Review Party: Sabbie mobili di Malin Persson Giolito

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Salutiamo maggio con l’ultimo romanzo di Malin Persson Giolito,Sabbie mobili“, uscito l’anno scorso in Svezia. A portarlo qui in Italia è Salani Editore con la traduzione di S. K. Milton Knowles. Da questo romanzo è stata tratta una serie tv, “Quicksand”, che vedremo l’anno prossimo su Netflix e della quale, da dipendente di serie quale sono, non vedo l’ora di vedere lo sviluppo.

Data di uscita: 31 Maggio

Acquistalo subito: Sabbie mobili

Editore: Salani Editore
Collana: Romanzo
Traduzione: S. K. Milton Knowles
Genere: Thriller

Pagine: 449
Prezzo: € 16,90

Stoccolma, il quartiere più elegante. Nella classe di un liceo cinque persone sono a terra, colpite da una raffica di proiettili. Accanto a loro, Maja Norberg: diciotto anni appena compiuti, brava studentessa, popolare, ragazza di buona famiglia. Tra le vittime ci sono il suo fidanzato, Sebastian Fagerman, il figlio dell’imprenditore più ricco di Svezia e la sua migliore amica, Amanda.
Nove mesi dopo, il processo sta per cominciare. Maja è accusata della strage e ha trascorso un lungo periodo in custodia cautelare. I giornali non le hanno dato tregua, nessuno crede alla sua innocenza, la ragazza della porta accanto si è trasformata nella teenager più odiata di Svezia.
Peder Sander, l’avvocato difensore, ha il difficile compito di mettere in discussione quello che ormai sembra scontato per tutti, la colpevolezza della ragazza, e di fare emergere la verità di Maja. Che cosa ha fatto? O, forse, è quello che non ha fatto ad averla condotta a questo punto?
Attraverso la voce di Maja, irriverente, dura, unica, ripercorriamo i fatti fino ad arrivare a quel terribile giorno. L’incontro con Sebastian, un amore malato e totalizzante, feste, tradimenti. E, mentre il racconto prosegue, si sgretola la facciata rassicurante di una comunità agiata in cui gli adulti si voltano dall’altra parte per non vedere i loro figli che – tra violenza, tensioni razziali e problemi di droga – affondano sempre di più nelle sabbie mobili.

La cosa più grande è l’amore, dicono. Ma non è vero. Perché la cosa più grande è il terrore, la paura di morire. L’amore non significa niente quando credi di essere sul punto di morire.

Con questo ultimo giorno salutiamo maggio, un mese che definirei bizzarro per il tempo in continuo cambiamento. Immersi fra ondate di caldo soffocante e piogge estive, maggio non ha dato tregua a nessuno, ma questo non ha fermato la miriade di pubblicazioni che hanno visto la luce proprio in questo mese. Una delle ultime è quella che vi presento oggi, un romanzo corposo che ha suscitato la mia curiosità per la storia nonché per la sua ambientazione decisamente insolita: l’aula di un tribunale.

Source: ellιeodonnell13

Si intitola “Sabbie Mobili” e devo ammetterlo, mai titolo fu più azzeccato, infatti il processo a cui viene sottoposta la protagonista sembra quasi inghiottirla inesorabilmente, un po’ come se stesse sprofondando nel terreno senza alcuna possibilità di rimanere in superfice ed è questa caratteristica a rendere il romanzo originale, soprattutto in un momento così delicato e cruciale riguardo al tema degli attentati nelle scuole.

Spesso e volentieri notizie di questo genere catturano immediatamente la nostra attenzione per l’elevato numero di vittime causate dalla follia di pochi secondi, uno squilibrio che si esaurisce quasi sempre con la morte di chi l’ha causato. Gli attentatori sono come dei Berserker, mossi da una rabbia infinita che li acceca totalmente e li rende suscettibili ad ogni sospiro, accentuando in maniera esponenziale la folle violenza che hanno deciso di infliggere su chiunque gli capiti a tiri.

Queste persone si trasformano in veri e propri carri armati, concentrati di violenza pura che non fanno più distinzione fra chi ha cercato di aiutarli e i loro veri bersagli, coloro che li hanno messi alle strette una volta di troppo, ponendoli di fronte alla realtà in cui solo con la violenza si può rispondere alla violenza.

Maria Norberg detta Maja è la principale indiziata della strage avvenuta nella sua classe. Per chiunque appare chiaro che la ragazza abbia deciso di seguire la follia del suo ragazzo, Sebastian, nel commettere questo atto di violenza e se solo il ragazzo fosse sopravvissuto probabilmente avrebbe potuto raccontare una storia diversa da quella che tutti hanno immaginato.

È facile giudicare un sospettato da come lo descrive la stampa, ovvero come un mostro il cui unico intento è stato quello di mettere fine a cinque vite. Una semplice circostanza non può dettare tutte le regole di una situazione rischiosa, non solo per chi ha premuto il grilletto ma anche per chi è stato designato come vittima.

Senza un testimone oculare vero e proprio nessuno può sapere cosa sia successo, ma come sempre difesa e accusa ci giocano sopra, creando scenari fantasiosi che tornano comodi per la loro arringa, così come i giornali ne creano altrettanti per i loro giornali. Non importa se la versione dei fatti sia diversa da ciò che l’accusa sostiene, l’importante è che Maja Norberg appaia a tutto il mondo come il capro espiatorio di quest’indagine, qualcuno su cui puntare il dito, un colpevole sul quale riversare la propria rabbia e lo sgomento.

Source: Pinterest

Spesso la violenza subita dagli attentatori è di tipo fisico ed è naturale che questo tipo di circostanze porti ad azioni vendicative ben precise ma non è solo questo che fa accendere la miccia. A volte anche la violenza psicologica gioca una sua partita. Questo è il caso di Sebastian, figlio di un noto miliardario svedese, che non ha mai ricevuto la giusta attenzione di suo padre, e che allo stesso modo la ricerca disperatamente finendo per compiere gesti eclatanti. Si passa dall’assunzione di droghe alla violenza fisica, dal bullismo all’omicidio.

Tutto questo si intreccia con le vite di altre persone, effetti collaterali indesiderati scaturiti dalle azioni di altre persone che non c’entrano niente, e che alle volte finiscono per sfogare questa rabbia assassina su chi non ha mai fatto nulla.

Il vero peccato di Maja è l’essere sopravvissuta alla strage, l’aver scelto di aggrapparsi a tutti i costi alla vita anziché lasciarsi andare fra le braccia della morte come invece è successo ai suoi compagni. Ed è questo che grava sulle sue spalle, la vera colpa che ogni sguardo furtivo le attribuisce. Nessuno sa come sia realmente andata eppure tutti hanno già la loro opinione ed è nelle tre settimane del processo che ci si rende conto di come sia facile influenzare le persone puntando il dito contro qualcuno senza dargli il beneficio del dubbio.

Maja Norberg non è una santa ma non è neanche un’assassina a sangue freddo, dietro le accuse di omicidio si nasconde una verità che nessuno ha il coraggio di accettare, una possibilità che nessuno vuole prendere in considerazione: quando si è di fronte alla morte chiunque tenta di lottare con tutte le proprie forze perché è nel nostro istinto voler sopravvivere a tutti i costi ed è questo che spaventa, l’idea che un giorno qualcuno di noi possa spingersi oltre il limite pur di salvarsi.

“Tutto ciò che ha un significato è il risultato di una lotteria. Che tu nasca ricco o povero, donna o trans, che tu abbia successo come artista o che tu vinca venticinque milioni di corone al Lotto. Solo un caso. All’improvviso succede. E se è davvero così, se la bontà può raggiungerci solo attraverso misteriose porte di servizio, allora questo deve valere anche per la malvagità.”

Questo è un romanzo che mostra come sia sottile il confine fra ciò che è vero e ciò che invece potrebbe essere, aprendo uno spiraglio abbastanza grande per spingere il lettore a riflettere e prendere in considerazione il fatto che una situazione si possa ribaltare vista da occhi diversi, gli stessi che si sono privati dei pregiudizi e che invece cercano nella verità la sola e unica risposta.

Source: Pinterest

Onestamente si vede che c’è l’esperienza legale dell’autrice dietro la penna e devo dire che assistere al processo così serrato è stato interessato, così come seguire i pensieri della stessa protagonista, che però in alcuni punti si sono dispersi mettendo da parte quel pathos che si era creato sin dall’inizio e che solo verso la fine riemerge quasi a ricordare al lettore che in fin dei conti la persona additata come mostro è in realtà più umana di tutti gli sciacalli presenti in aula.

Le sabbie mobili oltre a inghiottire qualunque cosa capiti a tiro mostrano anche diverse sfaccettature di un essere umano, un animale complesso che non basa la sua esistenza sul puro semplice istinto o sulla sensazione, ma che quando lo fa esplode e ogni sua azione genera un’onda d’urto capace di devastare la vita di tutti coloro che gli sono vicini.

Mi sono chiesta cosa avrei fatto se fossi stata al posto di Maja e devo dire che non è facile rispondere. Non c’è una risposta giusta o una sbagliata, non esiste un giusto insegnamento che ci aiuta a compiere una scelta in situazioni così estreme. È come quando ti chiedono di scegliere fra le due persone a cui tieni di più e ti ritrovi a non sapere cosa fare, e forse l’unica risposta possibile è abbracciare la paura e lasciare che l’istinto prenda il sopravvento.

Sin dall’inizio Maja appare sfiduciata come se sapesse quale sia la sua sorte prima che il verdetto venga emesso, ma è quando il processo giunge alla fine che si rende conto di voler vivere, costruire un futuro e dimostrare che quel giorno ha dovuto semplicemente prendere una decisione, anche se ha significato perdere tutto ciò che aveva, veder morire persone della sua stessa età e rendersi conto che le persone a cui si tiene di più sono sempre quelle che mostrano un altro volto, deludendoti.

Sebastian e Amanda erano due volti conosciuti, due persone sulle quali Maja credeva di poter contare, ma quando il primo ha cominciato a mostrare segni di squilibrio è rimasta soltanto la sua migliore amica, eppure senza rendersi conto anche lei alla fine ha scelto di distaccarsi, e il resto, come si suol dire, è storia.

“Sabbie Mobili” è come la vita che a un certo punto decide di inghiottirti, lasciandoti in bilico fra il mondo reale e quello dei morti, alla disperata ricerca di un appiglio per riemergere.

“L’amore? No, l’amore non mi manca. L’amore non è la cosa più grande, né la più pura, non è mai un miscuglio perfetto, solo un liquido impuro. Si dovrebbe annusare prima di assaggiarlo. E perfino così non è detto che si capisca quant’è velenoso.”

 

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