La lieve carezza del tramonto di Rosetta Spinelli | Recensione di Deborah

 

Tutti e due i miei genitori sono stressati dal lavoro e io sono stressata dello stress dei miei genitori. Meno male che c’è mia nonna. Lei abita in un piccolo appartamento proprio sotto di noi. E infatti, siccome mi ero proprio stufata di non dormire la mattina, decisi di trasferirmi da lei, con la scusa di tenerle compagnia visto che è vedova ormai da molti anni.

 

Editore: Edizioni Convalle
Data di uscita: 15 ottobre 2018
Pagine: 256
Prezzo: 13.00 €
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Gigì e Sofia, nonna settantenne e nipote adolescente, hanno un rapporto confidenziale e complice. Insieme si sosterranno nei momenti difficili,quelli della crescita di Sofia, e quelli della nonna che dovrà confrontarsi col suo passato. L’incontro con un uomo che credeva perso lungo il cammino aprirà nel cuore di Gigì uno spiraglio, scatenando emozioni che sembravano sopite ma che in realtà non invecchiano mai. Nonna e nipote, in un cammino che consoliderà il loro rapporto in uno scambio di saggezza ed entusiasmo per la vita.

 

 

È calata ormai la sera su un’altra giornata di festa, i giorni di relax stanno proprio correndo velocemente; inoltre ci stiamo avvicinando verso la fine del 2018, siete pronti a fare il punto della situazione ed iniziare il 2019? Non corriamo troppo però, questo 2018 mi ha regalato tantissime novità, è stato un anno di crescita e cambiamento, un anno molto interessante anche sotto il punto di vista delle letture effettuate. In questo ultimo periodo sono riuscita a leggere La lieve carezza del tramonto, il nuovo romanzo di Rosetta Spinelli, una storia di vita vera intesa e colorata, le protagoniste di carta e inchiostro mi sono davvero rimaste a cuore.

 

Anche se circondata dal grigiore e dal tremore costante di un destino difficile, Gigì si sentiva protetta dal grande abbraccio di suo padre e dal sorriso di sua madre. Sapeva che loro non avrebbero mai permesso che qualcuno potesse farle del male, né fisicamente, né nell’animo.

 

Poco più di un anno fa ho avuto il piacere di leggere un altro romanzo dell’autrice, La bambina della Via Mala, e di conoscere Rosetta Spinelli in un’intervista; posso dire che il suo primo romanzo letto mi era piaciuto davvero molto, invece La lieve carezza del tramonto mi è piaciuto ancor di più! Lo stile dell’autrice è fluido e scorrevole, una narrazione piacevole, semplice ed immediata ma allo stesso tempo molto curata e ricercata; visto soprattutto quanto mi è piaciuto questo suo ultimo lavoro,  leggerei, e vi consiglierei, a scatola chiusa un romanzo di Rosetta Spinelli. In questo caso viviamo un’avventura lunga tre generazioni, tre generazioni di donne di una famiglia che ci raccontano la loro vita, le loro difficoltà, le loro gioie e i loro dolori vissuti nel presente e nel passato. Un passato che affonda le radici in una tragica realtà storica, le speranze di trovare fortuna all’estero dopo la seconda guerra mondiale, le speranze che si infrangono nel trovare una realtà molto cruda e difficoltà di integrazione. Questo è in breve il quadro che fa da cornice alla dura realtà che hanno vissuto i migranti italiani approdati a Marcinelle, dove nel dopoguerra si è consumata la tragedia nella miniera.

 

Se devo dire la verità ci sono dei momenti in cui vorrei davvero assomigliare un pò di più a mia madre, così grintosa e sicura di sé, almeno all’apparenza. Invece sono timida, arrossisco per niente, forse anche gli occhiali e l’apparecchio per i denti non mi aiutano a essere più sciolta e determinata.

 

Gigì è la donna più anziana della famiglia, madre di Silvia e tenera nonna si Sofia. Gigì e Sofia hanno un rapporto meraviglioso, non sono solo nanna e nipote ma sono migliori amiche. Leggere di come Sofia cerca l’affetto, la comprensione ma sopratutto la complicità della nonna è davvero emozionante; emozionante in modo particolare perché la loro storia mi ha fatto rivivere tanti dolci ricordi che ho con le mie nonne, che purtroppo non posso più abbracciare. Il percorso di Gisella è il più lungo e tortuoso, lo riviviamo attraverso i ricordi narrati da lei in prima persona: ripercorriamo la sua infanzia, la sua adolescenza, l’ingresso nel mondo del lavoro fino al deleterio matrimonio. Gigì emigrò da piccinina a Marcinelle con la sua famiglia e il fratello Rodolfo; il padre si trasferì per primo intraprendendo la professione di minatore. La famiglia era molto povera ma allo stesso tempo felice, piano piano riuscirono ad integrarsi e a costruirsi una vita migliore rispetto a quello che l’Italia all’epoca aveva da offrire. Purtroppo furono colpiti dalla tragedia, il padre non uscì mai più dalla miniera di carbone, così la famiglia rimasta partì alla volta del paese nativo, per essere accolta da zia Alfio. Zio Alfio crebbe Gigì e Rodolfo come se fossero suoi figli, diete tutto l’affetto e l’appoggio a questa famiglia devastata dalla perdita. Gigì crescendo iniziò a lavorare con la madre e lo zio nella bottega di sartoria di quest’ultimo; la ragazza amava cucire e create abiti bellissimi. Ogni mese si recava in banca per depositare il proprio salario, qui conobbe il giovane Filippo, suo futuro marito. All’epoca non poteva immaginare che il suo matrimonio si sarebbe trasformato il una relazione sterile ed ossessiva, infatti Filippo era psicologicamente disturbato, ossessionato da Gigì e dall’idea di perderla, tanto da vedere l’avvento della loro figlia come una minaccia soffocante.

 

Furono le due ore di matematica più lunghe della mia vita. Rischiai pure un’interrogazione che avrebbe compromesso la mia già risicata media del sei. Per fortuna anche quella lezione finì. Uscita da scuola incontrai Davide, mentre il mio cuore rischiava di uscirmi dal petto così come si vede nei cartoni animati.

 

Silvia era una bambina amata e coccolata dalla nonna e da Gigì, Gigì era una madre premurosa, giocosa e colorata. Durante il giorno la vita di Silvia era movimentata e vissuta all’insegna del gioco e del divertimento, l’atmosfera diventava subito sterile e soffocante al ritorno a casa di Filippo. Filippo non si comportò mai una sola volta da padre, non degnava la piccola Silvia di alcuna attenzione, anzi pretendeva che Gigì si dedicasse completamente a lui. Questa situazione provò molto la piccola, soffrì davvero tantissimo a causa della pesante situazione familiare che era costretta a vivere nonostante gli innumerevoli tentativi di Gigì di mascherare la realtà. Riguardo al personaggio di Filippo, non so davvero come sia possibile per un padre ignorare completamente la sua unica figlia, anzi desiderare che non fosse mai stata concepita. Una volta cresciuta Silvia si rifugiò sempre più in sé stessa, e ultimato gli studi si trasferì in un’altra città per lavoro, allontanandosi dal padre e dall’atmosfera da lui inquinata.

 

Mi venne un groppo in gola. Avrei voluto abbracciarla, la mia mamma, e consolarla ma non potevo farmi scoprire. Tuttavia immagino che mio padre l’abbia fatto al posto mio.

 

Sofia è la piccola della famiglia, ma non tanto piccola perché frequenta la seconda media. È una ragazzina responsabile, affettuosa e molto dolce, non sopporta che i suoi genitori facciano caos la mattina presto non lasciandola dormire, per questo la sera va a dormire da Gigì che abita al piano di sotto. Il rapporto che ha con la nonna è davvero molto speciale, le confida i suoi stati d’animo, le sue paure ed insicurezze tipiche del periodo, si confida ad un’amica. Sofia è molto curiosa di conoscere la storia ed il passato di Gigì, sa che ci sono alcune cose di cui la nonna non vuole parlare ed è molto triste nel constatare che Gigì e sua madre siano così distanti. Questa distanza sembra incentivata dal ritorno di Luciano nelle loro vite. Luciano è un vecchio amico di Gigì, non si vedono più da quando sono ragazzini, ed ora che si sono ritrovati avrebbero piacere a trascorrere del tempo insieme ma Silvia non è per niente d’accordo. Sofia invece dimostra di essere molto matura per la sua giovane età, infatti desidera fortemente che la nonna sia felice, che possa trascorrere dei momenti piacevoli con il suo amico Luciano; questo intreccio la farà scontrare con la sua prima cotta.

 

Però una cosa bella era capitata: il dentista mi aveva tolto finalmente l’apparecchio. Guardandomi allo specchio scoprii che era valsa la pena di sopportare quella orribile armatura perché ora i miei denti erano perfetti! Era il primo passo di un cambiamento che percepivo non solo esteriormente ma anche dentro di me.

 

La lieve carezza del tramonto è un romanzo familiare molto coinvolgente ed appassionante, le pagine scorrono veloci narrate dalla voce di Rosetta Spinelli che cattura il lettore e lo invoglia a scoprire sempre di più riguardo le vite dei suoi personaggi. I protagonisti danno l’idea di essere persone che si potrebbe tranquillamente incrociare per strada, specialmente Gigì e Sofia sono adorabili, il loro rapporto mi ha lasciato qualcosa di molto concreto dopo la lettura. Questo romanzo è stata l’ultima piccola perla scoperta nel 2018, sono molto contenta di averlo letto!

 

 

 

 

 

 

 

 

Desclaimer: si ringrazia l’autrice, Rosetta Spinelli, per la copia omaggio

May the Force be with you!
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