Araldi del vuoto: Il racconto della Vecchia Balia di Elizabeth Gaskell

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Oggi parliamo di un racconto suggestivo contenuto nell’antologia Old Nurse’s story di Elizabeth Gaskell, “Il racconto della vecchia balia”, nella splendida edizione di ABEditore tradotta da Annarita Tranfici.

Data di uscita: Aprile

Acquistalo subito: Il racconto della Vecchia Balia

Editore: ABEditore
Collana: Piccoli Mondi
Traduzione: Annarita Tranfici

Prezzo: € 6,90
Pagine: 96

Il racconto della vecchia balia è uno scritto breve pubblicato nel 1852 in una raccolta dallo stesso titolo. Pare addirittura che lo stesso Charles Dickens volesse vederlo concluso, esortando l’autrice Elizabeth Gaskell a completarlo.

La balia del racconto narra a dei giovani ascoltatori la storia della piccola Rosamond che, rimasta orfana, viene affidata alle cure di lontani e anziani parenti i quali, nel freddo della loro vecchia dimora, si dicono disponibili a prendersi cura di lei. Ma c’è un segreto misterioso che riguarda la storia familiare all’origine delle spettrali incursioni notturne di uno spirito bambina e del lugubre quanto minaccioso suono di un organo che riecheggia nell’ala est del nobile maniero nelle notti più tempestose. Esso appartiene a una tragica vicenda familiare che si è consumata molti anni addietro.

A guardare questo piccolo libricino si finisce per perdersi nei dettagli di copertina, una sorta di negativo che immortala particolari di una macabra eleganza, un minuscolo racconto nel racconto che non si spezza e prosegue anche sul retro. Ci sono luci e ombre evidenti, fiori delicati che sbocciano in occhi di un vivido azzurro, un tocco di colore laddove il bianco ha preso il sopravvento scoprendo teschi e mandibole dalle quali non si riesce a staccare gli occhi.

Il racconto della vecchia balia venne pubblicato per la prima volta nel 1852, è interessante che ABEditore abbia scelto di portare alla nostra attenzione proprio questo racconto perché se si pensa alla vita dell’autrice ci si rende conto che quest’opera racchiude l’essenza di Elizabeth Gaskell. Non si possono non notare le somiglianze con i personaggi di cui scrive, basti pensare alla piccola Rosamund rimasta orfana proprio come lei o alla perdita del figlio che l’ha distrutta, la scrittura diviene la sua ancora di salvezza per parlare -seppur indirettamente- anche di se stessa ed è questo che mi ha affascinata ancora di più.

La sua prima opera, Mary Barton, fu uno scandalo tanto da essere messa al bando perché raccontava con crudezza la Manchester operaia dell’epoca ed è questa sua caratteristica che finisce per colpire anche Charles Dickens, nel 1851 infatti pubblica sulla rivista gestita dall’autore “Household Words” il suo racconto “La nostra società a Cranford”. L’edizione qui presente riesce a rendere giustizia alla voce della Gaskell, ma al tempo stesso mi ha fatto pensare a un’altra antologia, “I racconti di Johnny Ludlow”, dove la figura del fantasma veniva vista come qualcosa di differente perché era legata alle conseguenze delle azioni compiute in vita.

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Immaginate ora una stanza con al centro uno di quei vecchi camini accesi. Il fuoco scoppietta e riscalda, ci si sente immediatamente sereni, ma ecco giungere la voce della vecchia balia ad attirare l’attenzione, a trasportare chiunque sia in ascolto verso una terra apparentemente dimenticata dal Creatore e il suono di un vecchio organo spezza la quiete. È lì, in una maestosa villa, che accade l’impensabile. Hester, la bambinaia, ha il compito di prendersi cura di Rosamund, rimasta orfana e costretta a trasferirsi a casa Furnivall. Sebbene da lontano possa sembrare un luogo austero e cupo, col tempo le due si abituano a vivere tra le mura spesse del maniero.

La piccola e curiosa Rosamund porta allegria ed è un piacere sentirla correre per tutta la casa, le sue risate sono un suono così piacevole a cui la Dorothy non era più abituata ormai eppure ogni per ogni raggio di luce le ombre sembrano inspessirsi. Il suono dell’organo riecheggia nei corridoi, diffondendo la sua tetra melodia in ogni anfratto della magione, le grigie e cupe mura di quella casa assumevano un aspetto ancora più tetro quando accompagnate da quelle macabre note, eppure lo strumento è rotto, Hester non capisce come sia possibile continuare a sentire quel suono agghiacciante.

Poco a poco la bambinaia si rende conto che c’è qualcosa che non quadra e quando Rosamund scompare diventa chiaro che le mura di casa Furnivall nascondono un segreto a lungo taciuto e che nessuno osa rivelare. Gli scricchiolii e le crepe di quella casa sembrano quasi raccontare una storia, ma il peggio avviene quando la storia che viene raccontata diventa visibile e appare agli occhi di tutti come un terribile fantasma. 

È qui che la ghost story raggiunge il suo apice, ma l’inquietudine nasconde dolore. La vera storia della Bambina Fantasma è un triste racconto che Elizabeth Gaskell narra con una spontaneità disarmante, portando il lettore a fare propri quei dettagli e i dialoghi che risolvono sì il mistero, ma un po’ come Ellen Wood ne accentuano anche quel lato con cui non si vuole fare i conti, ovvero il tormento che resta una volta giunta la morte. A differenza della Wood, però, la Gaskell si spinge oltre nella narrazione, l’unico modo che sembra poter porre fine ad un tormento è affrontare il dolore del passato nel presente, ponendo fine ad ogni cosa nella maniera più truce possibile.

“Ciò che si fa in gioventù, non si disfa in vecchiaia”, queste sono le parole portate via dal vento, così come il profumo di una vendetta consumata dopo una lunga attesa, qualcosa che si spera possa portare pace nell’animo di chi è inquieto, ma che in qualche modo aggiunge solo una nuova pena alla già decretata condanna.

«Neppure i morti avrebbero potuto avere uno sguardo più disperato di quello».

 

 

 

disclaimer: si ringrazia l’ufficio stampa di ABEditore per la copia omaggio.

 

 

 

 

 

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