Review Party: L’amante innocente di Elle Croft (Longanesi)

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Come vi avevo anticipato ieri, io e altre blogger vi parleremo del romanzo d’esordio di Elle Croft,L’amante innocente“, pubblicato da Longanesi e tradotto da Elisa Banfi.

Pagine: 385

Acquistalo subito: L’amante innocente

Editore: Longanesi
Collana: La Gaja Scienza
Traduzione: Elisa Banfi
Genere: Thriller Psicologico

Data di uscita: 14 Giugno
Prezzo: € 18,60

Bethany Reston vive a Londra ed è felicemente sposata. O così crede… Perché quando un celebre milionario la incarica di realizzare un reportage fotografico sul set del suo nuovo reality, Bethany scopre un mondo nuovo, fatto di emozioni che credeva sopite. Tutto avviene nella massima segretezza, perché nessuno – nemmeno la sua migliore amica, Alex – può sapere: Bethany cede alle lusinghe e al gioco di seduzione del suo nuovo datore di lavoro. Ma è in quel momento che accade l’impensabile. Quando il suo amante viene ritrovato privo di vita poco dopo uno dei loro incontri sfociato in un litigio, per Bethany inizia l’incubo. Lei è stata l’ultima a vederlo vivo, ma non può testimoniare perché deve proteggere il proprio matrimonio. E comunque, nessuno sa di loro… O forse qualcuno invece sa. E la minaccia. In modo sempre più grave, diretto, fino a che, al culmine dell’orrore, un giorno tornando a casa Bethany trova in cucina un coltello sporco di sangue. L’arma del delitto. Per proteggere il suo segreto, e la sua stessa vita, Bethany si dice che deve soltanto lasciar passare la tempesta. Ma la tempesta è appena iniziata, la polizia ormai è sulle sue tracce e, senza nessuno cui rivolgersi, Bethany capisce di avere soltanto una strada davanti a sé. Per provare la propria innocenza, deve essere lei a svelare l’identità del vero assassino.

“Prima che i miei panni sporchi vengano buttati sotto gli occhi di tutti per essere raccolti e analizzati, voglio dare spazio alla verità. E la verità è che io non sono colpevole. Eppure questo non basta a far sì che possa dirmi innocente.”

Non so se ve l’ho mai raccontato, ma uno dei tanti motivi per cui mi piace leggere un thriller è per vedere i protagonisti con le spalle al muro. Non so se è sadismo oppure qualcos’altro, sono sempre curiosa di scoprire come reagiranno allo stress, una volta che sentono il fiato del detective di turno sul collo. Spesso sono originali. Alcuni trovano soluzioni alternative al problema mentre altri invece cadono nel baratro della paranoia e lasciatemelo dire sono questi ultimi i miei preferiti.

Source: Pinterest

La paranoia è un espediente narrativo che per quanto abusato riesce sempre a fare colpo, almeno per me. Un flusso di pensieri senza fine, emozioni a briglia sciolta, un pasticcio dietro l’altro, tutti questi elementi sono troppi per essere contenuti in un corpo solo ed è per questo motivo che molti personaggi finiscono per scoppiare, inciampare sui propri passi e commettere errori.

Spesso è proprio questa ansia che li spinge a commettere gesti folli o incastrarsi da soli, finendo dietro le sbarre senza via d’uscita. Questo è il caso della protagonista del romanzo di oggi, Bethany Reston.

Questa donna è stata capace di rovinare la propria vita per amore, non il sentimento romantico che spinge una persona a sospirare e sognare ad occhi aperti, bensì un genere di amore tossico e dipendente, uno strappo alla regola per provare un brivido, ravvivare quello che credeva sopito da tempo. Per lei non c’è stato il tanto sperato lieto fine, solo il rimorso e la consapevolezza che è proprio vero che si raccoglie quello che si semina.

“Mi ero innamorata e non sapevo come tornare indietro. E, a dire il vero, non ne avevo nemmeno intenzione.”

Bethany Reston è una fotografa professionista, sposata con Jason da ormai sette lunghissimi anni, per molti un record mentre per altri i primi passi verso un futuro duraturo e stabile. Il suo lavoro le permette di entrare a contatto con personalità diverse, influenze del settore anche editoriale ed è proprio mentre realizza un servizio per il famoso Calum Bradley che la sua vita prende una piega diversa.

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Si sa che non bisogna mai mischiare l’amore con il lavoro, perché il risultato di questa somma è quasi sempre negativo. Questo è il primo errore che commette Bethany, innamorarsi del suo cliente e cominciare una relazione segreta con lui, facendo in modo che suo marito non ne venga mai a conoscenza. Comincia per lei una nuova fase della sua vita, dove per sopravvivere e mantenere vivo il matrimonio deve fingere, fare in modo che nessuno, anche il team con il quale lavora sospetti che sta infrangendo una regola sacra.

Lavorando alla realizzazione di un reality show insieme a Calum, Bethany finisce per trascorre sempre più tempo con lui, cadendo lentamente preda di un sentimento antico e ben conosciuto, l’amore.

In breve tempo la sua nuova vita assorbe tutte le sue energie e anche se cerca di mantenere le apparenze risulta sempre assente, distante da tutto ciò che la circonda ed è il secondo passo per scivolare in una spirale auto distruttiva, la stessa che alla fine la priverà di ogni cosa, compresa le forze.

La sua storia raggiunge l’apice nel momento in cui Calum Bradley viene ritrovato morto, e Bethany si ritrova immediatamente al centro delle indagini, presa di mira e immaginata colpevole.

Source: Pinterest

Questa è la parte geniale del romanzo, il vedere la protagonista con le spalle al muro mentre annega nei suoi segreti. Nessuno sapeva del suo tradimento e di conseguenza l’unica persona con cui poteva confidarsi era l’amante defunto, questo implica che Bethany debba ancora una volta calarsi nei panni da attrice e fingere che la morte di Calum non sia in nessun modo collegata a lei.A tradirla però è il suo essere emotiva, il lasciarsi trascinare dai sentimenti e non rendersi conto che quello che fa le si può ritorcere contro. Basta poco perché la polizia possa avere un minimo sospetto e lei glieli serve tutti su un piatto d’argento. Che cosa fareste voi nei suoi panni: scegliereste di mentire per salvaguardare le apparenze oppure rivelereste la vostra infedeltà?

Non voglio rovinarvi la sorpresa dello scoprire cosa ha scelto di fare Bethany, ma lasciatemi soltanto dire che una protagonista così impacciata ed emotiva è un mix perfetto per alimentare una paranoia senza fine. Se aggiungiamo a questo i criptici messaggi di uno stalker che cerca in tutti i modi di destabilizzare la protagonista direi che abbiamo tra le mani un buon thriller.

Elle Croft mi ha sorpresa, il suo esordio non sarà perfetto, ma ha un grandissimo potenziale, sia nella narrazione che nella struttura della storia. Non è facile scrivere un thriller psicologico quando in gioco ci sono moltissime variabili e lei devo dire che si è destreggiata con maestria, andando fino in fondo nella psicologia della sua protagonista e mostrando il caos che popolava non appena il suo mondo è crollato.

Inizialmente non riuscivo a entrare in sintonia con la protagonista per il suo dissidio interiore, il fatto che sapesse di fare la cosa sbagliata e che continuasse a farla, lasciando da parte tutto ciò che ha costruito insieme a Jason, ma più andavo avanti e più volevo sapere come sarebbe andata a finire la sua storia. È stato questo a farmi mettere da parte la questione “infedeltà” e focalizzare la mia attenzione sull’aspetto agghiacciante di questa vicenda. Da un tale dettaglio si intuisce l’abilità dell’autrice nel ribaltare anche il giudizio del lettore, manipolandolo con una storia capace di sciogliere il dubbio anche nei lettori più scettici.

Un piccolo appunto sul titolo. In inglese si intitola “The guilty wife”, la moglie colpevole, in italiano è stato tradotto con il titolo “L’amante innocente”, non si può non notare come i termini guilty e amante diano l’idea di colpevolezza, di tradimento, e poco importa se Bethany sia o non sia colpevole, non si possono cancellare gli errori del passato.

“L’amante innocente” scorre sul filo di una lama come una bugia congelata che si scioglie alla luce del sole, un lento declino che non vede altra fine se non quella del baratro in cui precipita.

“Ero intrappolata nel mio corpo. Guardavo la mia vita sgretolarsi intorno a me e volevo uscirne a ogni costo. Invece non potevo fare altro che starmene lì seduta. Seguire le istruzioni che mi venivano date e sperare.”

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