Let’s talk about: Il caso Lavorini di Sandro Provvisionato (Chiarelettere)

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Di martedì è un caso ad essere il protagonista, ovvero quello del piccolo Ermanno Lavorini, uno dei misteri italiani di Chiarelettere raccontato da Sandro Provvisionato.

Data di uscita: 24 Gennaio

Acquistalo subito: Il caso Lavorini

Editore: Chiarelettere
Collana: Misteri italiani

Prezzo: € 15,00
Pagine: 134

Era il 31 gennaio 1969, cinquant’anni fa. Ermanno Lavorini esce di casa, di lui non si saprà più nulla. Scomparso, a soli dodici anni. La sua storia fa il giro del mondo. Ventisette trasmissioni televisive, trecento passaggi radiofonici, ventidue inviati speciali dei principali quotidiani che accorrono a Viareggio, dove si svolgono i fatti. All’inizio di marzo il corpo di Ermanno è ritrovato privo di vita. Un dramma che sconvolge l’Italia intera, eppure è solo l’inizio di una ricerca della verità che si trasforma in una caccia al mostro violentissima, travolgendo le vite di tanti innocenti imputati per un presunto delitto sessuale che non è mai esistito. Giudici ‘e forze dell’ordine restano per anni in balia di un manipolo di minorenni e non solo, che sciorinano le versioni più assurde, fanno nomi e cognomi che non c’entrano nulla e vengono tirati dentro un tritacarne giudiziario e mediatico senza precedenti. Solo dopo anni, la cornice politica del rapimento inizia a emergere: “Il fatto fu preparato durante le riunioni nella sede del Fronte monarchico. Con i soldi del riscatto si dovevano comperare degli esplosivi che sarebbero poi serviti per compiere una serie di attentati”. È l’anno di piazza Fontana, la fine dell’innocenza. Forse un filo nero attraversa i fatti, un filo nero che in molti hanno preferito non vedere.

In questo martedì è forte il desiderio di andare oltre le apparenze per sbirciare un po’ dietro il velo, conoscere più da vicino uno dei casi entrati nella storia, uno di quelli che si è perso tra le pieghe della storia e che nel 1969 ha incollato l’Italia e tutto il mondo davanti ai televisori e le pagine dei giornali, il caso di Ermanno Lavorini, prima scomparso, poi immaginato vittima di rapimento ed infine trovato morto e sepolto sulla spiaggia di Vecchiano. La sua storia diventa un caso mediatico di tale portata che sono gli stessi media a coinvolgere esperti di rapimenti e in criminologia per cercare di costruire gli avvenimenti precedenti alla sua morte, gonfiando il caso con svariate ipotesi tra cui appunto la fuga, il rapimento, un presunto riscatto e un delitto a sfondo sessuale.

Per ricostruire il caso un giornalista, da sempre un “anarchico” del mondo della stampa, Sandro Provvisionato, percorre una strada diversa, supportato da documenti ufficiali e dalle cronache dei giornali di quegli anni, inoltre ha utilizzato come modello ispiratore un libro scritto nell’ 89 da due giornalisti toscani, Corrado Benzio e Roberto Barnabò, “L’infanzia delle stragi”. In questo suo saggio l’autore ha voluto parlare di un fenomeno nato proprio con il caso Lavorini e che si è diffuso largamente negli anni successivi, ovvero la cosiddetta strategia della tensione, ovvero quella triste pratica che strumentalizza qualsiasi fatto di cronaca per i più disparati fini politici, un mezzo che tutt’oggi viene utilizzato dalla stampa di parte per enfatizzare il comportamento di questo o quel bersaglio affinché la fazione politica che sostiene ne esca rinvigorita.

Gli anni in cui ha vissuto Ermanno furono quelli del secondo dopoguerra, anni in cui l’Italia si stava risollevando dalle stragi del recente conflitto, i bombardamenti e il regime che l’ha sottomessa per diversi anni, ma allo stesso tempo era l’Italia che stava per affrontare la strage di Piazza Fontana, avvenuta proprio nel dicembre dello stesso anno e che stava per entrare nei fatidici anni di piombo, quelli in cui al posto delle parole si usavano le armi per fare propaganda al proprio partito. 

A Viareggio comincia una caccia alle streghe verso i presunti predatori sessuali della pineta, accusati da M.B., un ragazzo di sedici anni che frequentava il luogo per denaro, secondo cui alcune figure politiche dell’amministrazione socialista della città avrebbero adescato dei ragazzi nella pineta, e uno di questi sarebbe proprio Ermanno. Ma questa era solo una piccola esca del vero omicida (o presunto tale), che essendo lui stesso il colpevole del delitto ha semplicemente cercato di far diventare un suo errore un trampolino di lancio per il suo partito affondando con calunnie ed accuse i suoi oppositori.

La penna di Provvisionato è meticolosa nel cercare il pelo nell’uovo, riportando ogni minimo particolare rinvenuto fra le pieghe dei quotidiani dell’epoca, facendo un ritratto accurato di un caso che ha scosso un intero paese che nonostante le bastonate che aveva appena subito e quelle che stava per ricevere è stato capace di strumentalizzare perfino la morte di un bambino, riducendo tutto ad una misera lotta all’ultimo consenso, all’ultimo voto.

Senza ombra di dubbio questo è un racconto che mostra il volto crudo di un’Italia sull’orlo del baratro, pronta a precipitare e a portare con sè anche quel minimo barlume di onestà ed innocenza che ormai ai giorni nostri non esiste più. In fondo gli anni successivi al rapimento di Ermanno vengono ricordati come i più violenti della storia italiana, erano gli anni in cui si rapiva, si gambizzava e si uccideva semplicemente perchè qualcuno la pensava diversamente e il proprio pensiero doveva prevalere su tutto.

Ad oggi purtroppo il 1969 non è ricordato come l’anno in cui un bambino senza peccati e senza colpe è stato ucciso solo per diventare la prima vittima di un’Italia decadente, viene ricordato più che altro per l’ordigno che un bombarolo ha fatto brillare a piazza Fontana, ma questa è una storia che va raccontata per non commettere ancora gli stessi sbagli del passato, una storia che va tramandata e che per fortuna Sandro Provvisionato è riuscito a regalarci subito prima di esalare l’ultimo respiro, il crudo racconto di una morte dimenticata da tutti.

 

 

 

 

disclaimer: si ringrazia l’ufficio stampa di Chiarelettere per la copia omaggio.

 

 

 

 

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