Let’s talk about: I Dimenticati di Emmanuele Ettore Vercillo

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La mia settimana prosegue con un dark fantasy, il romanzo di Emmanuele Ettore Vercillo, I Dimenticati, pubblicato da Santelli Editore.

Pagine: 176

Acquistalo subito: I Dimenticati

Editore: Santelli Editore
Genere: Dark Fantasy
Serie: I volume di una trilogia

Prezzo: € 11,90 (cartaceo) | € 4,99 (e-book)
Data di uscita: Settembre 2018 (II edizione)

I Dimenticati è una storia fantasy dai toni cupi ambientata nel regno di Saphenet, una grande isola sconvolta da una piaga vecchia secoli e che viene chiamata maledizione dei sognatori, non avendo idea di quali possano essere le cause.
Da tempo immemore, infatti, gli abitanti di Saphenet iniziano a fare degli strani sogni, nei quali vedono una strada da seguire: chi inizia a farli dorme sempre di più sino a quando non sparisce nel nulla, senza lasciare traccia. Nel corso del tempo, questa maledizione ha finito per rendere l’isola un posto cupo, costellato di rovine e luoghi abbandonati.

Rodrick vive in uno di questi: un piccolo villaggio di cui è rimasto l’ultimo abitante. La totale solitudine ha finito per rendere la sua mente sempre più fragile, a tal punto che ha iniziato a vedere una sorta di amico immaginario il quale assume le sembianze di Edor, suo vecchio amico nella realtà scomparso a causa della maledizione e al quale Rodrick aveva promesso di tentare di risolvere questo tormento. Invogliato ogni giorno da questo compagno immaginario, alla fine, il solitario avventuriero decide di partire: nonostante lui non abbia mai iniziato a sognare, sa bene quale strada tentarono di seguire i maledetti.

Inizia così il viaggio del Dimenticato.

Vi avevo detto che l’autunno mi fa venire voglia di fantasy, in tutte le sue sfumature, dunque non c’è da stupirsi se sono qui in compagnia di una nuova lettura di questo genere. E mentre le foglie cominciano a cadere, tra le righe invece emerge la figura di Rodrick, protagonista del romanzo di questo dark fantasy di Emmanuele Ettore Vercillo, “I Dimenticati“.

Pensando alle foglie che cadono non posso fare a meno di immaginare Rodrick nel mondo di Saphenet, abbandonato a se stesso proprio come una foglia si lascia andare alle folate di vento che la sradicano dalla sua casa, scaraventandola in un baratro.

E così com’è dolce e lenta la caduta di una foglia lo è anche la morte per coloro che scompaiono in questo mondo, addormentandosi e lasciandosi andare, in balia dei loro sogni che li “rapiscono” e li fanno svanire. In un mondo in cui i sogni sono una maledizione, anche qualcosa di semplice come dormire si tramuta in un terribile pericolo per chiunque.

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Durante questa lettura mi sono posta spesso domande insolite, alcune delle quali mi hanno impegnata nella ricerca di una risposta che non è mai arrivata. Una di queste è stata “ma sarà possibile non sognare?”. Mi sono risposta che un sogno è qualcosa che nella maggior parte dei casi resta incontrollabile, a volte capita ed altre no, ma non siamo noi a decidere quando farlo. Un sogno può riassumere i pensieri e i turbamenti di una giornata o dare sfogo ad una fantasia a cui abbiamo dedicato anche un solo pensiero, ma non possiamo decidere quando farlo, è una cosa totalmente casuale.

In questo modo mi sono potuta immedesimare negli abitanti di Saphenet e in Rodrick, scoprendo con quanto terrore ci si accinge a chiudere gli occhi ogni sera in un mondo maledetto, con la costante paura di ritrovarci su una strada e vedere una donna che ci indica.
Avere paura di sognare è una vera e propria tortura psicologica, un po’ come la goccia d’acqua che non ci fa dormire di notte, con l’unica differenza che questa volta non è un lavandino che perde il problema, al contrario ad aspettarci al varco c’è il nulla, un vuoto che risucchia la carne assieme alla mente, un fenomeno sovrannaturale che fa sparire tutto senza lasciare traccia se non nei ricordi di chi resta.

Un’altra riflessione che mi ha fatto sprofondare in questo romanzo è stata proprio quella dedicata a Rodrick, che vive da solo perchè nel suo villaggio sono già spariti tutti e come difesa personale contro la solitudine ha creato un amico immaginario, Edor, che ha le sembianze di un suo vecchio amico svanito a sua volta. La sua condizione mi ha fatto riflettere costantemente su quanto sia sottile il confine fra sogno e realtà, in fondo chi di noi non si è mai svegliato con la sensazione di aver appena abbandonato la propria vita, vedendola sgretolarsi come l’intonaco secco.

La vita di Rodrick ha lo stesso retrogusto amaro di uno di quei sogni, solo che funziona al contrario, perchè nel suo caso io spererei di essere semplicemente intrappolata in un lungo incubo piuttosto che accettare una realtà così devastante.

Tu però non sei un sognatore, eppure sei anche il primo ad arrivare sin qui: è per questo che io ti chiedo il tuo aiuto per liberare questa terra dalla sua maledizione.

Una delle tematiche più importanti all’interno di questa storia, invece, è sicuramente quella che riguarda il modo in cui noi esseri umani ci poniamo nei confronti di una decisione difficile.
Io stessa a volte fatico a scegliere cosa fare, è una cosa umana l’indecisione, una compagna silenziosa che insinua dubbi nelle nostre teste, un muta osservatrice che ci nega una risposta quando le chiediamo un aiuto, portandoci fori strada a volte, altre verso il fondo di un precipizio.

Nessuno di noi ha il potere effettivo di decidere cosa sia giusto e cosa sbagliato, se girare a destra o a sinistra, al contrario ciò che l’uomo è capace di fare è seguire il proprio istinto, la propria coscienza, il brivido in fondo alla schiena che ci ricorda che la paura  è la migliore arma contro l’indecisione, perchè il terrore di qualcosa ci fa correre più veloce, saltare più in alto e colpire con una forza che non immaginavamo di possedere.

Allo stesso modo nessuno può arrogarsi il diritto di decidere cosa sia bene e male, soprattutto in un mondo desolato come Saphenet, ma questa è una lezione che Rodrick impara presto lungo il suo cammino, scoprendo che per sopravvivere a volte il bianco e il nero sono d’intralcio perchè non bastano a descrivere un mondo in scala di grigio.

Così come il confine fra sogno e realtà anche quello fra giusto e sbagliato è sottilissimo, soprattutto perchè alle volte per sopravvivere bisogna oltrepassarlo, scoprendo che la linea dell’orizzonte è più vasta di quel che sembra, ma noi siamo ciechi perchè non possiamo vedere il mondo se non dalla nostra prospettiva.

L’autore ci racconta tutto questo dipingendo un quadro realistico e dettagliato del suo mondo che appare complesso e pericoloso, desaturato da una costante malinconia di sottofondo, come un ricordo di ciò che è stato che purtroppo è sbiadito col tempo, perdendo la sua forma originale e mostrando solo i sintomi di un abbandono forzato.
Saphenet è un luogo desolato nel quale incontrare un altro essere vivente è un miracolo, una sorta di deserto che ha deciso di bandire qualsiasi forma di vita invasiva facendola svanire con una terribile maledizione.

Senza dubbio non posso far altro se non dire che questo romanzo mi ha catturata, facendomi sentire una compagna di viaggio del giovane Rodrick e non una muta spettatrice, portandomi alla scoperta di qualcosa di atroce ma allo stesso tempo estremamente significativo, facendomi riflettere su tematiche profonde come le radici del subconscio.

“I dimenticati” sono coloro che sono svaniti sognando un mondo migliore, libero dalla terribile maledizione che solo chi ha il coraggio di combattere e di nuotare controcorrente può spezzare, donando un nuovo radioso futuro ad un mondo che ha perso i suoi colori.

In molti hanno cercato di raggiungere questo luogo seguendo le orme di Re Soth: sono coloro che tu chiami i sognatori, spariti dopo una lenta agonia per lasciare questo mondo ai dimenticati.

 

 

 

disclaimer: si ringrazia l’ufficio stampa di Santelli Editore per la copia omaggio.

 

May the Force be with you!
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