Tea Time: Il capofamiglia di Ivy Compton-Burnett (Fazi Editore)

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Mi rilasso con del buon tè mentre parliamo di uno dei romanzi preferiti di Ivy Compton-Burnett, “Il Capofamiglia”, uscito qualche giorno fa per Fazi Editore con la traduzione di Manuela Francescon.

Data di uscita: 14 Maggio

Acquistalo subito: Il Capofamiglia

Editore: Fazi Editore
Collana: Le strade
Genere: Narrativa
Traduzione: Manuela Francescon

Prezzo: € 19,00
Pagine: /

Il patriarcato trova la sua più fedele espressione nella figura di Duncan Edgeworth: padre tirannico, anaffettivo e lunatico, è il capofamiglia per antonomasia. Attorno a lui si muovono, atterriti o solleticati dal desiderio di sfida, i membri della sua famiglia: la moglie Ellen, naturalmente dimessa e timorosa, le due figlie ventenni Nance e Sybil, tanto egocentrica e sarcastica l’una quanto affettuosa e remissiva l’altra, e infine il nipote Grant, giovane donnaiolo dotato di grande spirito, costantemente in competizione con lo zio, di cui è il perfetto contraltare. Nella sala da pranzo degli Edgeworth va in scena quotidianamente una battaglia su più fronti: sotto il velo di una conversazione educata, si intuiscono tensioni sotterranee e si consumano battibecchi, giochi di potere, veri e propri duelli a suon di battute glaciali: «non stiamo semplicemente facendo colazione». Fino a quando la famiglia viene colpita da un lutto improvviso, che mescola le carte in tavola innescando una reazione a catena; strato dopo strato, ognuno dei personaggi svelerà la sua vera natura, in un crescendo di trasgressioni che comincia con l’adulterio e culmina con l’efferatezza.

Il mio tè ai frutti rossi è pronto e il profumo avvolgente invade i miei sensi, lo assaggio e mi accorgo che sì c’è un po’ di dolcezza ma viene messa in contrasto dalle note pungenti che fremono per farsi sentire, mi ricordano quasi il protagonista di oggi: un dramma familiare della scrittrice britannica Ivy Compton-Burnett, “Il Capofamiglia”, pubblicato da Fazi Editore con la traduzione di Manuela Francescon.

Uscito per la prima volta nel 1935 questo è uno dei romanzi preferiti dell’autrice insieme a “Servo e Serva”. Pur avendo letto ancora poco di suo era già evidente da “Più donne che uomini” i suoi punti di forza, il saper raccontare la società con disinvoltura attraverso i rapporti familiari e in particolar modo dando voce ai suoi personaggi che spiccano con le loro caratteristiche, sinonimo di una scrittrice abile nel saper dipingere in maniera spontanea, talvolta ironica un quadro chiaro e critico della società novecentesca.

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Questa volta non è da meno. Con “Il Capofamiglia”, infatti, Ivy Compton-Burnett ci trascina nel cuore degli Edgeworth per scoprire la figura autoritaria e prepotente di Duncan, padre e marito, un uomo in grado di rovinare anche i momenti più spensierati con un freddo commento che smorza o meglio cancella del tutto anche l’ultima briciola di felicità rimasta nell’aria. Li vediamo uno a uno i membri della sua famiglia Nance e Sybil, la moglie Ellen e il nipote Grant convivere con la freddezza del patriarca. 

La colazione è un campo minato, un luogo dove muoversi con cautela, ma pur sapendolo gli Edgeworth tirano fuori gli artigli, tentando – per quanto possibile – di non lasciarsi schiacciare dalla presenza asfissiante del patriarca. Sembra quasi di poterli vedere seduti a tavola mentre chiacchierano animatamente. In qualche modo il romanzo mi ha ricordato Carnage, film di Polanski, dove era attraverso i dialoghi che si riusciva a capire cosa c’era di sbagliato nello scenario proposto, l’ipocrisia e la rabbia che i personaggi covavano l’un l’altro ha reso questo piccolo capolavoro cinematografico uno dei miei preferiti.

Ne “Il Capofamiglia” i dialoghi regnano sovrani e talvolta appesantiscono la lettura, ma la cosa interessante della scrittrice britannica è il suo modo di parlare tra le righe, mettendo in scena uno spettacolo che per quanto vivace racchiude l’essenza di una famiglia che da lontano può apparire perfetta ma che in realtà si sbriciola non appena perde un componente essenziale del suo nucleo, Ellen.

Ivy Compton-Burnett è plateale e ironica mentre racconta il patriarcato e la sua influenza all’interno di una famiglia, ma è quando si apre una crepa che tutto crolla a picco e i personaggi si mostrano per quello che sono in realtà, con le loro imperfezioni e paure, in un dramma che nasconde i suoi lati oscuri.

«Chi non ha voglia di fare colazione, nella mia esperienza, ha semplicemente voglia di una buona colazione. Un sintomo inequivocabile».

 

 

 

 

 

disclaimer: si ringrazia l’ufficio stampa di Fazi Editore per la copia omaggio.

 

 

 

May the Force be with you!
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