Sette lettere, un destino di J.P. Monninger | Recensione di Deborah

 

Impiegherò la borsa di studio Brady Milsap accordata dall’associazione degli ex allievi del Dartmouth College per finanziare un soggiorno di ricerca in Irlanda, più esattamente sulle isole Blasket, al largo della costa irlandese sudoccidentale. Come sa, la mia tesi verte sui racconti degli abitanti delle isole e sulla loro emigrazione verso gli Stati Uniti.

 

Editore: Sperling&Kupfer
Data di uscita: 8 ottobre 2019
Pagine: 336
Prezzo: 17.90 €
Acquistalo subito: Sette lettere, un destino

Doveva essere un semplice viaggio alla scoperta delle affascinanti isole Blasket, un tempo cuore dell’Irlanda e della sua letteratura e ora abitate soltanto dal vento e dal silenzio. Un anno sabbatico per completare la tesi di dottorato sulle donne che avevano abitato quei luoghi circondati dal mare, poi Kate sarebbe tornata nel New Hampshire, alla sua vita che era riluttante a lasciare. Ma quando arriva sulle coste irlandesi, i suoi piani vengono inaspettatamente sconvolti: la ragazza è investita dal fascino di quei luoghi magici e selvaggi, di quelle distese color verde brillante battute dai venti, accarezzate dall’aria salmastra e dalla foschia del mattino. E dall’amore per un uomo misterioso: Ozzie Ferriter, un pescatore americano di origini irlandesi, reduce dalla guerra in Afghanistan, che nella solitudine di quella terra cerca rifugio da un passato che lo tormenta. Kate e Ozzie, travolti da una passione incontenibile, iniziano a costruirsi una vita sulla costa rocciosa dell’Irlanda, dove è il mare a scandire il tempo, tra la pesca di sgombri e merluzzi e il calore dei fuochi di torba. Insieme credono di poter cambiare il corso del destino rifugiandosi su un’isola tutta loro, costruita a proteggerli dagli obblighi e dalle pressioni dell’oceano che li circonda, convinti che il loro folle amore possa spazzare via ogni ostacolo. Quando, però, i vecchi demoni di Ozzie e i sogni ambiziosi di Kate busseranno alla porta della yurta in cui vivono, quell’amore e la fiducia reciproca saranno messi a dura prova. E l’isola felice, solitaria e pacifica che si sono costruiti sembrerà d’un tratto a Kate una prigione da cui voler scappare. Ma così come ci sono ferite che resistono alla forza dell’amore, è anche destino che alcune storie debbano fare giri immensi per trovare il proprio lieto fine.

 

Durante il cammino alcune esperienze si rivelano inaspettatamente sorprendenti, altre invece rispecchiano le nostre aspettative, altre ancora le deludono. Sarebbe meraviglioso essere circondati unicamente da positività, ma infondo sappiamo bene che non sarebbe reale, nella vita come anche nella lettura c’è il bello e c’è il meno bello. Purtroppo per me Sette lettere, un destino non si è rivelato all’altezza delle mie aspettative, il nuovo romanzo di J.P. Monninger non mi ha convinta.

 

Forse, pensai, voleva essere certo che riservassi alle vite sepolte nel suolo delle Blasket lo stesso rispetto che nutriva lui. Se invece ero soltanto una turista ficcanaso, sembrava dire, allora potevo andarmene a quel paese. E dal suo atteggiamento avevo l’impressione che il verdetto fosse ancora in sospeso.

 

Ero rimasta incuriosita e leggermente dubbiosa di fronte alla trama di Sette lettere, un destino, non so spiegarmi come mai nella mia mente è suonato qualche piccolo campanello di allarme, nonostante questo non mi sono lasciata intimorire e mi sono tuffata tra le pagine del nuovo romanzo di Monninger. Come mai? No dico, avete visto la copertina? Impossibile resistere! A parte la bellezza della cover che mi ha attirata come una calamita, il motivo vero per cui non ho esitato è La mappa che mi porta a te. La mappa che mi porta a te è il primo romanzo di J.P. Monninger ed è una lettura che mi era piaciuta molto, per questo ho creduto fortemente nella possibilità che la nuova storia alla fine mi avrebbe sorpresa in positivo. Purtroppo non è stato così, purtroppo per me qualcosa in questo romanzo non ha funzionato. Lo stile di scrittura dell’autore non mi ha catturata come la scorsa volta, non mi è piaciuto il modo sbrigativo con cui ha gestito molti punti chiave della storia e contemporaneamente si è dilungato troppo su altri passaggi poco importanti. Nel complesso la lettura si è rivelata lenta e un po’ pesante, a parte i primi capitoli che mi hanno presa facendomi ben sperare sul resto mi sono trascinata.

 

Aveva una bellezza alla Beatrix Potter, il genere di donna che immaginavo in un cottage circondato da un giardino rigoglioso, pieno di fiori selvatici fin sulla porta. Magari con un gatto. Di certo un caminetto e una teiera sempre pronta. Una staccionata e una finestra rotonda affacciata sul fiume Shannon.

 

Kate è una ricercatrice americana, per ultimare la tesi di dottorato si reca in Irlanda a vedere finalmente dal vivo le isole Blasket, la terra dei suoi antenati, la terra che da sempre la affascina e la fa sognare. Nella prima parte del romanzo Kate ci racconta le bellezze naturali dell’Irlanda e la particolarità di queste isole; questa parte mi è piaciuta, sarà il mio amore per la natura che mi ha fatto trovare interessanti le descrizioni di questo territorio, forse in alcuni punti troppo dettagliate ma non hanno disturbato. I capitoli di ambientamento della protagonista in una nuova realtà sono stati molto scorrevoli: mi è piaciuta la descrizione del viaggio, delle emozioni provate nel trovarsi per la prima volta immersa nei luoghi cari, della sistemazione come ricercatrice presso l’università di Limerick. I guai sono iniziati con l’arrivo di Ozzie. Ozzie è il protagonista maschile, un tormentato soldato americano di origine irlandese che avrebbe dovuto essere agli occhi di noi lettrici burbero ed affascinante. Non mi ha convinta. In realtà non mi hanno convinto né lui né Kate.Ozzie avrebbe decisamente bisogno di aiuto per superare i traumi della guerra ma anche per moderare il suo caratteraccio; fin dal primo incontro con la protagonista mi ha dato l’idea di essere una persona fastidiosamente arrogante, arrogante e per niente affascinante. Kate, nonostante l’affanno per farci credere il contrario, si è subito innamorata di Ozzie, anzi entrambi sono stati folgorati da un colpo di fulmine.

 

Era tardi, le tre del mattino, e non volevo neanche immaginare quanto a lungo avesse atteso. Faceva freddo, ma lui era rimasto comunque fuori per tenere compagnia a Gottfried. O forse voelva che Gottfried fosse la prima cosa che avrei visto, appena rimesso piede in Irlanda.

 

Il colpo di fulmine tra i due protagonisti e lo sviluppo della loro relazione mi sono sembrati completamente forzati. Non trovo logico, per quanto imprevedibile e illogico può essere l’amore, che due adulti sconosciuti da un giorno all’altro diventino l’uno l’amore della vita dell’altra; capisco a quindici anni prendere una forte cotta dalla sera alla mattina per una persona ma non quando si è adulti, non con una mente razionale e accademica come quella di Kate. Inizialmente la protagonista non mi è dispiaciuta, non ho mai provato una profonda empatia ma mi piaceva il suo interesse per la natura, è rimasta abbastanza neutrale fino all’arrivo di Ozzie, da lì in poi si è piegata in tutto e per tutto ai voleri dell’uomo. Ozzie nonostante i suoi innumerevoli difetti è un personaggio con carattere, Kate no. Ho avuto la sensazione di un annullamento quasi completo della protagonista, Kate non mi è sembrata incisiva, ha lasciato quasi sempre che le cose le scivolassero addosso fino al punto di non ritorno e successivamente ha proseguito su quest’onda giustificando, incolpandosi e sminuendosi. La relazione tra i protagonisti è stata sempre un po’ pesante, purtroppo non mi ha mai fatto sognare o spinta a fare il tifo per loro, mi ha lasciato indifferente. Ho notato diverse questioni importanti nel percorso di Kate e Ozzie che sono state liquidate dall’autore molto velocemente, nodi che avrebbero dovuto essere di impatto ci sono stati narrati come situazioni di poco conto; il finale è si è rivelato gradevole ma davvero prevedibile.

Sette lettere, un destino è stata purtroppo la mia lettura no dell’ultimo periodo. Mi è dispiaciuto davvero tantissimo non essere coinvolta e non trovare intesa con il romanzo, credevo potesse essere una storia davvero carina e coinvolgente, peccato!

 

 

 

 

 

 

 

 

Desclaimer: si ringrazia l’ufficio stampa di Sperling&Kupfer per la copia omaggio

 

May the Force be with you!
Precedente Inku Stories #51: Io sono Shingo vol. 1 di Kazuo Umezz (Edizioni Star Comics) Successivo La cuccia di Lea: La ragazza nella torre di Katherine Arden