Paper Corn: Spider-Man. Far From Home di Jon Watts (2019)

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Sono andata a vedere Spider-Man: Far From Home e sto realizzando soltanto ora che la fase tre del MCU è ufficialmente conclusa, ecco perchè dopo la batosta di Endgame ho aspettato a condividere le mie impressione riguardo il nuovo capitolo dell’amichevole Arrampicamuri. Non ce la posso fare, no. Non sono pronta a lasciar andare tutti questi feels intensi, mi occorre un blip potente che possa cancellare il dolore e la sofferenza dal mio corpo, ma poi non sarebbe la stessa cosa, giusto?

Credo di capire Peter Parker e la sua titubanza a “ricominciare”. Affrontare una perdita è difficile, specialmente se si tratta di qualcuno di importante, un mentore e una guida in una strada ricca di insidie, la vita. Ci si sente svuotati e carichi di responsabilità nei confronti di chi resta, pesi che sbilanciano l’equilibrio già di per sè precario di un ragazzo come Peter, che si sente fuori dal suo elemento, con le spalle al muro per essere il membro degli Avengers che Tony voleva, qualcuno di affidabile su cui contare e forse, un giorno, un leader.

È passato troppo tempo dalla tragedia delle gemme dell’infinito, ma quel gesto, lo schiocco, è rimasto come una cicatrice indelebile, che ricorda a chi era rimasto ciò che è accaduto e ciò che è ormai perso per sempre. C’è chi non tornerà più, vittima degli eventi e di un mondo in cui sono necessari dei sacrifici per salvare tutti dalla distruzione. Eppure non faccio a meno di pensare che non è un caso ritrovarmi qui è ora, non dopo aver comprato un deck builder’s toolkit di Magic e ritrovare sul grande schermo gli elementali, non gli stessi delle carte, ma ugualmente devastanti da rendere questo secondo capitolo di Spider-Man intrigante ed avvincente.

Semplice coincidenza oppure l’universo cerca di dirmi qualcosa? Sicuramente che il sequel supera di gran lunga il capitolo precedente, Homecoming. Infatti, questo viaggio on the road dagli effetti speciali incredibili ci porta a scoprire un nuovo personaggio del mondo di Spider-Man, il terrificante Mysterio, amico o nemico spetta a voi scoprirlo, ma di certo una figura da non sottovalutare, pedina essenziale per dare una sfumatura in più al film e trasformarlo anche in un percorso di formazione che Peter vive sulla propria pelle, scalando una montagna sempre più ripida e che lo porta a fare i conti con tutto ciò che si tiene dentro, con tutti i sentimenti che in un periodo come l’adolescenza si intensificano, confondono e portano caos in una vita già difficile.

In sostanza Spider-Man: Far From Home è la storia di un ragazzino dai grandi superpoteri che vorrebbe essere normale, godersi la sua gita di classe lontano da responsabilità e pericoli, come una persona qualunque che viaggia per divertirsi, fare quel passo avanti che tanto lo spaventa e dichiararsi alla persona di cui ha una cotta, e non per sconfiggere a chissà quale entità. Sfortunatamente la sua vacanza si trasforma in un brutto sogno ad occhi aperti, uno di quelli da cui tenta di svegliarsi e che per un momento, quando è più vulnerabile, lo inghiotte, cedendo così all’illusione di essere impotente di fronte ad un nemico sconosciuto, un ragazzino che ha ottenuto poteri troppo grandi che non sa come usarli e li spreca in maniera irresponsabile ma in fondo questa è solo un’illusione.

In realtà la vita di Peter è già stata abbastanza travagliata, ha perso tanto, prima uno zio, poi un amico/padre e infine la fiducia in se stesso, tutte cose che renderebbero chiunque impotente, ma non Spidey, perchè sa che quando si cade bisogna solo rialzarsi e correre più forte di prima. 

Ero già emozionata all’idea di vedere questo film e appena sono entrata in sala ho visto che tutte le mie aspettative sono state ripagate, questo infatti per me è uno dei migliori film su Spider-Man che abbia visto finora, ricco di azione, divertimento e che racconta l’adolescenza da un punto di vista diverso, con gli occhi di chi ha la necessità di crescere fin troppo in fretta per esaudire le aspettative che gli altri hanno su di lui. 

Effetti speciali da urlo, compreso lo stesso Mysterio che è stato reso in maniera davvero spettacolare per quanto sia diverso dalla sua versione originale, ma che a mio parere è diventato forse anche più interessante di quella versione, in fondo Mysterio è un sogno ad occhi aperti, come quando credi di cadere e poi ti svegli nel letto sudato e spaventato in preda alle vertigini, ma non ti sei mai mosso da lì.

Altro punto a suo favore è il collante musicale che lega entrambi i film, i Ramones, che come sempre accompagnano Peter in una nuova avventura, dando la carica o provando, per quanto possibile, ad essere testimoni dell’ascesa di un eroe che ha ancora tanto da imparare e da regalare a chi crede e crederà in lui. Come ho detto questo nuovo Spidey porta con sè una ventata di novità, lo dimostra la sceneggiatura che nonostante quelle piccole imperfezioni è riuscita a rendere questo capitolo indimenticabile e in attesa della fase 4, un buon modo per salutare chi ci ha lasciati nei film precedenti e guardare avanti verso il futuro.

 

 

 

May the Force be with you!
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