Review Party: L’ho fatto per te di Laurent Scalese

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“Il crimine perfetto esiste. Il criminale perfetto non esiste. L’investigatore non deve quindi concentrare i suoi sforzi sul crimine ma sul criminale.”

Pagine: 336

Acquistalo subito: L’ho fatto per te

Editore: Leone Editore
Collana: Mistéria
Traduzione: A. Schüpbach
Genere: Thriller

Data di uscita: 19 Aprile
Prezzo: € 14,90

Esiste il crimine perfetto? Samuel Moss dice di no, e ha appena finito di spiegarlo ai suoi studenti del corso di Criminologia dell’università di Lazillac, quando viene contattato dalla commissaria di polizia del paese. Jade Grivier, editrice e scrittrice di enorme successo ma vittima di un terribile blocco creativo, si è suicidata nella sua villa. La commissaria però non è convinta si tratti davvero di suicidio, e vuole chiedere proprio a Moss di indagare sul caso. Samuel è un uomo stravagante, dalle molteplici manie ossessive, ma è anche un detective geniale, e si accorge immediatamente che la tesi del suicidio non sta in piedi. Provarlo, però, sembra impossibile: non c’è un movente credibile e tutti gli indiziati hanno un alibi di ferro. È stato commesso davvero il crimine perfetto?

“La felicità era uno stato d’animo. Alcuni vi erano portati altri no.”

Source: Pinterest

Il protagonista del review party è il romanzo di Laurent Scalese, L’ho fatto per te, pubblicato da Leone Editore nella loro collana dedicata ai gialli/noir e thriller, Mistéria.

Immaginate un pacco con dentro il romanzo protagonista di questa iniziativa e una busta bianca destinata alla sottoscritta, contenente alcuni particolari oggetti, come un foglio firmato da Samuel Moss, un biglietto del treno e dentro un sacchettino rosso, una chiave e un pezzo di carta piegato a fisarmonica.

Tre sono le leggi fondamentali da ricordare per avventurarvi in questa lettura: Il crimine perfetto esiste. Il criminale perfetto non esiste. L’investigatore non deve quindi concentrare i suoi sforzi sul crimine ma sul criminale e cosa più importante, non dovete mai dare nulla per scontato. Tenute a mente queste “regole” possiamo procedere.

Samuel Moss è un comandante della polizia criminale di Lazillac, specializzato, per così dire, in crimini “perfetti”, ovvero, delitti che in realtà nascondono imperfezioni che soltanto il suo occhio attento e la sua cura per i dettagli riescono ad individuare. Come se non bastasse questa mente brillante tiene un corso di criminologia molto in voga tra gli studenti universitari. Le sue lezioni sono avvincenti, coinvolgenti, mettono gli studenti davanti al fatto che dietro un crimine perfetto c’è una mente criminale imperfetta, che per quanto si impegni lascerà sempre un indizio alle sue spalle.

A prima vista il comandante appare come una persona arrogante, sempre al di sopra di tutto e tutti, a caccia di casi difficili, per i quali non è sufficiente un’indagine di base per poter trovare una soluzione. Questo lo impara sulla propria pelle la nuova arrivata, Cheyenne Calvera, che affiancata da Moss comincia a capire che dietro l’immagine da perfetto mastino del crimine si nasconde una persona come le altre, con i suoi difetti e le sue debolezze.

“Mettere l’amore su un piedistallo vuol dire condannarsi a soffrire.”

Source: Pinterest

Nel caso del comandante la sua più grande debolezza deriva da una frattura nella sua mente, la scomparsa dei suoi genitori, che lo ha gettato dentro una nevrosi senza fine diagnosticata come ossessione per l’ordine. È come riordinando il caos degli altri riuscisse a trovare anche il suo ordine mentale, facendo spazio a quei pensieri necessari a portare a termine il caso.

Il corpo di Jade Grivier, scrittrice di romance storici ed editrice, viene rinvenuto dalla sua figliastra nel suo studio. Questo per occhi normali sembra un semplice e banale suicidio di qualcuno che ha perso la voglia di vivere perché non riesce più a partorire nuovi racconti per catturare i propri lettori, mentre agli occhi esperti di Samuel Moss, questo appare subito come un sublime tentativo di mettere in scena il crimine perfetto.

Il crimine perfetto, questo mito leggendario, popola la mente di tutti coloro che vedono nelle forze dell’ordine qualcosa da superare, quasi come a voler dimostrare che si è migliori della legge, la stessa a cui tutti devono sottostare, ma non chi riesce a commettere un crimine perfetto.

Sir Arthur Conan Doyle ci insegna che al criminale perfetto corrisponde sempre una controparte investigativa come nel caso di Moriarty e Sherlock Holmes, in Criminal Minds ci viene insegnato che entrando nella mente dell’assassino senza conoscerlo è molto più importante della semplice analisi delle prove e degli indizi. Laurent Scalese, invece, si muove in entrambe le direzioni, ammettendo che il crimine perfetto esiste solo se è perfetta la mente che muove la mano che lo ha commesso. Purtroppo, o per fortuna, una mente perfetta non esiste, Moriarty è un personaggio fittizio, ma non lo sono i criminali che hanno ispirato la penna di tantissimi autori.

Samuel Moss ci mostra che scavando a fondo nella mente del criminale ed entrando nei suoi panni è possibile risolvere anche un caso che all’apparenza sembra un suicidio, il classico omicidio a “porte chiuse”, così come facevano lo stesso Sherlock e Poirot.

“Nessun crimine, per quanto elaborato possa essere, è irrisolvibile. Creda pure alla mia esperienza. […] Basta un granello di sabbia per inceppare la macchina del crimine, basta un elemento fortuito perchè il piano naufraghi.”

Source: Pinterest

L’autore mette in scena questo delitto tramite descrizioni semplici ma ricche di dettagli, a partire dal modello della macchina del comandante, fino alla descrizione della tempesta appena finita. La scena del crimine che descrive l’autore è dettagliata e realistica, sembra quasi di poter vedere nella propria mente il cadavere della scrittrice Jade Grivier nel suo studio mentre il comandante fa il suo sopralluogo.

Dopo questa lettura nella mia mente si è fatta avanti uno spinoso quesito a cui sto cercando di dare risposta incessantemente: il crimine perfetto esiste per davvero?

Tutti noi ricordiamo criminali come Zodiac, di cui sappiamo poco e niente e che non è mai stato catturato, nonostante le sue vittime siano molte e i deboli indizi a suo carico sembravano condurre a una pista sicura. Nel suo caso ogni tentativo d’indagine si è concluso in un vicolo cieco e nessuno sa se ciò sia accaduto per negligenza da parte delle forze dell’ordine o se dietro tutto questo si nasconda la pianificazione meticolosa di una mente eccelsa che nel suo delirio ha concepito qualcosa di orribile per scrivere il suo nome nella storia.

Probabilmente uno come Samuel Moss avrebbe fatto la differenza allora, la sua mente è in grado di cogliere indizi che sfuggono agli occhi di chi guarda ma non osserva.

“L’ho fatto per te” è un thriller che bussa alla nostra mente, implorandoci di aprire quella porta dietro la quale si trova la soluzione del crimine perfetto.

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