X-Force – Deadpool 2 di David Leitch

Instagram: @brivididicarta | @stambergadinchiostro

Si torna a parlare di film con il tanto atteso sequel di Deadpool, personaggio sopra le righe di cui ho già avuto modo di parlarvi l’altra volta. Finalmente lunedì sono riuscita a vederlo e devo ammetterlo, le mie aspettative non sono state affatto deluse.

Uno dei motivi per cui Wade Wilson alias Deadpool ha cominciato a piacermi è perché, a differenza degli altri supereroi marveliani, è un personaggio cosciente di far parte di un fumetto e di ciò che accade nel mondo reale. Proprio così, Deadpool infatti non è un film per tutta la famiglia, il linguaggio volgare e alcune scene crude e violente del primo capitolo ce ne avevano dato la dimostrazione eppure sono rimasta basita nel vedere così tanti bambini in sala per vedere il sequel.

Certo, magari è dovuto all’ignoranza dei genitori che hanno erroneamente inquadrato Deadpool come uno dei tanti supereroi Marvel mentre invece è un’idiota nullafacente che non riesce a morire, combina soltanto guai e cerca in tutti i modi di infastidire chiunque gli capiti a tiro. Certo c’è da dire che il personaggio non ha peli sulla lingua quando si tratta di rispondere per le rime, ma è anche uno dal grilletto facile, infatti nessuno si sognerebbe mai di mettergli i bastoni fra le ruote. Ma ha anche dei pregi. Ci penso un momento e ve li dico. Meglio lasciar stare, va.

Avevo lasciato Deadpool tra le macerie di una vecchia nave petroliera in uno sfascio per barche in disuso, aveva da poco sconfitto Ajax, il simpaticissimo sgrassatore inglese e il cancro e sembrava aver trovato la felicità con la sua donna, ma dura poco.

Già dalle prime scene del secondo film è intuibile la piega che prenderà la vita di Wade. Ha perso la persona più importante della sua vita e questo, per la prima volta, lo spinge a perdere il controllo e cercare nella morte la sola e unica soluzione ai suoi problemi nella speranza di alleviare le sue sofferenze.

Se c’è una cosa che però Wade riesce a fare bene è finire nei guai o meglio, crearli, non c’è da stupirsi se durante una missione con gli unici X-Men messi a disposizione dalla produzione abbia fatto il solito pasticcio, finendo come sempre a fare tutto con il “massimo sforzo” e questo lo ha portato a finire nella prigione di ghiaccio insieme al ragazzino che ha cercato di aiutare, Russell.

Questo ragazzino si rivela essere la chiave per il futuro, infatti cinquant’anni più tardi Cable, un soldato ultra tecnologico della sua epoca ritrova nel suo salotto i cadaveri carbonizzati della sua famiglia, e da qui parte alla ricerca del giovane Russell per impedire questo omicidio.

Cable si rivela essere un bel personaggio, uno di quei tipi tosti dai saldi principi morali, che una volta subito un lutto è disposto a fare di tutto pur di rimediare alla situazione. Il vero problema per un soldato del genere è avere a che fare con Deadpool, che in questo caso diventa il suo peggiore incubo.

Per contrastare il viaggiatore del tempo Wade mette insieme una squadra o almeno ci prova, ovvero la X-Force, un team composto da pittoreschi mutanti, alieni e Peter, ma ovviamente sprovvista di un elemento fondamentale come il tassista di fiducia che smania dalla voglia di diventare un supereroe.

Questa squadra cerca di realizzare, come direbbe Barney, l’impossimpibile, ovvero tentare di fermare il trasferimento di Russell pur di mandare in fumo il piano di Cable e questo porta al livello successivo, cioè a che tutti i nodi vengano al pettine. La storia si ribalta di colpo, Cable compie una scelta che gli si ritorcerà contro mentre Russell con un nuovo amico si prepara a distruggere l’orfanotrofio nel quale è cresciuto.

Se posso essere onesta questo secondo capitolo mi è sembrato a tratti più soft del primo, ma questo non significa che sia stato meno divertente, anzi su questo non ci sono dubbi: che Deadpool sia depresso o triste, sempre e comunque riesce a strapparlo un sorriso.

I rimandi ad altri lavori dell’universo Marvel e Dc erano pazzeschi, uno più azzeccato dell’altro e su quelli DC non c’è che da concordare, dopotutto hanno fatto tanti fiaschi uno dopo l’altro. Per non parlare del fatto che lo sfondamento della quarta parete è sempre una sorpresa per gli spettatori, soprattutto quando vengono citati gli attori che prendono parte al film in relazione ad altri ruoli, come ad esempio Josh Brolin che qui interpreta Cable mentre Deadpool si rivolge a lui chiamandolo Thanos, come in Infinity War.

Ciò nonostante come sempre anche la colonna sonora ha il suo ruolo da protagonista, infatti sia i titoli di testa che la scelta del dubstep riescono a rendere coinvolgenti anche le scene più stupide.

Deadpool è riuscito a conquistare anche i più scettici, non a caso nel botteghino va ancora forte a meno di un mese dalla sua uscita. Credo che un terzo capitolo sia necessario per seguire le strane e inquietanti avventure di Wade Wilson.

Per farla breve, uno dei motivi per cui vale la pena di vedere Deadpool 2 è per poter vedere ancora una volta cosa si inventa un tipo come lui alle prese con i problemi da X-Men stagista e diciamocelo, anche per risollevare il morale dopo un brutto periodo.

Deadpool è sempre la risposta.

Alzate la cornetta, Wade Wilson vi aspetta.

“Famiglia è sempre stata una parolaccia per me.” – Wade Wilson

May the Force be with you!
Precedente Review Party: La gemella sconosciuta di Jane Robins Successivo Chi cerca trova – Day #42: L'isola del forziere di china