Le quattro donne di Istanbul di Ayse Kulin | Recensione di Deborah

 

Uno dei personaggi di Heine, un moro, dice: “Questo è il prologo. Dove si bruciano i libri alla fine si bruciano anche le persone.” Che preveggente! Preservo le lacrime perché temo che il peggio debba ancora arrivare.

 

Editore: Newton Compton Editori
Data di uscita: 12 luglio 2018
Pagine: 352
Prezzo: 5.99 € ebook; cartaceo 9.90 €
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Dopo l’ascesa al potere di Hitler, Gerhard Schliemann, la moglie Elsa e i loro due figli, Peter e Susy, abbandonano la Germania per sfuggire alle persecuzioni naziste. Si rifugiano dapprima a Zurigo e poi, quando Gerhard riceve un’offerta dal Dipartimento di Medicina dell’Università di Istanbul, in Turchia. Mentre Susy e Gerhard sono affascinati dalla cultura turca e provano a integrarsi, Elsa e Peter sono invece fortemente ancorati alle origini tedesche. Nella città musulmana le nuove usanze avranno impatti fortissimi sulle loro vite, fino a ridisegnare i loro concetti di patria e appartenenza. In questa potente saga familiare, la Kulin racconta le sfide e le difficoltà di una vita in esilio, le ardue scelte di chi è costretto ad abbracciare un futuro incerto con una valigia piena di speranze. Un romanzo evocativo e commovente al tempo stesso, su un episodio poco noto, scritto con sapiente maestria dall’autrice più influente della letteratura turca.

 

Siete pronti per viaggiare nel passato? Oggi ripercorreremo una tappa molto oscura della nostra storia, approderemo in una terra divisa tra Oriente e Occidente, la Turchia. Le quattro donne di Istanbul è il nuovo romanzo della più influente scrittrice turca, Ayse Kulin.

 

Incespicando verso la cucina con Susy tra le braccia, per la prima volta in vita sua, Gerhard sentì che le redini gli erano sfuggite di mano. Non sapeva dove avrebbe trovato lavoro, come avrebbe vissuto o cosa gli riservava il futuro.

 

Germania, inizio anni trenta. Hitler consolida velocemente il proprio potere, la vita per gli ebrei tedeschi è sempre più pericolosa, per le strade e nelle menti delle persone vengono ben piantati ideali violenti e razzisti. Elsa e Gerhard sono costretti a fuggire con i loro due figli Peter e Susanne, abbandonano velocemente Francoforte dove hanno una vita normale e solida per recarsi a Zurigo, nella neutrale Svizzera, ospiti dei genitori della donna; la fuga repentina salverà loro la vita. Gerhard è abbattutto dall’aver abbandonato il proprio lavoro, si sente inutile in quella città straniera ma presto aiuterà il padre della moglie nella sua nuova attività: trovare una dimora e soprattutto lavoro per dottori e professori tedeschi costretti alla macchia. Il progetto va a singhiozzo fino a che presto si materializzano diverse opportunità in Turchia; la guida del paese desiderava fortemente dare un impulso di sviluppo e riformare la propria università accogliendo grandi professori che avrebbero reso grande la Turchia. Il paese ponte tra oriente ed occidente accoglie molti ebrei tedeschi a lavorare nelle proprie università e ospedali, uno di questi è proprio Gerhard che con la sua famiglia si trasferisce ad Istanbul.

 

Il letto era pronto, quindi appesa la giacca e si sdraiò, ancora tutto vestito. Il raki mi ha dato alla testa? O forse è Istanbul? Fu il suo ultimo pensiero prima di addormentarsi,

 

Nonostante le grandi difficoltà culturali e l’arretratezza del paese, l’uomo sembra adattarsi bene alla nuova vita mentre per la moglie Elsa è un passaggio molto più difficile. È difficile immaginare di dover abbandonare la propria casa e la propria vita per sopravvivere, sicuramente gli Schliemann hanno lasciato il proprio cuore a Francoforte e non riusciranno mai a sentirsi completamente turchi. Peter come i genitori si sentirà sempre legato alla Germania e vorrà mantenere la propria identità natia, appena possibile lascerà senza remore il nuovo paese per andare a studiare in America. Diversamente la piccola Suzi, già da piccola sviluppa un legame speciale con la Turchia, si considera turca a tutti gli effetti e sceglierà di abbracciare questa nazionalità. Suzi rimarrà sempre convinta di questa scelta, anche quando pochi anni dopo disordini ed insurrezioni inizieranno a imperversare nel paese. La giovane inizia a costruire la propria vita con Demir, un ragazzo turco con il quale è cresciuta e di cui è statas sempre perdutamente innamorata. L’amore tra i due è veramente sentito e bello da leggere, il rispetto e la devozione di Demir verso la sua amata sono unici; dal loro sentimento nascerà la piccola Sude.

 

Peter aveva sempre sostenuto che Demir fosse la vera ragione per cui aveva scelto di essere turca, tuttavia lei dimostrò quanto fosse diventata turca iniziando a vivere così come recitava il vecchio proverbio di quella terra: “Le cose belle accadono da sole”.

 

Sude è la terza donna di Istanbul, cresciuta con amore dai suoi genitori diventerà una persona molto particolare, così diversa dai due. Sude non sarà particolarmente legata al proprio paese, vivrà la vita viaggiando e non trovando mai la propria stabilità, mi ha dato l’idea di essere una persona vuota ed egoista. Dopo diversi anni tornerà in Turchia dall’uomo con cui trascorse una parte della propria gioventù per soddisfare il proprio desiderio di diventare madre. Esra è il frutto dell’egiosmo di Sude, la donna misa al mondo la figlia ma non la fece sentire minimamente amata o parte di qualcosa, tanto che Esra sarà alla disperata ricerca di un luogo da sentire visceralmente a cui appartenere. L’appartenenza è una tematica chiave del romanzo, in qualche modo tutti i personaggi con cui entreremo a contatto durante questo viaggio saranno toccati da questo fattore e nessuno di loro si sentirà a casa proprio fino alla fine. Vivendo la vita delle quattro donne di Istanbul ripercorriamo 80-90 anni cira di storia, immersi tra le diverse problematiche che hanno scosso l’Europa e la Turchia.

 

Non si era resa conto che i genitori dormivano separati e la cosa la preoccupava. Giurò a sé stessa che non avrebbe dormito mai senza Demir, anche se avesse russato come un orangotango.

 

Personalmente il romanzo si è discostato molto dalle mie aspettative, se devo dare un parere unicamente emotivo non mi ha catturata moltissimo, in base anche alle emozioni personali che mi ha suscitato. Trovo che la storia sia improntata più nei confronti degli eventi politici che hanno interessanto la Turchia, piuttosto che nei confronti delle differenze culturali tra oriente ed occidente, ed in particolare in questo paese diviso tra i due mondi. Pensando ad un parere più oggettivo ho trovato diversi spunti molto interessanti sui quali riflettere, ad esempio: la figura delle donne in Turchia e la loro indipendenza, l’adattamento in un paese straniero, la continua ricerca di un luogo di appartenenza, la memoria di ciò che molte persone hanno affrontato a causa della loro religione. Inoltre lo stile di scrittura di Ayse Kulin mi è piaciuto davvero molto, sono stata contenta di conoscere un’autrice turca e mi piacerebbe leggere qualcos’altro di suo.

 

Sto raggiungendo il mio uomo e forse, un giorno, avrò la possibilità di vivere in un Paese dove potrò sentirmi a casa.

 

Le quattro donne di Istanbul è la storia di vicende familiari che percorrono un ampio spazio temprale, toccano tematiche molto interessanti e ci conducono in luoghi affascinanti. Se siete attratti dalla storia della Turchia non potrà non piacervi, Ayse Kulin è una scrittrice da scoprire. Nel mio piccolo mi dispiace che non mi abbia colpito come speravo, ma comunque lo considero un romanzo interessante.

 

May the Force be with you!
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