#proiettilidicarta: Ricordati di me di Mariagrazia Pia (Leone Editore)

Instagram: @brivididicarta | @lastambergadinchiostro

Quando la mente è l’abisso che inghiotte c’è poco da fare. Oggi parliamo di uno di quei romanzi in cui ci si smarrisce, in questo caso cercando Marta e i suoi diversi volti: Ricordati di me di Mariagrazia Pia, edito da Leone Editore.

Data di uscita: 23 Gennaio

Acquistalo subito: Ricordati di me

Editore: Leone Editore
Collana: Sàtura
Genere: Giallo

Prezzo: € 10,90
Pagine: 180

Marta, madre di due figli, viene ritrovata senza vita all’interno della propria abitazione, strangolata con un cordone da tende. Il commissario Vinciguerra, tipico poliziotto disilluso e solitario, interroga il marito della donna, Andrea, l’unico sospettato, pur non essendo convinto che la soluzione del caso sia così semplice, e per questo gli chiede di aiutarlo a creare un identikit della vittima. Ma Andrea sa bene che Marta era molto diversa da quella che sembrava, con quelle fattezze che la facevano assomigliare più a una bambina che a una donna. Il profilo di Marta, dunque, può essere redatto soltanto sulla base di come lei era in grado di vedere se stessa, forse lo stesso modo in cui l’ha vista l’assassino prima di ucciderla. Inizia così un complesso viaggio nella mente di Marta e di Andrea, mentre Vinciguerra, scosso per tutta la vicenda, è consapevole che non riuscirà a darsi pace finché non avrà trovato il vero colpevole. Sullo sfondo di un romanzo giallo, una rilettura della filosofia di Schopenhauer e un parallelismo con Pia de’ Tolomei, vittima del marito o forse, proprio come Marta, semplicemente della propria innocenza.

Chi eri, Marta? L’interrogativo sospeso in aria, una domanda urgente che nasconde il bisogno di scavare all’interno di una vita che si è da poco spenta e il cui ricordo infetta la realtà circostante quasi come se fosse un virus. Ogni piccola parte di Marta piomba da un’esistenza all’altra mentre l’interrogativo rimane sempre quello e i volti di Marta vengono alla luce: madre, moglie, donna e presunta amante. Al commissario Vinciguerra spetta il compito di svelare il mistero dietro la sua morte e quello che doveva essere un caso risolvibile si trasforma invece in un enigma più complesso.

Privo di vita, il corpo di Marta lascia dietro di se una scia di briciole che portano in più direzioni, la prima verso il marito Andrea, condannato a vagare in quel labirinto mentale in cui ha sempre cercato sua moglie e che non ha mai trovato, ciò che gli resta è invece un identikit dettagliato di come si vedeva in realtà Marta: una donna-bambina, mentre le altre si frammentano nelle esistenze di quelle persone che, per un motivo o per un altro, hanno incrociato la sua strada.

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Quando la mente è l’abisso che inghiotte c’è poco da fare. I ricordi spolpano la linfa vitale del presente cancellando del tutto i colori e mettendo a fuoco lei e soltanto lei: Marta. La sua assenza consuma chi sta cercando di mettere insieme i tasselli per dare un volto all’assassino, Vinciguerra finisce per smarrirsi e così anche io. Tra le pieghe della memoria si tenta di sollevare il velo che però non si solleva, dall’altra parte c’è Andrea, l’unico e ultimo contatto con quella Marta che nessuno è in grado di vedere.

Quindi per scoprire chi era davvero Marta bisogna andare avanti, seguire le sue orme attraverso lo sguardo di chi l’ha conosciuta ma mai compresa. La donna-bambina che, a differenza di Pinocchio, non si è mai animata, ma è rimasta intrappolata in un corpo per lei inadeguato, a vivere il suo inferno personale. Il velo si strappa leggermente e si intravede un’immagine, la malinconica figura femminile dipinta da Eliseo Sala, Pia de’ Tolomei, il cui destino fu altrettanto straziante e scioccante per l’epoca del Sommo Poeta. Dante, infatti, la incontra nel V canto del Purgatorio, “Ricordati di me” è il disperato grido di Pia che giunge fino a noi con Marta.

“Ricordati di me” per me è stato un flusso di parole in cui mi è capitato di smarrire la direzione, per poi ritrovarla e scoprire una storia che affonda le sue radici nella memoria. Mariagrazia Pia ha la capacità di rendere vivide le parole impresse sulla carta. Nonostante le sottili sbavature questo è un giallo psicologico diverso dal solito, la soluzione non è a portata di mano e si percorre a ritroso una strada accidentata nella speranza di vedere la vera Marta per scoprire il suo assassino. La mente è l’ostacolo e il ricordo di una donna il flebile lume nelle tenebre più fitte.

«È morta un po’ così, senza salire su quell’altalena della vita: ha guardato gli altri, poi se ne è andata».

 

 

 

 

 

disclaimer: si ringrazia l’ufficio stampa di Leone Editore per la copia omaggio.

 

 

 

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