di solitudine. Christophe invidia la vita di Joshua: il fatto di avere un lavoro onesto, una ragazza da amare e poter provvedere a Ma-mee alla luce del sole, rendendola orgogliosa. L’atmosfera viene appesantita ulteriormente dal ritorno inaspettato di Sandman e da una lunga visita di Cille, durante la quale la donna non dimostra certo di essere una buona madre, infondo come può una buona madre voltare le spalle ai propri figli? La vita sembra aver dato un taglio netto alla smbiosi dei gemelli, anche se i legami di sangue sono vincoli che vanno oltre quasi a ogni cosa, infatti Joshua e Christophe ci dimostreranno la veridicità di questa affermazione.

La linea del sangue è un romanzo meraviglioso, una riflessione su quanto la vita può rivelarsi aspra e tagliente. La voce impetuosa di Jesmyn Ward si esprime in tutta la sua potenza regalandoci un’altra storia di cruda sofferenza fatta di emozioni e sentimenti espressi nel loro stato più puro ed esagerato, perché c’è poco da fare, questa è la vita e questa è Jesmyn Ward, un’autrice straordinaria.

 

 

 

 

Desclaimer: si ringrazia l’ufficio stampa di NN Editore per la copia omaggio

 

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