Release Day: Foschia di Anna Luisa Pignatelli (Fazi Editore)

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Si scaglia con la forza di una meteora il nuovo romanzo di Anna Luisa Pignatelli, Foschia, pubblicato da Fazi Editore, nella collana Le strade, e in uscita proprio oggi.

Pagine: 208

Acquistalo subito: Foschia

Editore: Fazi Editore
Collana: Le strade

Data di uscita: 24 Gennaio
Prezzo: € 16,00

Ambientato in una Toscana appartata e solitaria, tra boschi incontaminati e vigneti, Foschia è il racconto di una storia familiare dai contorni decisi, intenso e conturbante.
Adulta e già malata, Marta decide di ripercorrere con la memoria il rapporto teso e tormentato vissuto con il padre Lapo, un affermato critico d’arte, uomo carismatico di grande fascino e talento. Nel ricordo, l’ammirazione da parte di lei bambina si trasforma dapprima in infatuazione e poi, via via, in una forma di attrazione più subdola e pericolosa. Dopo l’infanzia passata a Lupaia, luogo affascinante e misterioso, Marta si trasferisce con il padre e il fratello nella più austera Torre al Salto, dove, preda di pulsioni che coincidono con un naturale risveglio dei sensi e delle inevitabili trasformazioni dovute all’adolescenza, vive un momento delicato all’interno di una famiglia che non sente più come sua. Sono lontani i giorni in cui Marta cresceva accanto alla madre, donna anticonformista e inquieta, dal carattere quasi selvaggio ma profondamente legato alla natura, e lontano è il ricordo delle gite fatte insieme a Lapo nei dintorni di Lupaia per vedere le opere di Piero della Francesca o del Pontormo. Avvolti da una densa foschia sono anche gli anni in cui Marta aveva esaltato la figura del padre, legandola a ideali di purezza e bellezza, che lo scontro con la realtà porterà irrimediabilmente a rinnegare, non senza uno strascico di dolorose conseguenze.

Non sbagliavo quando dicevo che Anna Luisa Pignatelli si è scagliata su di noi con la forza di una meteora, “Foschia” ne è la prova evidente, ciò che resta una volta finito è un enorme vuoto che risulta difficile riempire, ma la potenza con la quale si è abbattuta è innegabile, così come lo è anche il magnetismo con il quale attira il lettore verso le pagine.

Questa è la prima volta che leggo qualcosa dell’autrice e posso dirlo, poco a poco mi ha logorata. Il suo stile è così suggestivo da riuscire ad evocare in maniera nitida ogni singolo aspetto della storia, a partire dalla narratrice, un’attrice di teatro che ha deciso di usare il poco tempo che le resta a disposizione per raccontarsi, Anna Luisa Pignatelli riesce a dare spessore alla sua voce, rendendo questo romanzo una ferita che rifiuta di rimarginarsi.

La foschia, un leggero addensamento di acqua nell’aria, impedisce di mettere a fuoco i dettagli. È un’immagine suggestiva e allo stesso tempo una metafora perfetta per descrivere Marta. Per tutta la vita è come se quelle goccioline le avessero appannato la vista, rendendole difficile riuscire a scorgere oltre l’immagine di suo padre, Lapo.

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Idolatrato dagli occhi di un’illusa, Lapo diviene un eroe, un amico, l’uomo perfetto del quale invaghirsi. È sbagliato, lo so, infatuarsi del proprio padre, ma per Marta avviene in maniera spontanea, trasformandosi in qualcosa di velenoso, che poco a poco infetta la sua mente e che allo stesso tempo la rende sempre più vulnerabile verso il mondo. Le attenzioni di suo padre riempiono l’assenza della madre, Teresa, che poco a poco è andata spegnendosi, mentre il mondo continua a girare e il suo ruota attorno a suo padre.

In una Toscana che sembra essere sospesa nel tempo, dove odori e sapori si mescolano inebriando i sensi, Marta ripercorre a ritroso quei passi difficili che l’hanno portata a diventare la donna che è oggi. Il dipinto che viene fuori è quello di una famiglia caduta a pezzi e di una donna senza volto, privata della sua stessa esistenza. Lapo, critico d’arte, istruisce sua figlia affinché diventi come lui, appassionata degli autori del passato, colta abbastanza da tenergli il passo, allontanandola allo stesso tempo da ciò che succede in casa, quando suo padre si sfila la maschera e riversa la sua ira su sua madre.

La foschia quindi diventa un simbionte che si attacca al suo ospite e lo priva di qualsiasi cosa, insinuandosi in ogni fase della sua esistenza fino a prendersi tutto e lasciare soltanto una carcassa. Marta quindi non è altro che un involucro vuoto senza uno scopo, che vive perchè sa che bisogna farlo e non perchè è padrona del suo destino. Alla morte di sua madre, i riflettori del padre si spengono, rivolgendo le sue attenzioni ad un’altra donna e lasciando da parte il passato, senza curarsi di ciò che sua figlia prova o di essere una guida, ma preoccupandosi soltanto dei suoi interessi.

La Marta di un tempo si scontra con quella che è oggi in un viaggio tormentato, ma necessario, un esempio che possa servire per evitare a sua figlia di commettere i suoi stessi errori e di cadere vittima della foschia. È come se alla fine del percorso avesse voluto liberarsi di tutto ciò che la opprimeva, strapparsi i resti del simbionte e far sì che ogni traccia svanisca attraverso le parole, ma allo stesso tempo cerca redenzione, un perdono verso la figura materna.

Foschia è quindi un viaggio crudo e doloroso alla riscoperta di una donna che ripercorrendo i suoi stessi passi si emancipa, mette a fuoco se stessa, gocciolina dopo gocciolina.

“Volevo essere libera e al contempo avevo la sensazione angosciosa di brancolare in una densa foschia, senza una visione concreta della vita, incapace di riconoscere la mia strada.
Una foschia che era soprattutto in me, che ottenebrava la mia giovinezza, in cerca di ideali e di verità, e ne vanificava l’audacia”.

 

 

 

disclaimer: si ringrazia l’ufficio stampa di Fazi Editore per la copia omaggio.

 

May the Force be with you!
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