Review Party: Stirpe di eroi di Massimiliano Colombo (Newton Compton)

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Avviciniamo la lente d’ingrandimento su una novità Newton Compton Editori, il romanzo storico di Massimiliano Colombo, Devotio, o meglio, Stirpe di eroi.

Data di uscita: 13 Settembre

Acquistalo subito: Stirpe di eroi

Editore: Newton Compton Editori
Collana: Nuova Narrativa Newton
Genere: Romanzo Storico

Prezzo: € 12,00
Pagine: 384

Roma, 295 a.C.
Quinto Fabio Massimo Rulliano, dopo aver ricoperto per quattro volte la carica di console, onorando con tenacia gli incarichi assegnatigli dalla Repubblica, è richiamato dal Senato per affrontare una nuova minaccia. Sanniti, Etruschi, Galli Senoni e Umbri hanno stretto un patto di ferro e stanno riunendo uno sterminato esercito per assediare l’Urbe e cancellarla per sempre dalla Storia. Rulliano accetta l’incarico a una sola condizione: che al suo fianco sia nominato console Publio Decio Mure, un valoroso militare che ha ricoperto per tre volte la carica. I due consoli mettono in marcia le legioni per cercare di intercettare gli eserciti dei quattro popoli che si stanno coalizzando. Dovranno agire con astuzia se non vogliono ritrovarsi in trappola nella morsa dei nemici. Sanno entrambi che presto incontreranno il destino e sono pronti a tutto per lasciare il loro marchio indelebile su quella che passerà alla storia con il nome di “Battaglia delle Nazioni”.

Sicuramente uno dei motivi per andare in libreria oggi è per potersi accaparrare una copia di questo romanzo, Stirpe di eroi di Massimiliano Colombo. Leggendolo si ha come la sensazione di viaggiare indietro nel tempo e assistere in prima persona ai fatti narrati, come se la sua penna ci trascinasse indietro con le gesta dei legionari romani per mostrarci un secolo in cui la forza, la lungimiranza e l’onore erano le tre virtù che facevano di un uomo un romano.

Due anni e mezzo di lavoro per realizzare tutto questo, un lungo viaggio fra gli echi del passato alla scoperta di ciò che fu un tempo la repubblica romana, ma non in un momento qualsiasi, bensì in quello che l’ha lanciata sempre più in alto.

Con la sua prosa Colombo ci permette di sentire quel tempo sulla nostra pelle, come se potessimo chiudere gli occhi e respirare l’aria che c’era a Roma quella volta, come si potesse toccare con mano la pietra delle colonne e il clangore degli scudi. Ma ciò che ci racconta non è solo questo, infatti la sua storia ci permette di vedere più da vicino anche l’altro di Roma, quello che vede magistrati e soldati prepararsi per difendere la propria terra da uno scontro imminente, lasciandosi alle spalle la famiglia e gli affetti per tuffarsi in prima linea contro una muraglia fatta di carne, ferro e legno.

Questa è la Repubblica Romana al suo massimo splendore, la stessa che si è lasciata alle spalle la monarchia per permettere ad ogni cittadino di essere parte integrante del sistema. I nobili non erano più tali per nascita, ma per il merito conquistato svolgendo incarichi pubblici, dimostrandosi meritevoli di rappresentare il popolo alla cui guida ci sono i consoli che amministrano con saggezza la ricchezza dello stato.

Dietro le righe si nascondono gli occhi vigili di due importanti figure, Tito Livio e Seneca, che con le loro parole ispirano i discorsi dei personaggi, fomentandoli con il loro pensiero, due spiriti guida che hanno sussurrato all’orecchio dell’autore per regalare a noi lettori dei momenti pieni di solennità e orgoglio.

Animo e civiltà vanno di pari passo, più è grande l’uno e maggiore deve essere l’altra. Più è grande l’animo degli uomini e maggiore è lo sforzo che viene loro richiesto.

Non mancano infatti citazioni di questi grandi uomini del passato, in particolare di Seneca, che parla con la bocca di Rulliano per diffondere le sue parole e tramandarle ai posteri. In tutto questo è evidente la mole di lavoro che ha tenuto impegnato l’autore per più di due anni, perché per creare qualcosa di così vivido e tangibile bisogna applicarsi, pensare come un romano antico, vivere come lui e vestirne i panni.

Per riuscire a ricostruire il pensiero di uomini vissuti più di duemila anni fa è necessario un grande sforzo e una fantasia non comune, bisogna capire come ragionavano le persone in un’epoca lontana dalla nostra, che non ci appartiene, ma che ha gettato le fondamenta per quello che è il mondo attuale e che forse ha dimenticato la grandezza e l’importanza delle persone che hanno sacrificato sé stesse per proteggere la propria terra come se fosse la propria famiglia.

Le responsabilità di cui si caricano Rulliano e Publio Decio pesano come macigni sulle loro spalle, eppure il sangue non mente, quando si tratta di combattere per qualcosa che si ama, non si tirano indietro. Come se non bastasse l’autore ritaglia uno spazio a chi viene lasciato indietro, donne che soffrono in silenzio, attendendo che sia qualcuno, un estrano, a comunicare l’esito della guerra.

Oltre a raccontare importanti fatti storici, Colombo ci regala una Roma antica, ricca di fascino, il cui splendore viene percepito attraverso gli occhi dei suoi personaggi, che ogni volta che guardano l’orizzonte, gli edifici o semplicemente il cielo, sono orgogliosi di essere romani, di dare la vita per la loro patria e di fare di tutto pur di aiutarla.

Quello che viene fuori da questo romanzo è uno degli affreschi più dettagliati, emozionanti e avvicenti che questo autore è riuscito a dipingere con maestria.

A lei, Julilla, non restava che adeguarsi al ruolo di moglie di un magistrato romano, assecondando la sua partenza per aspettarlo in silenzio. Il suo status le negava lacrime o debolezze, non avrebbe mai potuto chiedere cosa ne fosse del marito, avrebbe dovuto attendere la notizia della vittoria o della sconfitta della città; non della vita o della morte del suo uomo.

 

 

 

disclaimer: si ringrazia l’ufficio stampa di Newton Compton Editori per la copia omaggio.

 

May the Force be with you!
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