Tropico di Gallina di Mattina Nocchi | Recensione di Deborah

 

L’anno in cui tornò l’Unione Sovietica nessuno avvertì gli abitanti di Gallina. Fu come una nevicata fuori stagione, quando si sono già cambiate le sementi nei campi e le camicie nell’armadio e i bambini aspettano di sporcarsi le dita col primo cono gelato. Nessuno era pronto alla notizia, anche perché in quel preciso pomeriggio di maggio l’evento in corso era un altro: la finale del torneo di briscola e tressette XII Memorial Don Bosco, che si teneva nella piazza principale, di fronte al cartello giallo che indicava il passaggio del 43esimo parallelo dell’emisfero boreale proprio lì, nel centro esatto del paese.

 

Tropico di Gallina di Mattia Nocchi

Editore: ExCogita
Data di uscita: 9 maggio 2019
Pagine: 168
Prezzo: 16.00 €

I paesini di campagna sono come le famiglie felici: si assomigliano tutti. Gallina non fa eccezione. Le persone si muovono lente nelle settimane sempre uguali, un’umanità raccontata con note di sarcasmo ma anche di quieto e desolato lirismo; i vecchi ingannano il tempo tra una briscola e una bestemmia, i ragazzi sognano di scappare dalla monotonia. Fino a quando un giorno, per le strade che si srotolano tra le biancane, ritorna l’Armata Rossa: nessuno se lo aspetta, eppure qualcuno non ha mai smesso di crederci. A tratti amaro, a tratti ironico, l’autore dà vita a una commedia degli equivoci il cui unico punto fermo è un cartello giallo ben piantato nel cuore del paese, a indicare il passaggio del 43esimo parallelo dell’emisfero boreale.

 

Le giornate si susseguono rapide, dense e cariche di calura, proprio come l’afa di un maggio particolarmente caldo che avvolge la piccola frazione di Gallina. Tropico di Gallina è una commedia ironica scritta da Mattia Nocchi, un romanzo che riflette tutti i tipici paesini di campagna, luoghi affascinanti che sembrano essere rimasti ancorati ad altri tempi. Siete pronti per fare un salto nella splendida Val D’Orcia?

 

 Ancora la mosca nera sopra la testa dei due finalisti, ancora la tensione che stringeva il fiato e seccava la gola. I bambini coi pantaloni corti, tenuti in prima fila dai babbi, indicavano con il dito puntato Orlando e lo chiamavano di già il Morto. Perché come sarebbe andata a finire, ormai, l’avevano capito tutti, persino don Michele che se ne stava con le braccia aperte nel tentativo di tenere a bada la folla, temendo un finale infelice per il suo torneo.

 

Tropico di Gallina è una commedia ironica e molto divertente; attraverso i suoi personaggi, Mattia Nocchi, ci mostra un mondo che galleggia in una densa immobilità, come se Gallina appartenesse ad una propria dimensione temporale ancorata alle tradizioni del passato, tramandate dai racconti narrati dalle roche voci degli anziani. Lo stile di scrittura di Mattia Nocchi è molto diretto ed incisivo, caratterizzato da frasi brevi costellate da una piacevolissima ironia che dipinge con colori vivaci le atmosfere agresti del romanzo. Durante la lettura ho notato una bellissima armonia tra le parole, emerge moltissimo la cura dell’autore verso i termini da utilizzare, con un’occhio attento al passato e alla tradizione. Il romanzo è ricco di personaggi molto particolari, caratterizzati da tantissime sfumature che li rendono meravigliosamente imperfetti e reali; non mi sorprenderei di incontrare per strada una delle persone di carta e inchiostro conosciute durante questa lettura. Saremo presto immersi nelle storie personali degli abitanti di Gallina, tra vecchi seduti al bar che tra un calicino e una bestemmia giocano a briscola per ingannare il tempo; giovani che sognano di scappare all’estero per coronare i loro sogni; uomini dediti al proprio lavoro ereditato da generazioni a cui non possono scappare; donne che si limitano a vivere la propria vita interpretandola come un ruolo; fra emarginazione e paura riservata a chi risulta fuori dagli schemi l’Armata Rossa farà la sua ricomparsa in pompa magna tra le piccole strade del paese.

 

«In tutta sincerità, devo confessarle che sono nato in una famiglia profondamente anticomunista» disse Stalin senza spostare lo sguardo da un orizzonte di nuvole rapide, che come tanti ragni di cotone penzolavano sopra le colline della Val d’Orcia. «L’unica rivoluzione alla quale mio padre era interessato era l’andamento dei mercati azionari; l’unico credo ammesso in famiglia il soddisfacimento degli obiettivi aziendali.»

 

Nessuno avvertì gli abitanti di Gallina dell’improvviso ritorno  dell’Armata Rossa; tutti gli abitanti erano occupati ad assistere alla finale di briscola e tressette di un torneo locale, i finalisti erano due uomini le cui famiglie erano in guerra da diverse generazioni, la vittoria per i due era una questione vitale. La manifestazione era ospitata nella piazza principale di Gallina, proprio dove era installato il cartello che segnala il passaggio del 43° parallelo dell’emisfero boreale, linea immaginaria che ispira il nome del bar dove gli uomini sono soliti riunirsi. Tra i due giocatori, Nilo e Orlando, era quest’ultimo ad essere in apparente difficoltà, ormai il tempo stringeva e la vittoria pareva sempre più lontana fino a che l’uomo non fu colto da un malore e cadde morto stecchito sul tavolo da gioco, proprio quando la sorte aveva deciso di riservargli la vittoria in modo inaspettato. Il trambusto causato dal passaggio di una delegazione della Russia comunista sconvolse e incuriosì le persone, sicuramente il più scioccato fu Walterino, il Picchio, il cosidetto “matto” di paese e fervente socialista, inforcò il suo scooter e partì all’inseguimento dei suoi idoli politici. Nel frattempo fu organizzato il funerale di Orlando a cui partecipò tutta Gallina, le donne del paese in nero versavano lacrime e intonavano preghiere mentre una di loro, Anna, e suo figlio, non si presentarono alla cerimonia; fatto davvero inaccettabile per la comunità ma comprensibile perché Anna era una “Strega”.

 

Anna se ne stava sempre da sola, e in paese veniva chiamata la Strega. Una volta dal fornaio le era scappato detto che le capitava di sentire le voci dei morti da una vecchia radio in salotto. Da quel giorno le erano passati alla larga anche i piccioni. Prima avevano iniziato a riderle dietro, come si fa con i matti, poi a corrugare la fronte, col dubbio che “non si sa mai, io non ci credo, per carità, ma insomma guardatela lì, sempre sola, con due gatti e poi quello sguardo che ti entra fin dentro le ossa.”

 

Anna è sicuramente il mio personaggio preferito, mi è piaciuto tantissimo l’idea dell’autore di renderla diversa e metterla in contatto con i racconti dei morti attraverso una vecchia radio, un’idea vintage e un pò romantica che ho apprezzato tantissimo. Anna è una donna ancora giovane e desiderabile, abita in una casa isolata vicino al cimitero, è madre di un ragazzo di diciassette anni, avuto non si sa bene con chi quando lei era ancora una ragazzina. Anna, già non vista di buon occhio per via della gravidanza a sorpresa, viene soprannominata da tutto il paese “Strega” perché sente le voci dei morti provenire da una vecchia radio; i morti di Gallina la intrattengono con vecchi e storie e segreti che si sono portati gelosamente nella tomba. Anna rappresenta il diverso, il personaggio strano e fuori dagli schemi che viene immancabilmente emarginato dai pregiudizi e dalle malelingue della gente di paese. Proseguendo con la storia entreremo nel dettaglio nella vita della donna, scopriremo i retroscena sul mistero della paternità di Marino e conosceremo alcuni altarini degli abitanti di Gallina. Il figlio di Anna, Marino, lavora come meccanico e sogna di trasferirsi a Londra per indraprendere la carriera di rock star, è intenzionato a recidere al più presto il soffocante cordone ombelicale che lo ancora a Gallina. Il ragazzo e i suoi amici hanno fondato una band, los Giacobinos, con la quale sognano di raggiungere le luci della ribalta, purtroppo non hanno il giusto talento musicale per sfondare nonostante le assidue prove.

 

Lo schiaffo si consumò all’ingresso del mercato, lontano dai comizi e dai capannelli degli uomini coi volantini elettorali in mano, di fronte al banco della frutta di un tale Sergio di Acquapendente, che quel giorno aveva già finito gli asparagi e le melanzane anticipine, saporite ma un po’ troppo piccole, considerata la stagione.

 

L’invasione di Gallina dell’Armata Rossa si rivela essere una troup cinematografica che ha scelto proprio quei territori per girare un film, ma questo gli ignari abitanti non lo sapranno molto presto, rimane in sospeso un’aria di aspettativa e curiosità che sconvolge la tranquilla routine.
Le elezioni per il nuovo sindaco di Gallina sono alle porte, il candidato considerato favorito (l’avversario è passato a miglior vita) si prefigge già come vincitore, in ogni occasione possibile si prodiga in sorrisi e strette di mano, saranno sufficienti ad assicurargli la vittoria e a sconfiggere il fantasma dell’avversario? Nel frattempo alcuni giovani di Gallina si impegneranno per mettere in atto un fallimentare piano criminale, per ottenere in stile Robin Hood i fondi necessari ad assicurarsi un futuro.

 

Tropico di Gallina è una commedia ironica e divertente con un gusto agreste di casa. Mattia Nocchi ci racconta una coloratissima vicenda radicata nella tradizioni del nostro paese, uno scorcio tra le bellissime campagne della Val D’Orcia che rappresentano un pò tutti i piccoli paesini disseminati nel verde. Il romanzo si è rivelato un’ottima lettura!

 

 

 

 

 

Desclaimer: si ringrazia l’autore, Mattia Nocchi, per la copia omaggio

 

 

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