L’isola dei senza memoria di Yoko Ogawa | Recensione di Deborah

 

Yoko Ogawa è una delle più importanti scrittrici giapponesi. Il Saggiatore ha pubblicato La Casa della luce (2006), La formula del professore (2008), Hotel Iris (2009), Profumo di ghiaccio (2009), Vendetta (2014) e Nuotare con un elefante tenendo in braccio un gatto (2015).

 

Ah, oggi hai proprio scelto un buon cassetto. È uno “smeraldo”: il mio preferito. È un ricordo della nonna. Era la gemma più ammirata di tutta l’isola, bella, preziosa e raffinata; tutti, però, hanno ormai dimenticato la sua bellezza.

 

Editore: Il Saggiatore
Data di uscita:  12 aprile 2018
Pagine: 302
Prezzo: 16.00 €

In un tempo non precisato, su un’isola senza nome l’intera popolazione progressivamente smette di ricordare. Come per un’inspiegabile epidemia della memoria, sparisce l’idea di qualcosa, quindi sparisce la cosa stessa. Un giorno dopo l’altro, l’epidemia colpisce tutto e tutti. Nottetempo un guizzo inatteso, e gli uccelli è come se non esistessero più: cancellati dalla mente, vibrano nell’aria come meteore senza senso. Che cos’erano le fotografie e i francobolli, cosa i frutti del bosco e le caramelle? Che cos’era il suono del carillon, cosa il profumo delle rose? Dimenticati, i fiori vengono gettati nel fiume, per sbarazzarsi di ciò che è inutile oramai. Gli abitanti dell’isola non ricordano più i traghetti, non sanno più andarsene. Gli abitanti dell’isola non ricordano più la funzione di gambe e braccia, non sanno più muoversi. Gli abitanti dell’isola bruciano i libri su un rogo per disfarsi di quegli oggetti di carta che nessuno è in grado di usare. La Polizia Segreta vigila sull’oblio collettivo, perseguitando chi, per cause misteriose, non riesce a dimenticare. Vigila e perseguita chi dei libri vorrebbe ancora servirsi, come un’autrice e il suo editore, impegnati a difendere la memoria attraverso la narrazione scritta, ultimo baluardo contro la cancellazione della coscienza.

 

Avete presente quella sensazione di confusione, oppressione e terrore? Sì, proprio come se per un motivo o per l’altro vi mancasse improvvisamente la terra sotto i piedi e si spalancasse sotto di voi una voragine pronta a inghiottirvi. Una sensazione di stordimento e paura come quella generata dalla lettura de L’isola dei senza memoria di Yoko Ogawa. No, non si tratta di un romanzo scritto per incutere terrore anche se la componente psicologica gioca un ruolo fondamentale in questo frammento di letteratura giapponese.

 

« A volte, però, sento una strana inquietudine…» dissi senza sollevare lo sguardo dai piedi. «In futuro, con tutto quello che continua a scomparire, cosa  mai sarà di quest’isola?»

 

L’isola dei senza memoria è una sorta di romanzo distopico nel quale l’autrice immagina una società che viene lentamente privata della memoria. L’isola dei senza memoria è un luogo non identificato, una briciola di terra senza tempo e senza spazio soggetta a una silenziosa e spaventosa erosione. Yoko Ogawa dipinge con uno stile delicato un romanzo di perdita e distruzione, una storia fatta di ombre sempre più fitte e luce sempre più rara. Qui non c’è speranza, non c’è salvezza, solo un’inesorabile distruzione che genera vuoto e distrugge lentamente i cuori delle persone. L’isola dei senza memoria non è una lettura da affrontare a cuor leggero, la trama apparentemente semplice nasconde tanti insegnamenti e tante verità, inoltre si tratta di un romanzo che ha un impatto psicologico non indifferente. Riuscite forse a immaginare di svegliarvi la mattina e accorgervi che qualcosa è sparito per sempre dalla vostra vita e dalla vostra mente? Un oggetto, un animale, una parte del proprio corpo che rimane improvvisamente un’appendice morta. È estremamente angosciante sapere che qualcuno da un giorno all’altro può cancellare qualsiasi cosa dalla mente delle persone. I ricordi sono fondamentali, definiscono chi siamo, sono parte di noi, del nostro essere e della nostra persona; mi terrorizza l’idea di poter ricevere queste mutilazioni silenziose, essere svuotata dall’interno e piano piano rimanere un guscio inerme. Yoko Ogawa con il suo romanzo analizza la perdita, l’impoverimento del nostro mondo causato dalla nostra cecità e soprattutto l’impoverimento delle nostre vite e delle nostre anime. Non stiamo forse distruggendo giorno dopo giorno tutto ciò che ci circonda? Non siamo forse sempre più chiusi in noi stessi, schiavi di una realtà digitale che ci spinge verso l’isolamento?

 

Non possiamo far altro che tentare di fare del nostro meglio con questo cuore inconsistente, pieno di vuoti. È per questo che mi affascina quella sensazione gelatinosa, la consistenza di quel cuore: quel cuore corposo e solido, che sembra trasparente ma non lo è, che assume aspetti diversi quando lo esponi alla luce.

 

L’isola dei senza memoria è un territorio nel quale le persone vivono in punta di piedi: esistono, lavorano, perdono e cambiano in funzione a queste perdite. L’epidemia di memoria colpisce tutto e tutti, o quasi; da un giorno all’altro potresti perdere il lavoro o essere costretto a eliminare la cosa più cara. Perché? Perché qualcuno lo ha deciso, qualcuno ha deciso di eliminare della mente e dal cuore delle persone una determinata cosa. Gli abitanti dell’isola sono inermi nei confronti delle sparizioni, si adattano ed eliminano quello che deve essere eliminato senza più ricordarlo. Sono state distrutte e gettate nel fiume le rose, sono spariti gli uccelli dal cielo, i libri sono stati bruciati e le stagioni si sono trasformate in un inverno perenne. In passato, quando la protagonista era solo una bambina, furono stati eliminati i traghetti, gli smeraldi, i profumi, le caramelle, i carillon, i cappelli e tanti altri oggetti. Le sparizioni si fanno sempre più frequenti e sempre più importanti, fino a che arrivano a smembrare le persone, lasciandole con arti penzolanti che non ricordano di avere. In questa realtà il cibo scarseggia, tutto è ridotto ai minimi termini e circondato da un’aura di precarietà. Insomma il classico oggi ci sei, domani non si sa. Non c’è modo di sopravvivere o arginare quest’epidemia, inoltre c’è l’efficiente polizia segreta che si occupa di mantenere ordine e rigore, ovviamente anche di far sparire le persone che non si sa per quale ragione sono immuni all’erosione delle memoria.

 

È orribile pensare che il destino di un essere umano debba dipendere da uno stupido oggetto come quello. Ci sarei saltata sopra per schiacciarlo con tutte le mie forze! Volevo pestarlo e pestarlo e pestarlo ancora, fino a inchiodarlo al pavimento. Ma, ovviamente, non potevo fare una cosa del genere. Sono rimasta lì tremante come un coniglio in trappola!

 

L’isola dei senza memoria di Yoko Ogawa è una lettura molto particolare, un romanzo che spinge a riflettere sulla bellezza di ciò che ci circonda, sull’importanza dei ricordi, in realtà sull’importanza di tutte le piccole cose che diamo ogni giorno per scontate. Niente nella vita è scontato, dovremmo imparare a stupirci e meravigliarci di più, a condividere esperienze ed emozioni, a vivere là fuori piuttosto che attaccati a uno schermo.

Sono molto contenta di aver scoperto questo libro e questa autrice, nonostante ho avuto la sensazione di restare uno spettatore esterno alla vicenda con le sue parole Yoko Ogawa ha saputo coinvolgermi e farmi riflettere su me stessa.

 

 

 

May the Force be with you!
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