Inku Stories #25: Black paradox di Junji Ito (Star Comics)

La settimana prosegue all’insegna del brivido con Junji Ito e il suo “Black Paradox” , pubblicato da Edizioni Star Comics nella collana Umami.

Pagine: 240

Acquistalo subito: Black Paradox

Editore: Edizioni Star Comics
Collana: Umami
Genere: Horror
Traduzione: Ernesto Cellie, Chieko Toba

Data di uscita: 23 Gennaio
Prezzo: € 15,00

Dopo essersi conosciuti sul sito per suicidi Black Paradox, quattro persone decidono di morire insieme. Marceau è un’infermiera che ha paura di ciò che potrebbe riservarle il futuro, Tableau è perseguitato dal suo doppelgänger, Pidan è uno studente di ingegneria con un alter ego robot e Rosetta soffre a causa di un angioma che le deturpa il viso. Mentre sono alla ricerca della morte perfetta, tutti loro finiscono per aprire una porta misteriosa… una porta che non avrebbe mai dovuto essere violata.

Un nuovo, agghiacciante volume del maestro dell’horror Junji Ito! E oltre all’opera che dà il titolo al volume, vi aspettano altre due inquietanti storie brevi!

Torniamo alla realtà, quello di cui vi parlo oggi è un manga particolare, non solo perchè stato scritto e disegnato dal maestro dell’orrore, Junji Ito, ma per le tematiche che affronta. Come ben sappiamo, il suicidio è ancora una delle problematiche che affligge la nostra società ed è per questo motivo che Junji Ito dimostra di avere gli attributi nel raccontare il curioso caso di questi quattro individui, tutti completamente diversi, ma accomunati da un singolo elemento: la voglia di morire. 

Black Paradox, proprio come suggerisce il titolo, è un’opera che risucchia il lettore in un un oscuro paradosso nel quale Marceau, un’infermiera e la sua paura del domani, Tableau, perseguitato dal suo doppelgänger, Pidan e il suo alter ego robotico, Rosetta e il suo angioma che le deturpa il viso, si incontrano sul sito che dà il titolo all’opera per concordare il luogo e il giorno del loro suicidio.

Le cose però non vanno secondo i piani e poco a poco vediamo come un folle gesto si trasforma in qualcosa di inverosimile, ribaltando le carte in tavola e portando alla nostra attenzione una storia completamente diversa da quella vista finora, che rende ancora più sottile il confine tra vita e morte, distruggendo il limbo che separa questi due mondi.

Il tema del loro suicidio era “un altro me stesso” e in un certo senso è come se lo avessero trovato, scavando freneticamente nelle pieghe della loro frivola esistenza e mostrando a chi legge il vero volto sfigurato di una società sterile, quella dove si è disposti a vendere la propria anima per quindici minuti di fama. Questi quattro protagonisti sono la chiave per varcare la soglia dell’aldilà, il mondo che ci attende una volta finite le nostre vite, ma ciò che mostra Ito non è rassicurante, non c’è un paradiso ad attenderci, ma una landa desolata di dannazione eterna.

È disturbante ciò che emerge fuori da ogni singola tavola, il modo in cui Ito ha dato spessore ai suoi personaggi e ha delineato la storia ha reso vivido la sua chiave di lettura della nostra realtà, il suo modo di intendere il nostro mondo e ciò che avviene dopo la nostra morte. Il suo è un  punto di vista che unisce allo stesso tempo spiritualità e scienza, fornendo una spiegazione plausibile di ciò che accade dopo la nostra morte, ma contemporaneamente trasformandola in qualcosa di surreale, che sembra essere in completo contrasto con qualsiasi credenza esistente. 

Il culto della morte è sempre esistito fin dall’alba dei tempi, dagli uomini delle caverne fino ad oggi, ogni civiltà ha sviluppato a suo modo, un rituale che permettesse ai vivi di salutare i morti, mentre Junji Ito è riuscito a trasformare questi rituali in qualcosa di più pragmatico in cui le anime, sono una nuova fonte di energia che può portare tanti benefici quante catastrofi.

.

L’angoscia è un filo sottile che attraversa tutte le pagine di questo volume, una connessione invisibile che lega assieme i protagonisti precipitandoli in una spirale di emozioni negative, che li portano a smarrirsi, accettare l’orrore della vita e temere l’oblio della morte.

Sin dall’inizio il suicidio sembrava la soluzione ai problemi, una rapida scappatoia verso un posto migliore, ma piano  piano la consapevolezza di ciò che viene dopo rende i personaggi timorosi di fare quel passo definitivo, che all’inizio desideravano tanto fare.

Come se non bastasse, le storie extra alimentano l’atmosfera di orrore e morte già respirate nella storia principale. “La leccatrice” infatti è un breve racconto dell’orrore, che perde la sua parte scientifica per lasciare il posto al puro terrore, sembrando quasi una sorta di occhio per occhio, dove l’entità maledetta alla fine ottiene la sua vendetta. Non si può dire lo stesso per “Un  padiglione grottesco”, una brevissima storia che rimanda quasi allo stato di natura, dove a sopravvivere era decisamente il più forte.

Junji Ito con Black Paradox ha decisamente segnato un altro punto a suo favore, dimostrandosi ancora una volta un artista eccezionale e in continua evoluzione, che non teme di portare alla nostra attenzione qualsiasi tipo di orrore e farlo suo a tal punto da angosciare i suoi lettori.

Black Paradox è una lenta discesa nella più profonda oscurità che il genere umano abbia mai provato, un’agonia infinita portatrice di angoscia e disperazione.

⚜ Manga simili: Remina
⚜ Reazione post lettura: 
Sfere, sfere, sfere…

⚜ Pagine lette: 240
⚜ Da consumarsi preferibilmente: Con moderazione, prestando attenzione a ogni singola vignetta e lasciando che l’orrore varchi la soglia. Auguri!

 

 

 

disclaimer: si ringrazia l’ufficio stampa di Star Comics per la copia omaggio.

 

May the Force be with you!
Precedente Let’s talk about: La sfida di Anton di Gudrun Skretting (Beisler Editore) Successivo The Whispering room: Sofonisba. I ritratti dell'anima di Chiara Montani