Inku Stories #51: Io sono Shingo vol. 1 di Kazuo Umezz (Edizioni Star Comics)

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Dopo una settimana caotica si riparte con un po’ più di calma, esplorando l’universo di un grande mangaka, Kazuo Umezu. Oggi quindi parliamo “Io sono Shingo”, il primo volume di una serie fantascientifica portata in Italia da Edizioni Star Comics.

Pagine: 368

Acquistalo subito: Io sono Shingo #1

Editore: Edizioni Star Comics
Collana: Umezz Collection
Genere: Fantascienza
Categoria: Seinen
Traduzione: Ernesto Cellie & Chieko Toba

Data di uscita: 23 Ottobre

Siamo in Giappone nei primi anni ’80. Un giorno il padre di Satoru torna a casa con una notizia incredibile: nella fabbrica in cui lavora come operaio installeranno un “robot”. Satoru, vivace e curioso com’è, non sta più nella pelle… deve assolutamente vedere quella macchina di ultima generazione. L’opportunità arriverà, di lì a poco, grazie a una visita guidata con la sua scuola elementare, durante la quale si imbatte in Marin, sua coetanea, di cui si innamora. I due, una sera, si rincontrano ed entrano di nascosto nella fabbrica, dove iniziano a giocare con il robot, sempre più sbalorditi e affascinati dalla quantità di informazioni che la macchina può apprendere e ricordare. Satoru e Marin cominciano così a prendersene cura quasi ne fossero i genitori, accompagnandone la “crescita” passo passo, mentre in questa, grazie all’interazione con i sentimenti puri e ingenui dell’infanzia, comincia a sorgere una sorta di rudimentale autocoscienza… Inizia così il lungo e complicato cammino di un robot verso l’umanità, in un mondo che di umano ha sempre meno. Il primo numero di una collana tutta dedicata al maestro Kazuo Umezz, ispiratore di uno dei più importanti premi per manga del Giappone, la cui opera è largamente inedita in Italia.

Edizioni Star Comics apre la sua collana dedicata interamente a Kazuo Umezz con il primo volume di “Io sono Shingo”, manga degli anni ’80 che catapulta il lettore in un periodo “delicato” in cui la tecnologia comincia ad insinuarsi nella vita dei lavoratori, portando una ventata di novità e allo stesso tempo di terrore. 

In quegli anni iniziavano a diffondersi nel nostro mondo i primi computer ad uso lavorativo ed industriale, cosa che aveva già portato via una grande fetta di lavoro a tutti coloro che avevano impieghi facilmente sostituibili con un cervello elettronico. Negli anni precedenti sia la letteratura che il cinema avevano iniziato a diffondere l’idea di un mondo sopraffatto dalle macchine, una realtà che sembrava distante anni luce ma che poco a poco è diventata tanto reale quanto concreta.

Certo, le macchine ancora non volano, ma è altrettanto vero che oggi siamo capaci di mandare sonde su pianeti lontanissimi e acquistare qualsiasi cosa con il tocco di un dito. Negli anni ’80, in Giappone, Umezz dipinge il ritratto di una nazione che si sta evolvendo eccitata per il cambiamento e l’arrivo di qualcosa di difficile da immaginare come reale, ma che minaccia seriamente di sostituire l’uomo.

Nella fabbrica dove lavora il padre del piccolo Satoru viene installato un robot di ultima generazione, capace di svolgere ogni tipo di mansione più velocemente, tuttavia essendo una macchina deve essere seguito dall’uomo affinché riesca a gestire i problemi di malfunzionamento e risolvere i problemi di sistema, programmandolo a seconda dell’occorrenza. Il nuovo robot diventa così un lavoro noioso per il padre di Satoru e una grossa opportunità per suo figlio, che a differenza dell’adulto riesce a capire molto più rapidamente il linguaggio di programmazione, abilità che gli permette di fare colpo sua una bambina, Marin. 

Da quando il robot viene installato Satoru passa più tempo nella fabbrica smanettando e cercando nuovi modi per riuscire a comunicare con quella macchina che ha davanti, cercando di insegnarle a riconoscere le persone e gli oggetti, facendola entrare poco a poco in un mondo in cui le macchine hanno coscienza di se.

Per fare questo Kazuo Umezz usa una gamma di colori quasi fosforescenti, appariscenti e che saltano subito all’occhio, qualcosa di così evidente che non può passare inosservato e che si mescola al bianco e nero delle tavole. Un po’ come la macchina che cambia per sempre la vita di Satoru e Marin, la novità che li spinge a conoscersi e che rappresenta l’incognita per il futuro. 

Il futuro infatti spaventa perchè non si hanno le risposte alle innumerevoli domande. Qualche volta si vorrebbe avere una bacchetta magica o un ammasso di ferraglia capace di prevedere ciò che accadrà domani. 

Quella tra uomo e macchina è un’eterna lotta che va avanti sin da sempre. Da una parte questi meccanismi aiutano a semplificare la vita, a svolgere più velocemente il lavoro, ma dall’altro sostituiscono gran parte delle nostre occupazioni e in qualche modo finiscono per danneggiare l’uomo, producendo rancore, odio e inquinamento. Purtroppo come dimostrano altri manga, come il Dr. Stone, l’umanità fatica ormai a concepire un mondo senza tecnologia, non riuscendo nemmeno a immaginare come si possa vivere senza energia elettrica, senza una macchina o un telefono, ma allo stesso tempo è la tecnologia stessa che sfrutta i bisogni dell’uomo per espandere la sua presenza nel nostro mondo.

Kazuo Umezz mi ha piacevolmente sorpresa per il suo disegno espressivo e per la storia che racconta, un mix di passato e futuro che spiega a quarant’anni di distanza la realtà che stiamo vivendo ancora oggi, con la stessa forza con cui è stata raccontata agli esordi di questo manga.

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⚜ Reazione post lettura:
Devo essere onesta, come primo approccio, Umezu mi ha incuriosita.

⚜ Pagine lette: 366
⚜ Da consumarsi preferibilmente: in qualunque momento con del caffè bollente.

 

 

 

 

disclaimer: si ringrazia l’ufficio stampa di Star Comics per la copia omaggio.

 

 

 

 

Ottobre

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