Un lupo nella stanza di Amélie Cordonnier | Recensione di Deborah

 

Amélie Cordonnier è una giornalista e scrittrice francese, responsabile della sezione culturale della rivista Femme Actuelle. Un lupo nella stanza è il suo secondo romanzo, dopo l’esordio con L’amore malato (Gremese 2020).

 

Lui è annientato, stremato da una stanchezza e da un dolore indicibili che gli mangiano le parole e gli sbrindellano il cuore. In quell’uomo ricurvo, che strizza gli occhi accecato da un sole odioso, non rimane quasi traccia del padre che lei conosce. La abbraccia, ma è il dolore a stringerla. Tutto ammutolisce.

 

Editore: NN Editore
Data di uscita: 6 maggio 2021
Pagine: 256
Prezzo: 18.00 €

Lei è felice e appagata: ha un bel lavo­ro e un marito amorevole, è madre di Esther e, da pochi mesi, anche di Alban. Un giorno nota una macchiolina scu­ra sul collo del piccolo e, preoccupata, chiede consiglio al pediatra che la tranquillizza: è solo una leggera pigmenta­zione. Ma le macchioline aumentano, e l’inquietudine cresce. Fino al responso, definitivo e spiazzante: Alban è mulat­to. Incredula, si rivolge a suo padre per essere rassicurata: e l’uomo, dopo tren­tacinque anni, trova il coraggio di am­mettere una verità che le toglie di colpo ogni certezza, lasciandola impreparata e sola ad affrontare i pregiudizi che lei stessa non sapeva di nutrire. E mentre la pelle di Alban cambia colore, dentro di lei infuria una terribile resa dei conti con quel bambino, simbolo delle bugie in cui è stata cresciuta e dell’amore che le è stato negato.

 

Maggio si sta rivelando un mese di letture molto interessanti, sicuramente tra di esse c’è Un lupo nella stanza di Amélie Cordonnier, un romanzo davvero particolare che mi ha suscitato sensazioni molto contrastanti. Un lupo nella stanza è il secondo romanzo dell’autrice francese, ammetto che non la conoscevo prima di intraprendere questa lettura decisamente al di fuori della mia comfort zone, sono molto felice di aver fatto questa piccola deviazione e aver conosciuto un libro decisamente fuori dagli schemi.

Trovo sia piuttosto complicato parlare di Un lupo nella stanza, si tratta come vi ho già accennato di un romanzo molto particolare, quasi unico nel suo genere, a oggi non mi è capitato ancora di imbattermi in una lettura simile, mi ha decisamente spiazzata. La prima cosa che salta all’occhio è lo stile di scrittura di Amélie Cordonnier, l’autrice infatti gioca con la scrittura e con le parole, la sua prosa è musicale e dettata dal continuo utilizzo di rime, citazioni, filastrocche, canzoni, allitterazioni e tante altre figure retoriche. All’inizio questa scoperta mi ha spiazzata, mi sono trovata di fronte a un testo scritto in rima, ho trovato molto curiosa questa scelta e dopo un po’ anche molto interessante, secondo me questo fare giocoso di Amélie Cordonnier è completamente in contrasto con il contenuto drammatico di Un lupo nella stanza. Lo stile di scrittura dell’autrice mi è piaciuto, mi ha incuriosita e a tratti divertita, riflettendo leggerei molto volentieri in futuro un altro romanzo scritto in questo modo, preferirei però una storia decisamente più leggera.

 

 

Un lupo nella stanza è un romanzo che ci racconta il dramma di una madre che improvvisamente non riesce più ad amare il figlio neonato; entriamo a fondo nei tormenti oscuri e densi della protagonista, veniamo a conoscenza delle sue sensazioni e delle sue emozioni nere, dei pensieri tremendi. Il contenuto di questo romanzo è un altro fattore che a me ha spiazzato moltissimo, ovviamente ho detestato dall’inizio alla fine la protagonista per tutto quello che diceva, pensava ma soprattutto faceva; ho avuto la sensazione che anche lei detestasse sé stessa e la madre snaturata e all’improvviso si è trovata a essere. Questa donna ci mette al corrente di tutti i suoi pensieri più oscuri, e sono veramente tanto oscuri, talmente tanto che più volte ha accarezzato l’idea di sbarazzarsi di Alban, suo figlio. Quello che mi ha lasciata più sconcertata e che non sono riuscita ad accettare è come sia possibile che una madre serena da un giorno all’altro non riesca più ad amare suo figlio, tanto da desiderare che non fosse mai nato o di sbarazzarsi di lui a causa della scoperta di un segreto. Un segreto che il padre le ha sempre taciuto, una scoperta che a seguito della comparsa sul corpo di Alban di strane macchioline più scure ha gettato la vita serena di una donna nella spazzatura. Sì, la protagonista ha perso completamente il controllo dopo aver scoperto che il colore della pelle del piccolo si trasformerà nella crescita diventando scura.

 

Se l’amore materno potesse essere inoculato, l’avrebbe già fato. Un bel doping di ormoni materni. Un bella puntura, e fine della sventura. Ritorno dell’oblativo. Sarebbe superlativo. Prolattina e ossitocina per iniezione, inalazione o ingestione. Poco importa il metodo di somministrazione. Via orale, sublinguale, nasale, vaginale, persino rettale. Darebbe qualsiasi cosa per una dose che le consenta di tornare sul mercato delle madri esemplari.

 

La scoperta effettuata dalla protagonista è a dir poco sconvolgente, obbiettivamente è impossibile non risentirne dopo che crollano determinate certezze sul proprio passato e sulla propria persona, comunque proprio non comprendo come si possa arrivare a detestare il proprio figlio amato fino al giorno prima. Il concetto al quale il libro ruota attorno non mi ha pienamente convinta, mi ha lasciato con molte perplessità, anche se riflettendo però un po’ più in profondità la lettura di Un lupo nella stanza è stata molto interessante, è stato interessante entrare nella mente di questa donna travolta dai tormenti in un momento difficile della vita, come lo è il post parto.

Un lupo nella stanza di Amélie Cordonnier è una lettura decisamente particolare, sia a livello di contenuto sia di stile di scrittura, è un romanzo fuori dagli schemi che a me ha fatto molto piacere leggere.

 

 

 

 

 

Desclaimer: si ringrazia l’ufficio stampa di NN Editore per la copia omaggio

 

 

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