The Whispering room: I principi di Marsiglia di Elena Carnimeo

Ricordati che qualsiasi momento è buono per cominciare. Apprendi dagli audaci, dai forti, da chi non accetta compromessi, da chi vivrà malgrado tutto. Alzati e guarda il sole nelle mattine e respira la luce dell’alba. Tu sei la parte della forza della tua vita. Adesso svegliati, combatti, cammina, deciditi e trionferai nella vita; Non pensare mai al destino, perché il destino è il pretesto dei falliti.
(Pablo Neruda)

 

La nostra rubrica The Whispering Room è in pieno fermento, oggi scopriamo I principi di Marsiglia, romanzo scritto da Elena Carnimeo. Siete pronti a scoprirne di più? Non perdetevi il botta e risposta con l’autrice!

 

Editore: Alétheia editore
Data di uscita:  24 settembre 2018
Pagine: 552
Prezzo: ***

Due fratelli, molto diversi sia nell’aspetto che nel carattere, hanno in comune un’instancabile governante che come una mamma si prende cura di loro e un padre severo impegnato in loschi traffici internazionali. Jacques è un giovanotto ribelle sempre pronto a fare scherzi e a infrangere le regole silenziose del suo castello. È un po’ presuntuoso ma si fa in quattro per difendere suo fratello minore. Léon, timido e silenzioso, è un alunno diligente e sogna di fare il compositore. Di solito è lui a coprire le malefatte di Jacques, e piuttosto che fare la spia preferisce fingersi ammalato e bere tè amari. Non tradirebbe mai suo fratello, per il quale nutre molta ammirazione. Entrambi condividono un segreto, entrambi hanno visto uccidere un uomo e con il silenzio si sono assicurati l’inferno. Scoperti i loschi affari di famiglia, si avviano così verso la strada per diventare uomini. Ma lungo il cammino non basteranno le zuffe, la guerra, gli amori, le gelosie, i sogni infranti, la distanza e la tirannia paterna a dividerli. Perché nel bene e nel male, tra una lite e l’altra si accorgeranno che un fratello è un fratello per sempre e niente, nemmeno la morte potrà spezzare questo legame.

 

#Bottaerisposta

 

 

  • Come è nata l’idea di I principi di Marsiglia?

Tutto è cominciato da un flashback d’infanzia all’interno del mio romanzo precedente “Colt Python 357”, dove Jacques e Léon sono due fratelli molto diversi alle prese con le loro vite e i loro guai. Dopo una brutta lite perché quel matto di Jacques ha avuto il coraggio di scommettersi l’amante di suo fratello, Léon, che non vuole più saperne di lui né della sua amante, si batte in duello per conquistare il cuore della bella Charlene ma qualcosa va storto… e Jacques, messo al corrente della situazione corre da lui con il terrore di perderlo, mentre Léon, lottando tra la vita e la morte, rivive un ricordo della sua infanzia… ed ecco che i due ricchi trafficanti, tra l’altro anche donnaioli, non ci sono più, al loro posto ci sono due bambini che giocano a rincorrersi sulla spiaggia, ancora innocenti e ancora incuranti dei loschi affari di famiglia. Ed è proprio da qui che è nata l’idea di dedicare loro un intero prequel in cui l’incidente del duello fa da cornice alla  storia, dall’idea di approfondire questo legame fatto di amore, amicizia e zuffe, che li unisce da sempre.

 

 

  • C’è un episodio che ti si è delineato prima degli altri?

Come ho già accennato sopra, il primo episodio che mi si è delineato riguarda i due bambini che si rincorrono sulla spiaggia, si azzuffano, si prendono in giro e si avventurano oltre la scogliera “proibita”, dove, dopo essersi ben nascosti, vedranno cose che spaventeranno molto il piccolo Léon, faccende losche che per suo padre sono soltanto “ordinaria amministrazione”. Questo segreto sarà fonte di tanta preoccupazione per lui, ma un’occasione in più per rafforzare burrascoso il legame con Jacques, che al contrario non sembra affatto scomporsi.

 

 

  • Raccontaci qualcosa riguardo i protagonisti della storia

Jacques e Léon sono due bambini molto svegli e anche se sono fratelli sono parecchio diversi sia nell’aspetto che nel carattere. Il primo è un monello sempre in cerca di avventure e di guai, ama giocare ai pirati, sfidare il pericolo, disobbedire a suo padre e fare i dispetti al suo fratellino, ma guai a chi lo fa piangere! È un ragazzo molto competitivo, forte e sicuro di sé, non sa perdere e attaccare briga è il suo sport preferito, questo,  prima di scoprire la sua passione più grande: le fanciulle! Léon invece è un bambino tranquillo e riflessivo, adora suonare il pianoforte, leggere storie d’avventura e poemi cavallereschi. Vuole molto bene a suo fratello e lo seguirebbe fino all’inferno, anche se Jacques lo prende sempre in giro e lo obbliga a fare il mozzo o la vittima da dare in pasto agli squali. Se Jacques, anarchico e disobbediente, è l’incubo di suo padre, Léon, alunno educato e diligente, è il sogno di molte madri. Ma mentre il primo con le sue trovate è l’idolo dei suoi amici, Léon con i suoi modi da principino è spesso vittima delle loro prese in giro. Ha pochi amici e molte responsabilità e crescendo sarà un ragazzotto timido, insicuro e succube di suo padre che ha in serbo progetti diversi per i suoi figli.

 

 

  • A quale dei tuoi personaggi sei più legata?

Come la moglie di Léon che ogni tanto si domanda se per caso non abbia sposato anche Jacques, sarebbe impossibile per me stabilire se sono legata più a uno o all’altro! Che lo vogliano o no, anche lontani sono inseparabili e non avrei potuto scrivere questa storia senza Jacques o senza Léon, perché soltanto insieme riescono ad equilibrare la storia tra azione e quiete, tra gioia e dolore, tra amore e amicizia. In un certo senso è come se si completassero a vicenda e sotto sotto sanno che hanno bisogno l’uno dell’altro per non morire. Spesso, a causa della loro diversità si fraintendono e litigano, ma nel momento del bisogno può crollare il mondo, potranno sempre contare l’uno sull’altro, magari dopo essersi presi un po’ in giro. Sono molto legata a Jacques perché come me è un fratello maggiore, eroe e pioniere del piccolo Léon, perché non ha paura di niente, è libero e ribelle e non c’è verso di convincerlo a fare qualcosa contro la sua volontà. Energico, allegro e impulsivo è un soldato da prima linea, pronto anche a morire (romanticamente parlando!) per una giusta causa (che vada a favore dei propri interessi, o quasi!) Non a caso prenderà parte alla resistenza. (Ma per amore di una fanciulla più che per la libertà!) Allo stesso modo, da brava sorella maggiore, sono legatissima anche a Léon, più fragile e insicuro ma ingegnoso, paziente e parecchio sensibile, anche se tende a nascondere i suoi sentimenti dietro al sarcasmo, dandosi un’aria da saputello. Ammiro molto la sua intelligenza e il sentimento che lo spinge a crescere in fretta per essere amato da suo fratello e a correre più veloce che può nel tentativo di stargli dietro nonostante le gambe corte e la milza in fiamme.

 

 

  • Come mai definisci il tuo romanzo di “non formazione”?

I romanzi di formazione seguono i piccoli protagonisti nel corso delle loro avventure in un percorso che in qualche modo li porti a crescere e a maturare, si presume seguendo la “retta via”. Qui invece qualcosa è andato storto, perché i miei ragazzi impareranno sì a crescere insieme e a volersi bene, ma apprenderanno anche i vizi e le dure regole del gioco per diventare “uomini”, come ad esempio saper mentire, difendersi al momento giusto e portare avanti l’arte di una famiglia che non si è certo arricchita con un titolo nobiliare caduto in disgrazia da più di un secolo.

 

 

  • C’è qualche episodio che non hai scritto nel romanzo e vuoi condividere con i lettori?

Nel mio prossimo libro, al posto dei due monelli, li ritroveremo adulti, disillusi e pieni di difetti. Quel Casanova di Jacques rimpiange di non aver sposato la donna di cui è innamorato e Léon è alle prese con un matrimonio in crisi, una piccola amante e una moglie “terribile” che a suo avviso lo farà diventare matto…”.

 

  • Cosa significa per te la scrittura?

In due parole? Vivere, respirare! Non sto affatto scherzando, è stata la scrittura a farmi ritrovare la fiducia in me stessa nei momenti più difficili, i miei personaggi mi hanno tenuto compagnia quando tutto il mondo sembrava essersi dimenticato di me. Per mia fortuna tra i tanti difetti ho un piccolo pregio: sono una persona testarda e per questo non mi perdo mai d’animo. Quando mi ficco in testa qualcosa non c’è mai verso di farmi cambiare idea e quando credo in questa cosa ci metto l’anima e sì, quando si tratta di scrivere o di creare sono il tipo di persona che starebbe per giorni interi senza mangiare e bere e dormire. Ma un po’ di sacrificio non mi pesa affatto, adoro i miei personaggi, anche se spesso si presentano nei momenti meno opportuni! Tutto quel che posso fare è starli a sentire e prender nota. Non posso vivere senza di loro e tutto sommato anche loro hanno bisogno di me, o comunque di qualcuno che stia lì a far da tramite perché entrino a far parte dell’immaginario. C’è una differenza tra gli esseri umani e le creature d’arte: noi umani quando nasciamo siamo già al mondo, per le creature d’arte è un po’ diverso, esse si presentano prima nella mente del loro autore e per potersene andare in giro e godere di “vita eterna” devono prima entrare a far parte dell’immaginario collettivo e vivere appunto il loro “Dramma”, altrimenti muoiono per sempre. Un autore che non ha in chiaro questo è destinato a fallire e a condannare i suoi personaggi ad un mondo piatto e finito appena al di fuori degli argini della storia. Quindi l’autore ha una grandissima responsabilità sui suoi personaggi, perché  possono vivere nelle menti della gente solo tramite la sua storia. Se non è ben chiaro questo concetto Pirandello di sicuro saprà spiegarvelo molto meglio. Ho sempre avuto un buon rapporto con la scrittura e prima ancora di affinare le mie tecniche narrative ho dato tanto amore alle mie storie ed è soprattutto grazie a questo amore che si sono staccate dalla carta e hanno letteralmente invaso la mia vita oltre che la mia stanza. E devo essere proprio un caso patologico, perché il mio primo pensiero al mattino non è “cosa farò oggi”, bensì : “cosa faranno stavolta quei matti dei miei personaggi?”

 

 

  • Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Innanzi tutto scrivere ancora dei miei personaggi, dedicarmi alla regia per dar vita a spettacoli e lungometraggi, continuare a studiare musica per cantare nelle opere di Mozart e Metastasio e vestire a mia volta nei panni dei loro personaggi. Il mio obiettivo è quello di riempire una libreria con le avventure dei miei personaggi, far sì che conquistino il cuore delle persone o che comunque entrino a far parte dell’immaginario collettivo (proprio come Pinocchio, Tom e Jerry, John Dillinger, la Coca-Cola, Don Giovanni, Beethoven, gli alieni di Spielberg o il lupo cattivo,) anche attraverso altri media e altre forme espressive, tipo film, spettacoli teatrali, fumetti, Opera e cartoni animati. Ma non desidero questo per me, non sono io che voglio entrare nell’immaginario collettivo, anzi, non m’importa un accidente di essere ricordata, io scrivo perché amo i miei personaggi e vorrei far sì che le persone ne rimangano conquistate come me.

 

 

#Conosciamol’autrice

Sono Elena Carnimeo ho 22 anni, studio arti e scienze dello spettacolo all’università La sapienza di Roma. Sono appassionata di musica e amo scrivere storie, sceneggiature e spettacoli di ogni genere perché ho i personaggi in testa. Ho tante storie e sogni nel cassetto e al momento ho pubblicato 3 romanzi:  -Colt Python 357 (genere hard boiled/ pulp/gangster, 2° classificato al concorso “io scrivo”)
-Amori e disavventure di un aspirante regista fallito (commedia)
-I principi di Marsiglia (romanzo familiare di “non formazione”)

 

 

 

 

 

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