Review Party: L’assassino del lago di Pietro Garanzini

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Cominciamo la settimana con un review party dedicato al romanzo di Pietro Garanzini, “L’assassino del lago“, pubblicato da Newton Compton Editori nella collana Nuova Narrativa Newton.

Pagine: 352

Acquistalo subito: L’assassino del lago

Editore: Newton Compton Editori
Collana: Nuova Narrativa Newton
Genere: Giallo

Data di uscita: 21 Maggio
Prezzo: € 10,00

L’ispettore di polizia Mario Ferrari si trova a indagare su tre misteriosi omicidi avvenuti in rapida successione. Apparentemente, le tre vittime hanno poco in comune a parte l’età: una aveva 29 anni e gli altri due 28. Eppure, tutti e tre i ragazzi sono stati prima storditi e poi uccisi con una pistola d’epoca, una rarissima Luger. Aiutato dal vice ispettore Matheoud e dalle preziose ricerche dell’agente Nanetti, Ferrari scaverà nel passato delle vittime per risolvere un caso capace di mettere a dura prova il suo fiuto raffinato, costringendolo a tornare più volte sui suoi passi. E la chiave di tutto potrebbe essere nascosta proprio nel luogo in cui, molto tempo prima, è iniziata la spirale di morte: uno specchio d’acqua dalla superficie cristallina, che nasconde terribili segreti.
 

“Matheoud osservò il lago Maggiore, il cimitero quadrato a bordo strada, il capo da golf di Verbania, senza sapere bene cosa pensare di tutta questa storia. Erano impantanati, con l’acqua del lago fino alle ginocchia, metaforicamente parlando.”

Source: Pinterest

Era da un po’ che non mi capitava di leggere un vero e proprio giallo, un libro dinamico, incorniciato in un paesaggio di montagna, adagiato sulle rive di un lago le cui sponde celano un mistero.

Quando ho letto la trama di questo romanzo ero incuriosita dal suo protagonista, l’ispettore di polizia Mario Ferrari, alle prese con una serie di inspiegabili omicidi. L’unico collegamento apparente fra un caso e l’altro sembra essere l’arma del delitto, una Luger P8 caricata con proiettili 9×19 Parabellum, la stessa utilizzata durante la seconda guerra mondiale dagli ufficiali dell’esercito tedesco.

È proprio questo particolare che spicca fra gli altri e rende il caso intrigante, una vecchia pistola difficile da rintracciare e che allo stesso tempo suggerisce che ciò che sta accadendo non è una semplice sequenza di omicidi, bensì una vera e propria esecuzione programmata.
Le vittime sono ragazzi, apparentemente non collegati fra loro se non attraverso il foro sulla loro nuca, una firma facile da interpretare ma difficile da seguire.

L’autore con uno stile semplice ma efficace ci catapulta nel territorio piemontese con una storia coinvolgente ed intricata che si snoda poco a poco, come una piccola perdita d’olio nel serbatoio di una Volkswagen, che lascia una piccola scia goccia dopo goccia.
Devo ammettere che arrivando di fronte al colpevole sono rimasta stupita nello scoprire la sua identità perchè fin dal principio avevo un mio sospettato che faceva tornare tutti i conti, ma ahimè non era il nostro uomo.
Il fatto che gli omicidi si svolgano sullo sfondo di una lite fra un pastore ed un trafficante è riuscito a depistarmi, permettendomi di concentrarmi su un aspetto invece che su di un altro, rendendo davvero piacevole il momento in cui ho affondato i denti sul vero colpevole, un vero colpo di scena che mi capita di gustare di rado.

“Rimase così, a fissare il lago, con la mente svuotata da ogni pensiero. Attese che il freddo colpisse ogni centimetro del suo corpo, che lo facesse tremare, prima di alzarsi.”

Source: Pinterest

L’ispettore Mario Ferrari è un tipo un po’ vecchio stile, uno di quelli che parla come mangia, un rozzo ispettore di paese che non si fa problemi a dire ciò che pensa, anche quando si trova di fronte al suo capo.

Il fatto che sia un montanaro non vuol dire però che vada preso alla leggera, sa il fatto suo e il suo fiuto fa invidia ad un cane da caccia.

Le indagini si basano sulle fondamenta di un mondo pericoloso, marcio come la droga che spaccia per le strade, e c’è da dire che dove gira la droga non vengono mai a mancare crimini peggiori, come gli stupri, gli abusi e gli omicidi.
È proprio su questo tema che il romanzo poggia i suoi piedi, facendoci vedere l’altro aspetto del traffico di stupefacenti, quello che non ci si aspetta di vedere, perchè coloro che ne sono a capo sono i ragazzi di”famiglie per bene”, quelli che di solito hanno la vita migliore fra tutte, senza mai sentire la mancanza di nulla.

Ma perchè sono questi ragazzi “fortunati” ad intraprendere una strada cos’ pericolosa? Di solito ci si aspetta che a fare lo spacciatore o il trafficante sia sempre l’ultimo della classe, l’extracomunitario o il povero che vengono sempre malvisti da tutti. E invece è proprio chi ha tutto e non ha bisogno di nulla che si getta in queste bravate, forse perchè la loro vita è troppo facile, forse per provare il brivido dell’illegalità o forse perchè i loro genitori non li ascoltano e il loro è un modo come un latro di attirare l’attenzione.
La prima vittima era si un delinquente, ma gli altri no, quando hanno potuto si sono spinti oltre il limite e come Icaro hanno bruciato le loro ali di cera, precipitando le loro vite e quelle degli altri in fondo al lago.

Source: Pinterest

Il nostro serial killer infatti non cerca denaro o droga, vuole solo regolare i conti dimostrando che ogni azione ha una conseguenza e questo significa che il passato torna sempre alla carica, spazzando via tutto ciò che si poteva definire “futuro”.
Alle volte però scontrarsi col passato vuol dire riaprire vecchie ferite come quella nel cuore di Leandro ormai malvisto da tutti per i pettegolezzi che giravano sul suo conto. Per l’ispettore questa è un’indagine difficile, qualcosa che non ha mai affrontato, almeno non così, alle prese con qualcosa di più contorto di ciò che si vede nelle serie tv.

Tutti coloro che commettono sbagli sanno che prima o poi dovranno pagarne le conseguenze, ma in pochi hanno la certezza che queste si tramuteranno in un bersaglio dipinto sulla nuca, una sorta di segnapunti che decreta chi l’ha fatta più grossa e così continuano a sbagliare, cercando di nascondere le loro azioni come la polvere sotto lo zerbino, sperando che nessuno se ne accorga.

Tutto sommato leggere Pietro Garanzini è stato piacevole, infatti il suo romanzo è una di quelle letture da godersi seduti in un pomeriggio al parco o, perchè no, seduti sugli scogli, gustando appieno la leggerezza delle sue parole macchiate di sangue.

“L’assassino del lago” è come pescare le trote con i retini di carta giapponese, uno di quelli con cui si fatica a prendere la propria preda, ma che quando riesce porta una ventata di soddisfazione e appagamento nell’animo.

Davanti a lui lo specchio d’acqua rifletteva i raggi di uno spicchio di luna e sulla sponda opposta si vedevano luci di case e paesi che non aveva mai visitato. C’era un silenzio assoluto, gonfio di tristezza.”

 

 

May the Force be with you!
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