Inku Stories #32: Lo squalificato #3 di Junji Ito (Star Comics)

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E dopo tre mesi circa è sbarcato da pochi giorni nelle librerie e fumetterie l’ultimo capitolo della trilogia de “Lo squalificato” di Junji Ito, sempre pubblicato da Edizioni Star Comics e tradotto da  Ernesto Cellie e Chieko Toba.

Pagine: 216

Acquistalo subito: Lo squalificato. Vol. 3

Editore: Edizioni Star Comics
Collana: Must
Traduzione: Ernesto Cellie e Chieko Toba

Data di uscita: 20 Marzo
Prezzo: € 6,90

Yozo ha sempre vissuto ricorrendo alla buffoneria. Poi, un giorno, ha incontrato Yoshiko, una ragazza incapace di diffidare del prossimo, grazie alla quale ha cercato di cambiare vita. Ma anche il corpo e la mente di Yoshiko hanno perso ben presto la loro purezza e il cuore di Yozo è precipitato all’inferno. Per sfuggire alla sofferenza finisce per darsi all’alcol, dipendenza dalla quale cerca di liberarsi solo per ritrovarsi morfinomane. Un giorno, però, nella clinica in cui è stato ricoverato, Yozo incontra una persona…La beffarda conclusione di questa miniserie del maestro Junji Ito ispirata all’omonimo classico della letteratura!

Per quanto mi imponga di aspettare prima di leggere un nuovo manga non ce la faccio, come lo vedo sul comodino lo afferro e me lo divoro in breve tempo dimenticando tutto il resto e dentro la mia bolla immaginaria mi sento bene, poi arriva l’ultima pagina e tutte quelle emozioni racchiuse all’interno si fanno più intense e al momento dello scoppio non mi resta nient’altro che un vuoto, l’ennesimo addio a una serie che cerco sempre di evitare. Quindi eccomi qui a salutare per l’ennesima volta un personaggio il cui viaggio è stato difficile, ma al contrario di altri finali questo non è uno di quelli piacevoli, lascia soltanto un senso di amarezza che accentua la bravura di Junji Ito nel fare manga, che siano essi tratti da storie originali o ispirati a qualcosa di già scritto.

“Lo squalificato” sin dal primo volume mi aveva chiaramente dimostrato che questa non sarebbe stata una storia come le altre, ma carica di sofferenza, dove gli orrori e i crimini di un uomo lo hanno portato a smarrirsi e se penso al suo intero percorso non posso che essere soddisfatta dal modo in cui il mangaka sia riuscito a rendere vividi il macabro e il dolore, innalzandoli a un nuovo livello, qualcosa che buca la carta e arriva direttamente al lettore che nolente o volente si ritrova a sentire l’oppressione di tutta quell’oscurità che aleggia attorno a Yozo Oba.

Come il volume precedente anche questo riparte dal punto esatto dove lo avevo lasciato, ovvero con Yozo Oba alle prese con la tubercolosi in stadio avanzato, che neanche l’alcool riesce ad alleviare, per non parlare della sua vita, l’ennesima farsa di una tragedia già scritta dallo spiacevole sviluppo che sembra quasi essere l’unico possibile per un personaggio indigesto come lo è il protagonista. Ai suoi vizi se ne aggiunge un altro, la morfina, quella che consuma il suo corpo e prosciuga l’ultimo briciolo di vita attorno a lui, facendo impazzire sua moglie e portando persino la sua amante a fare una brutta fine.

È un uomo dalle sfumature oscure, Yozo Oba. Irrecuperabile, per certi versi. Ha già un biglietto di sola andata per l’inferno, sempre che il suo presente già non lo sia. È costretto a trascinarsi i suoi crimini, tutte le azioni sbagliate che ha commesso e che si ripresentano sotto forma di allucinazioni, alcune più vivide di altre, che sconvolgono la sua esistenza precaria, in balia di una vita di sbandi e di errori, accentuati dal nero che Ito calca per appesantire le tavole e rendere gli scenari ancora più inquietanti di quanto già non lo siano in realtà.

La sua espressione in copertina è il riassunto di ciò che resta alla fine del percorso. Nessuna gioia o infelicità, solo il vuoto, la sintesi di una vita che si è vista prosciugata della sua stessa essenza e che ha permesso a un involucro vuoto di muoversi, assaporare gli eccessi e il lato selvaggio, ma di fatto di non tenere nessuna delle emozioni che riusciva a provare, se mai era possibile farlo. Al contrario quello che è ben evidente è la parte negativa, tutto quello che una persona comune cerca di evitare perchè ha con sè la morale, un filo sottile che la guida, la spinge a capire cosa sia giusto o sbagliato, sembra che questa parte non ci sia mai stata in Yozo Oba, solo la disperata ricerca di qualcosa che non arrivava mai. 

Persino la morte è un vicolo cieco e nonostante abbia cercato di abbracciarla innumerevoli volte questa lo ha sempre respinto o forse è stato lui troppo vigliacco per non andare fino in fondo, al ma una cosa è certa chiunque attorno a lui non ha più visto la luce quando si è ritrovato ad incrociare la strada di Yozo Oba e questo è un peso enorme da sopportare persino per un egoista come lui.

Penso che il termine corretto per descrivere Yozo Oba sia proprio “fardello”, lo stesso usato da Ito per dividere i capitoletti che compongono il tankobon.

Se non avete letto gli altri volumi vi sconsiglio di leggere qui.
Perchè dico questo?  Semplicemente perchè persino respirare gli riesce difficile, ogni cosa è un peso e arrivato al limite la sua mente non ce la fa, la pazzia lo pervade e le crisi di astinenza da morfina accentuano quelli che sono i suoi rimorsi che tenta di placare in un’istituto psichiatrico, ma è qui che arriva la vera svolta, quello che ha reso quest’ ultimo volume indimenticabile: l’incontro di Yozo Oba con Osamu Dazai.

Se avete letto gli altri volumi o il romanzo saprete che Yozo Oba non è altro che l’alter ego di Shuji Tsushima, in arte Osamu Dazai. Questo è un faccia a faccia importante che ho trovato semplicemente geniale, quasi come se Ito avesse voluto dare all’autore un modo per confrontarsi con i suoi demoni o con il suo demone più grande Yozo e da questa storia nella storia nasce un confronto intenso che mi ha portato a pensare se sarebbe cambiato il destino dello scrittore se avesse fatto pace con quella sua parte tormentata. Per Junji Ito la risposta è palese pur immaginando un futuro diverso qualcosa in Dazai non gli permetteva di raggiungere la felicità e di conseguenza ciò che gli è successo era in un certo senso prevedibile, ma non per questo motivo meno tragico.

Lo squalificato quindi si è rivelata una serie che ho imparato ad apprezzare volume dopo volume, la difficile storia di un uomo che ha continuato ad inciampare senza imparare dai suoi stessi sbagli, ma è anche un vivido affresco di un Giappone degli anni 40, un’epoca difficile e ben diversa da quella che è oggi la nazione e dove per poter sopravvivere bisognava essere in grado di dimostrare di essere solidi, validi per poter portare avanti la propria famiglia e supportare il partito. Il contrario di Yozo Oba che è inaffidabile, timoroso e cerca di vivere con la sua arte, ma alla fine della fiera neanche questa riesce a spronarlo come si deve per fargli cambiare strada.

Se non si fosse capito ho amato quest’ultimo volume, forse più degli altri due perchè mi ha permesso di vedere la fine di un percorso già segnato nel quale due vite si intrecciano e riescono a portare qualcosa di nuovo, anche se per poco, ma quello sprint non è stato sufficiente per cambiare il finale già scritto sin dall’inizio.

Senza ombra di dubbio anche questo terzo volume si è rivelato intenso e seppure si sentiva la fine vicina ha reso la transizione ancora più dolorosa, quasi come se l’aggrapparsi alla vita fosse ancora un desiderio ma che a conti fatti non era altro che un’illusione, il frutto forse di un’allucinazione terrificante.

Addio, Yozo Oba, leggerti è stato un po’ come attraversare un oceano di fuoco, un viaggio spedito dai recessi dell’inferno, ma alla fin fine quest’attraversata assieme è stata anche un po’ piacevole.

“Provai un’emozione mai sentita prima: io e Hiroko non eravamo due estranei. Dovevamo esserci già conosciuti in una vita precedente. L’affinità che c’era tra noi non poteva essere spiegata in altro modo”.

⚜ Manga simili: Lo squalificato Vol. 1 e Vol. 2
⚜ Reazione post lettura: 
Un senso di nostalgia inspiegabile e tanta voglia di rileggere tutto di nuovo.

⚜ Pagine lette: 216
⚜ Da consumarsi preferibilmente: Non importa dove e quando, ma divorato poco a poco per prolungare l’agonia e arrivare a quel finale devastante che ribalta la situazione.

 

 

 

disclaimer: si ringrazia l’ufficio stampa di Star Comics per la copia omaggio.

 

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