Let’s talk about: Due gocce d’acqua di Nicola Rocca

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Prima di guardare avanti facciamo un salto indietro riprendendo da un thriller psicologico che devo ammettere mi ha sorpresa e oltremodo intrigata. Ora che sono finalmente riuscita a recuperarlo, posso consigliarvelo con tutto cuore. Si tratta di “Due gocce d’acqua” di Nicola Rocca.

Pagine: 386

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Editore: ENNEERRE
Genere: Thriller
Data di uscita: 3 Novembre
Prezzo: € 0,99 | € 14,99

Chantal ha sempre avuto tutto dalla vita. Affetti, amore, serenità e gioia. Poi, nell’ultimo anno, la vita ha smesso di sorriderle, togliendole tutto ciò che prima le aveva donato. Un giorno, però, la fortuna torna a bussare alla sua porta. In chat conosce Alfredo, titolare di un Bed & Breakfast in Toscana. I due chattano per qualche giorno, parlando del più e del meno. Infine, lui le propone un lavoro al B&B. È una grande occasione, ma significherebbe trasferirsi a cinquecento chilometri da casa. Non è una scelta semplice. Chantal mette sul piatto della bilancia i pro e i contro, e accetta la proposta di Alfredo. Due giorni dopo si trova al Bed & Breakfast. L’approccio non è dei migliori: quel posto è lugubre, isolato e sembra dimenticato da Dio. L’intenzione di Chantal sarebbe quella di tornarsene da dove è venuta. Ma una soleggiata giornata di febbraio le fa cambiare idea. E poi c’è lui, Alfredo: una persona a modo, cortese, gentile. E molto, molto carino. Così Chantal decide di restare. Tutto sembra filare liscio, fino a che un giorno non è costretta a recarsi al paese. Lì sente le voci che girano. Quel B&B è maledetto. C’è qualcuno che si aggira lì attorno. Che rapisce, stupra e uccide le ragazze che lavorano al B&B. Chantal si sente mancare. Sarebbe più semplice fare i bagagli e sparire. Ma qualcosa le dice che non potrà farlo, fino a che non avrà confermato o smentito quelle terribili voci. Due gocce d’acqua è un thriller psicologico, che gioca con la psiche, i sentimenti, le sensazioni e gli stati d’animo dei personaggi. Un groviglio di figure prende parte a questa vicenda e sarà impossibile distinguere i buoni dai cattivi fino all’ultima pagina. Dov’è il bene? Dov’è il male? Impossibile dirlo, visto che molte volte i due sono talmente vicini che tra di loro si interpone solamente una linea sottile. Impercettibile. Spesso il male è dentro di noi. Altre volte, invece, è nella persona che ci sta accanto.

Ci sono cose che, per il bene di tutti, è meglio non escano allo scoperto.

Che il thriller sia uno dei miei generi preferiti ormai è palese, ciò nonostante non sempre riesco a trovare ciò che cerco, una lettura che si spinga oltre l’involucro superficiale di un genere divenuto fin troppo commerciale e che regali più di un semplice intrattenimento.

Source: Pinterest

Non ho dovuto affacciarmi all’estero per trovarlo, infatti, il protagonista di oggi è un romanzo made in Italy, l’ennesima dimostrazione che quando si tratta di thriller gli autori italiani riescono ad uscirne a testa alta.

Nicola Rocca con disinibizione descrive i deliri di una mente deviata, la sua ricerca costante di eccitazione nel terrore delle sue vittime, mostrando tutti i lati oscuri e agghiaccianti di questo individuo psicologicamente disturbato.

Una persona come lui sembra trarre piacere dallo sconvolgimento della mente degli altri, dal vedere qualcuno spezzarsi sotto i colpi della sua violenza, fino al punto in cui le sue vittime sprofondano nel più oscuro terrore e quando raggiunge il suo scopo consuma le sue prede, ne vuole altre che riescano a soddisfare la sua sete malsana di dominio sugli altri.

Lo stile dell’autore si presta bene a questo tipo di genere, la sua penna tagliente e affilata riesce a raccontare l’orrore che si cela dietro un luogo infestato da leggende popolari e lo trasforma in qualcosa di concreto, spingendo chi legge a restare rapito dalla sua prosa semplice ma efficace. Il romanzo infatti scorre liscio come l’olio, permettendo di assimilare lo sviluppo della storia senza mai stancarsi, anzi, pagina dopo pagina si diventa ingordi, desiderosi di saperne di più.

Il narratore di questa storia è onnisciente, penetra fino in fondo nei pensieri dei personaggi e ci mostra a 360 gradi le loro imperfezioni, paure e perdite.

“Due gocce d’acqua. Come si fa a distinguerle? La risposta rimase chiusa in chissà quale anfratto della sua mente.”

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A calcare le scene c’è Chantal, una donna ridotta in mille pezzi dai suoi innumerevoli fallimenti. Non è riuscita a tenersi stretta un lavoro perché è una che non china mai la testa, il suo temperamento audace è la ragione per cui è ancora in vita, la stessa ragione per cui è riuscita a fare luce su uno dei più grandi misteri del luogo dove lavora. Ciò nonostante, dietro la corazza da guerriera, si nasconde una donna spezzata, privata della possibilità di avere figli, condizione che ha spazzato via tutto ciò che aveva costruito insieme all’uomo che amava.

Una proposta di lavoro arrivata per caso la spinge a lasciarsi tutto alle spalle e di rimettersi in carreggiata, pronta ad affrontare di nuovo la vita, anche se significa dover lasciare la sua terra.

Alfredo, il proprietario del B&B degli “Ulivi Gemelli” è un uomo pragmatico, dietro il suo essere disponibile si nasconde molto di più di quel che si vede, c’è qualcosa di oscuro che trapela dalle crepe della sua maschera, un piccolo dettaglio che accende in Chantal la scintilla del dubbio.

Il Bed and Breakfast si trova in un luogo sperduto, dipinto dagli abitanti del luogo come la fonte di ogni male e sono queste voci, i pettegolezzi sul proprietario e luogo, a rendere Chantal inquieta. Per la prima volta si rende conto che forse la sua è stata una scelta avventata, dettata dal fatto di voler fuggire dal suo passato. Basta questo per farle capire quanto in realtà abbia voglia di vivere, chiunque abbia rapito le ragazze che prima occupavano il suo posto non è mai stato preso e questo significa che è in pericolo.

Come se non bastasse dietro gli alberi si muove una figura nascosta nell’ombra con l’occhio sempre puntato sull’attività di Alfredo, ed è questa presenza oscura che alimenta il seme del dubbio di Chantal, lo stesso che era riuscito a placcarsi per un momento e che non appena irrompe nella sua vita la riporta alla realtà. Ci sono moltissime domande che non hanno mai trovato risposta perché sono state soffocate dalla gentilezza di Alfredo, ma quando i nodi vengono al pettine è grazie al dubbio di una giovane donna che le dicerie trovano un fondo di verità.

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Dicono che la verità faccia male ed è per questo che si tende a mentire, anche in questo caso non è da meno. All’inizio potrebbe sembrare che una menzogna possa proteggere una persona, ma a lungo andare quell’intenzione così nobile si trasforma in una lama affilata, sempre in agguato, e pronta a colpire chi si pensava di proteggere.

Nicola Rocca mostra il vero volto del male in una forma cruda, nuda e ingorda, avvolta dalle tenebre che ne accentuano il suo orrore.

Non è una storia per i deboli di stomaco ma questo non significa che non possa essere apprezzata, al di là del realismo con il quale l’autore descrive cosa accade nella camera della morte, non si può non restare colpiti da tutto il resto, il modo in cui si intreccia ogni parte nel suo insieme fino ad arrivare a qualcosa che, come accade sempre in questi casi, mi lascia stupita, facendomi sentire veramente stupida.

Fino alla fine infatti mi sono lasciata ingannare da una figura soltanto per il suo modo di comportarsi, un atteggiamento che urlava con chiarezza “sono colpevole”, ma che a conti fatti si è rivelato essere un vicolo cieco, questo perché il male ha radici profonde e spesso ci lasciamo ingannare da ciò che c’è in superficie.

 

 

 

May the Force be with you!
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