#proiettilidicarta: L’inverno dentro di Claudio Benazzoli (Leone Editore)

Instagram: @brivididicarta | @lastambergadinchiostro

Di titoli dall’effetto placebo che riescono, almeno per un momento, ad allontanare il caldo. Oggi parliamo del romanzo di Claudio Benazzoli “L’inverno dentro”, pubblicato da Leone Editore.

Data di uscita: 23 Maggio

Acquistalo subito: L’inverno dentro

Editore: Leone Editore
Collana: Sàtura
Genere:  Mistéria

Prezzo: € 11,90
Pagine: 208

1891, Idro, piccolo comune del bresciano costituito da numerose frazioni abbarbicate sui monti intorno all’omonimo lago. Dino, un arrotino itinerante esperto di esplosivi, salva il piccolo borgo di Lemparato e la casa del maestro Bonometti dalle acque in piena del lago, ma il suo atto eroico non è premiato. Anzi, subisce un attentato che mette a rischio la sua vita. Viene infatti dato fuoco al suo carretto, al cui interno era stata nascosta una rudimentale bomba. Chi è l’autore di questo efferato gesto? E quali motivazioni lo spingono ad attentare alla vita di un forestiero? Tocca al maestro Bonometti smascherare il colpevole e scoprire la verità. E lo farà grazie all’aiuto di Giovanni, detto il Ciucia, e di Monda, un’anziana levatrice, ma anche un po’ strega, che conosce tutti i segreti del paese. Intorno a loro gravita un universo di personaggi misteriosi, ognuno con un segreto da nascondere, protagonisti di una trama che Benazzoli plasma con sapienza e abilità.

Piovono come #proiettilidicarta le mie letture che hanno come protagonista i miei generi preferiti in tutte le loro sfumature, ma chi mi segue su Instagram è già a conoscenza del mio spazio dedicato al brivido, le ossessioni o alle indagini più difficili. Ma non sono qui per promozionare la mia tela bianca, il mio profilo, bensì per parlarvi di una lettura che mi ha tenuto compagnia quando le temperature erano ancora accettabili, ovvero “L’inverno dentro” di Claudio Benazzoli, che mette in campo Ezio Bonometti per raccontare una storia di umanità, l’uomo che si scontra con la natura più selvaggia e, a volte, ne viene sopraffatto. 

Non sarebbe un proiettile di carta però se non ci fosse il risvolto della medaglia, il lato oscuro dell’essere umano che emerge e tenta di distruggere con le sue stesse mani qualcosa di buono, indirizzando la sua rabbia e il suo odio verso qualcuno, spingendosi oltre al limite tra ciò che è giusto e sbagliato, spingendo così che legge a riflettere, a cercare tra le righe un piccolo indizio che possa ricomporre il puzzle e svelare l’identità di una figura che da dietro l’ombra fa esplodere un carretto mettendo a rischio la vita di un arrotino di paese e del suo salvatore. 

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Qui per la prima volta ho incontrato il maestro Bonometti, a Idro, nel 1891. Poco a poco ho cominciato ad assimilare il significato del titolo, restando “prigioniera” della cupola sotto la quale si trova Lemprato (Brescia), cittadina che sta cercando di sopravvivere alla catastrofe imminente, l’innalzamento del livello del lago che potrebbe distruggere ogni cosa. Diventa quasi familiare la vita di paese con tutti i suoi pro e contro, che vede protagonisti gli abitanti di Lemprato, tra superstizioni, dicerie e lavori di distruzione del ponte. La vita di paese è il filo conduttore del romanzo, porta a scoprire luci ed ombre dei personaggi che vi gravitano attorno, avvicinando la lente così tanto da scorgere anche le crepe, quelle che si celano agli occhi di tutti.

Benazzoli senza ombra di dubbio sa scrivere, è riuscito a caratterizzare nel dettaglio i suoi personaggi, animando la stessa ambientazione che non è statica, tenendomi con gli occhi sempre incollati alle pagine. È magnetico, suggestivo nell’evocare immagini e sensazioni. Il mistero è un’aggiunta, una piccola prelibatezza che porta soltanto a godersi la già squisita pietanza, che non viene ingurgitata in un solo boccone, ma lentamente, sentendo ogni singolo sapore e godendosi ogni singola sfumatura.

Lo sapete, adoro i romanzi che non corrono e si soffermano sui particolari. Questo è uno di quelli, dove non è fondamentale solo risolvere un mistero ma entrare nella logica dei personaggi, scoprirli, assaporare le loro gioie e dolori, conoscere fino in fondo ogni particolarità che li rende unici.

Non è un romanzo perfetto, ma in fondo quale lo è? Anche con le sue piccole imperfezioni “L’inverno dentro” si distingue, raccontando da un altro punto di vista un po’ di umanità, osservata dallo sguardo di Bonometti, filtro che ci permette di conoscere anche Dino, Fausto, Il Ciucia, Giulia e la stessa Monda, personaggio di un certo fascino, che diverte e allo stesso tempo intriga con i suoi modi di fare un po’ rudi. Lemprato non è mai stata così affascinante, anche con chi vive con l’inverno dentro, una stagione che si insinua nelle ossa e non vuole tramontare, affonda le sue radici e non c’è primavera o estate che possa in quale modo sciogliere tutto quel ghiaccio.

«Il cuore di quell’individuo deve essere freddo come l’inverno che si porta dentro.»

 

 

 

 

 

disclaimer: si ringrazia l’ufficio stampa di Leone Editore per la copia omaggio.

 

 

 

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