Il movimento delle foglie di Tom Drury | Recensione di Deborah

 

Quelle notti e le mattine seguenti avevano una luminosità e un’urgenza che le facevano esistere al di fuori della vita di Pierre. Ogni volta che si incontravano era come se ricreassero il mondo dal nulla. Dov’era stato lui tutto quel tempo? Questa era la domanda che gli passava per la testa quando lui e Stella erano insieme. E dov’era ora?

 

Editore: NNEditore
Data di uscita:  12 settembre 2019
Pagine: 192
Prezzo: 18.00 €

Pierre Hunter è un giovane uomo dall’ottimismo sconfinato e dal talento per i guai. Dopo il college e la morte dei genitori, torna a vivere nell’aspra regione del Midwest denominata Driftless Area, dove lavora come barista. Un giorno d’inverno, per dimenticare le conseguenze di un Capodanno trascorso a bere e a fare trucchi di magia con le monete, Pierre esce a pattinare sul lago. In un terribile istante, il ghiaccio si rompe sotto i suoi piedi e lui precipita in acqua, e solo l’intervento provvidenziale della misteriosa e solitaria Stella Rosmarin riesce a salvarlo. Pierre si innamora di lei, e il destino, insieme a quell’amore, gli porta anche un’ingombrante refurtiva che lo metterà in estremo pericolo. Mentre gli eventi precipitano, Pierre deve fare i conti con nemici pronti a tutto e con il segreto che si cela dietro l’identità di Stella.
Tom Drury ci guida in una favola noir surreale e profonda, popolata di eroi in balìa di un destino forse già scritto ma comunque imprevedibile, a cui possono soltanto abbandonarsi come foglie mosse dal vento. 

 

Rischiereste mai di camminare o pattinare su un lago ghiacciato? Da una parte la sicurezza del solido spessore del ghiaccio, dall’altra l’ebrezza o la noncuranza di ciò che potrebbe accadere se improvvisamente dovesse diventare sottile e fragile. Oscurità. L’abbraccio gelido e oscuro dell’acqua, niant’altro. Questo è ciò che è successo a Pierre Hunter, la sua esperienza ha però un lieto fine che ha permesso a Tom Drury di raccontarci la sua storia in Il movimento delle foglie.

 

La Riabilitazione accelerata evocava un che di scientifico, come se Pierre dovesse riabilitarsi a una velocità crescente, lungo un percorso ellittico, fino a evaporare in un lampo di pura salute mentale.
Invece, entrò a far parte di un gruppo che tenne dieci incontri, uno alla settimana, a Desmond City, in una casa rossa stile Regina Anna, tra la primavera e l’estate.

 

Dopo la Trilogia di Grouse County, Tom Drury è pronto per accoglierci nuovamente nel suo Midwest, un luogo immaginario che affonda le sue profonde radici nella realtà, un luogo capace di farci sentire a casa anche senza essere disegnato sulle cartine. In Il movimento delle foglie il Midwest diventa più aspro e selvaggio, ma forse ancora più incantevole. Nel viaggio alla scoperta di questo luogo l’autore si lascia alle spalle le distese di campi, i granai e le fattorie per dar voce alla Driftless Area, ai suoi ghiacciai che hanno alzato la loro fronte azzurra e guardandosi intorno si sono separati con l’accordo di ritrovarsi più a sud. Mi sono subito innamorata di questa frase utilizzata dall’editore nella descrizione del romanzo, sono stata felicissima di ritrovarla durante la lettura. Non so spiegarvi bene il motivo ma ogni volta che la leggo mi commuovo, mi fa pensare al tragico destino a cui sono destinati tutti i meravigliosi giganti blu che avvolgono (e avvolgevano) le cime aguzze delle nostre montagne. Odio constatare quanto male ogni giorno facciamo ai ghiacciai, l’acqua scende sempre più copiosa da lassù lasciando il ghiaccio sempre più fragile e sottile; i giganti si stanno ritirando velocemente, sconfitti. Si diceva che la Driftless Area fosse sfuggita all’avanzamento e alla ritirata dei ghiacciai durante le ere glaciali, Tom Drury ha trovato un modo incantevole per descrivere questo fenomeno.

 

Si diceva, un tempo, che i ghiacciai avessero completamente aggirato la Driftless Area, ma questo, stando alla geologia moderna che Pierre conosceva, non era esatto, anche se a lui piaceva pensarlo: immaginare che i ghiacciai avessero alzato la loro fronte azzurra e, guardandosi intorno, si fossero separati con l’accordo di ritrovarsi più a sud.

 

Pierre Hunter è un giovane con un innato e meraviglioso talento per cacciarsi nei guai, è inoltre un inguaribile ottimista. Pierre, dopo aver terminato il collage è tornato a vivere a Shale, un piccolo insediamento sorto su un altipiano della Driftless Area, una cittadina circondata da alte creste montuose e fitte foreste. Pierre vive da solo, non ha più la sua famiglia ma è circondato da amici sinceri; lavora come barman in un locale della zona. Il protagonista è sempre di buon umore, qualsiasi cosa succeda, se pur strana e bizzarra, cerca sempre di affrontarla con positività, non c’è traccia di malizia in lui. Pierre Hunter è un uomo buono. Un uomo buono a cui accadono cose stravaganti. È l’eroe di questa bellissima e bislacca favola noir, un eroe non convenzionale: è  impacciato ma leale fino all’ultimo respiro, dedica tutto sé stesso nelle cose in cui crede e fa di tutto per aiutare i propri amici. Il protagonista è un personaggio meraviglioso, perfetto in tutte le imperfezioni che ci mostra, pagina dopo pagina, mettendosi a nudo di fronte a noi lettori. Pierre è proprio così, nessuna maschera, nessuna menzogna, nessuna corazza da scalfire per arrivare a lui.

 

Vogliamo convincerci che tutto rientri in un piano, e se questo piano non riusciamo a trovarlo, ce lo inventiamo. Signore e signori, ce lo inventiamo, sì. Con questo non intendo dire che non esista un piano, ma solo che non con la nostra visione limitata non possiamo vederlo. E come potremmo? Siamo immersi in un mondo enorme e meraviglioso che è più o meno un mistero anche per quelli che ci pensano a fondo.

 

La sera di Capodanno, dopo aver staccato dal lavoro, Pierre si reca ad una festa dove si ubriaca, uscito a fare due passi per prendere un po’ d’aria rientra nell’abitazione, purtroppo si è introdotto nella casa sbagliata, dopo aver intrattenuto i padroni di casa con un gioco di prestigio utilizzando delle monete viene portato in cella dalla polizia. In una fredda giornata d’inverno, per dimenticare i guai nei quali si è cacciato, Pierre decide di rimettere le lame ai piedi e farsi una pattinata sul lago ghiacciato, purtroppo non si accorge in tempo che si sta dirigendo a gran velocità verso un punto dove il ghiaccio è meno spesso, lo strato sottile cede. Acqua, ghiaccio, oscurità. Il protagonista viene salvato da Stella Rosmarin, una misteriosa ragazza che vive in una casa isolata nei dintorni del lago. Il destino sembra provare simpatia per Pierre, nonostante la sua indole a cacciarsi in seri guai è riuscito a sopravvivere e persino a trovare l’amore. Il fato sarà davvero così magnanimo con il protagonista? La vita prende e dà continuamente, un perfetto e imprevedibile equilibrio tra dare e avere. Perfetto? Forse. Non sempre. In realtà quasi mai. Per Pierre il prezzo da pagare per la felicità sarà piuttosto alto, ma il giovane è comunque sereno, felice e grato per tutto ciò che l’ultimo periodo di vita gli ha offerto. E la Giustizia? La Giustizia non si sa mai dove stia di casa; quello che è certo è che Pierre Hunter è un uomo giusto che si batte fino in fondo per i propri amici…perchè in fondo è giusto così, o lo è sicuramente per lui.

La voce avvolgente e musicale di Tom Drury ci racconta con passione una meravigliosa favola noir, una storia imprevedibile, in bilico tra realtà e follia, perché in fondo nella vita un po’ folli bisogna esserlo. Follia, genialità…certe volte il confine tra i due concetti è estremamente labile, dipende da come si osserva. Cos’è la vita senza un pizzico di follia? Una linea piatta da seguire con diligenza; prevedibilità, sicurezza, noia. Facciamoci prendere, abbracciare, sballottare, come foglie sferzate dal vento: viviamo.

 

 

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Desclaimer: si ringrazia l’ufficio stampa di NNEditore per la copia omaggio

 

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