Review Party: Nowhere girls di Amy Reed

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Molto spesso la chiave per la sopravvivenza è la mutazione, il cambiamento, e molto spesso quel cambiamento è solo frutto di un incidente.

Pagine: 368

Acquistalo subito: Nowhere Girls

Editore: Piemme
Collana: Freeway
Genere: Yound Adult
Traduttore: E. Papaleo

Data di uscita: 27 Febbraio
Prezzo: € 17,00
Pagine: 368

Grace, tenera e impacciata, è nuova in città, dove si è dovuta trasferire a causa dei pregiudizi nei confronti della madre; Rosina, lesbica e punk, sogna di diventare una rockstar, ma è costretta a lavorare nel ristorante messicano di famiglia; ed Erin, un’asperger con due fissazioni, Star Trek e la biologia marina, vorrebbe assomigliare a un androide ed essere in grado di neutralizzare le emozioni. In seguito a un episodio di stupro rimasto impunito, le tre amiche danno vita a un gruppo anonimo di ragazze per combattere il sessismo nella scuola. Le Nowhere Girls. 

 

Di una cosa, però, è sicura: non importa quello che fai, gli altri troveranno sempre il modo di etichettarti. È così che siamo programmati. Il nostro peggior difetto è la pigrizia: perchè perdere tempo a valutare le singole sfumature, quando si può suddividere tutto tra giusto e sbagliato?

Source: Pinterest

Ci sono young adult che lasciano il tempo che trovano e ci sono altri che invece lasciano qualcosa, come “Nowhere Girls” di Amy Reed, un grido di battaglia che mostra come l’unione faccia davvero la differenza.

Ormai mi conoscete, non impazzisco per quei romanzi che trattano di argomenti delicati, spinosi e importanti in maniera superficiale, solo per avvicinarsi ai ragazzi e sperare di fare breccia nei loro cuori. Non impazzisco neanche per le persone che li acclamano come capolavori, in particolar modo quando di sostanza non c’è davvero nulla di speciale, se non la solita morale trita e ritrita che aumenta la morsa della benda negli occhi di chi ci casca.

Quando leggo uno young adult mi aspetto qualcosa di più, che vada oltre la dimensione di carta e mi raggiunga come lettrice, mostrandomi che nonostante il degrado di una società che crolla sempre più a picco ci sia la goccia che fa traboccare il vaso, quella piccola goccia in grado di fare la differenza, anche solo con quella si può creare un’inondazione che sfonda qualsiasi barriera.

Amy Reed non sguazza nel finto moralismo, mostra le cose per come stanno, quella percentuale spaventosa che rappresenta il numero di ragazze che giorno dopo giorno subiscono molestie sessuali e stupri, scegliendo di tacere per paura. Succede ovunque, ormai lo sappiamo, ma questo non significa che vada bene, anzi il contrario. Comincia tutto nelle scuole e si propaga come un virus ovunque. La paura è paralizzante, il doversi guardare alle spalle angosciante e come se non bastasse, in molte parti del mondo, quando qualcuno trova il coraggio di denunciare il fatto spesso e volentieri dall’altra parte reputano quella persona come una bugiarda. Che cosa fare, dunque?

Time’s Up è una delle risposte agli scandali di Hollywood, donne che si sono stancante di nascondere gli orrori dietro le quinte e che scelgono di parlare e di sensibilizzare il mondo, perché nel ventunesimo secolo non esiste che una persona debba avere il timore di esprimersi per paura che qualcuno la schiacci.

L’autrice mostra ambi i lati della medaglia. Quella delle vittime non solo di stupri, ma anche di bullismo o di violenza pura e cruda, e l’altro lato misogino, di ragazzi fin troppo sicuri di sé di essere intoccabili solo perché i genitori possono comprare il silenzio delle persone o diciamoci la verità, solo perché sono fin troppo viziati.

“La mente si spegne, le immagini azzerate. È trascinata sott’acqua. La privano del corpo, dell’aria che respira. La piegano, la spezzano, la usano fino a trasformarla in un ricordo dimenticato da tutti. A volte sopravvivere è peggio che morire.”

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Le Nowhere Girls sono un gruppo di ragazze che vogliono cambiare il disco rotto che riproduce sempre e soltanto la traccia voluta da chi comanda il loro liceo, per questo motivo cercano di incoraggiare tutte le ragazze della loro scuola che hanno subito violenza a farsi avanti, ma comunicare non è semplice. Come ho detto prima, la paura paralizza e questo comporta passi titubanti che prima di diventare fluidi e sicuri abbiano bisogno di tempo.

Grace è una ragazza introversa e insicura per il suo aspetto, che “scappa dalla fede”, la stessa che alimenta sua madre e la eleva al di sopra dei suoi seguaci. Per la prima volta leggo di una protagonista dove le sue curve non sono il suo flagello, ma sono la sua vita e la religione ad essere il vero tormento. Grace possiede una sensibilità fuori dalla norma, la stessa che la spinge a seguire i suoi ideali, lontano dalla religione che tanto la opprime.

Dall’altra parte abbiamo Rosina, una ragazza latinoamericana, la pecora nera della sua famiglia per il suo modo di essere, il suo orientamento sessuale e quel sogno che insegue anche se finge che non le importi: diventare una rockstar. A vederla sembrerebbe la classica “ragazza alternativa”, ma dietro la corazza da dura si nasconde qualcuno di fragile, che ha paura di perdere ciò che lentamente ha guadagnato e di restare da sola. È una testa calda ma non ha paura di andare controcorrente pur di difendere le proprie idee.

E infine Erin, colei che vorrebbe essere un androide. Una ragazza affetta da sindrome di Asperger che mostra quanto sia difficile la sua condizione, non solo a causa della sua malattia ma anche di ciò che si porta dentro, un doloro inimmaginabile, che la spinge a comportarsi da “robot” pur di non far vedere quanto in realtà soffra. Tutti credono che sia una specie di spazio vuoto e non sappia cogliere le emozioni, ma la verità è che li coglie fin troppo, solo che spingersi verso quella direzione significa anche dire ad alta voce ciò che le è accaduto e questo porterebbe a renderlo più reale di quanto non sia già.

“Chiariamolo una volta per tutte: lo stupro non è sesso. È potere, violenza, controllo.”

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Queste tre punte di diamante così diverse fra di loro ci mostrano una realtà, come quella del liceo, così intricata, colma d’odio, un nido velenoso che ha infettato tutti quanti, ma è proprio in quel momento e che poco a poco qualcosa comincia a cambiare.

Lo stupro di Lucy, una ex studentessa della Prescott High, motiva le ragazze e le spinge a richiamare sotto la loro ala altre studentesse. Poco a poco la paura lascia spazio alla determinazione, alla voglia di cambiare la propria condizione e anche se significa soltanto un piccolo cambiamento in un macrocosmo ormai marcio, quel minuscolo mutamento diviene fondamentale e d’ispirazione per coloro che verranno dopo e per coloro che ancora oggi hanno paura di alzare la testa e di combattere i propri demoni.

Per leggere questo romanzo è importante capire due cose. La prima è che voltarsi dall’altra parte e scrollare le spalle è un atteggiamento sbagliato. Il cambiamento avviene soltanto se si è disposti a mettere in gioco anche sé stessi, altrimenti è inutile sperare che avvenga. E la seconda, è importante imparare ad accettare ciò che è successo, trasformando ciò che proviamo in quella forza che ci spinge a fare di più per evitare che accada ancora.

Non è detto che dopo aver combattuto una piccola battaglia si vinca la guerra, però qualcosa comincerà a smuoversi, perché è davvero come mostra Amy Reed, l’unione fa la forza e in un momento delicato dove le testimonianze di altre donne colpiscono la nostra attenzione, non bisogna mai tacere.

“Si fa del male perchè deve, perchè soffre già così tanto, perchè è l’unico modo per trasformare il dolore, per spostarlo da un’altra parte e impedirgli di risucchiarla. Deve lottare, deve combattere contro qualcosa, solo che non ha niente su cui sfogarsi… solo su se stessa.”

Source: Pinterest

Per questo è importante quel “The” nel titolo. Non sono tutte le ragazze ma quelle in particolare che hanno scelto di unirsi in un’unica grande voce.

Questo è un young adult che vi consiglio vivamente perché come vi ho detto non lascia il tempo che trova. Esplora temi importanti in un’età in cui si comincia ad avere tantissime domande e si smania per le risposte, dove la sessualità non deve essere un taboo e la religione un’imposizione, ma anche dove l’aspetto non è ciò che conta bensì quello che si ha dentro.

Amy Reed si serve di un linguaggio semplice e diretto per arrivare dritta al nocciolo della questione, spostando la nostra attenzione tra le diverse protagoniste per cogliere le loro debolezze ma anche la forza che le spinge a lottare, anche quando è la stessa a scuola a mettere il bastone fra le ruote.

“Nowhere Girls” è un romanzo che dà voce al dolore di chi ha subito, non nascondendo la paura bensì innalzandola come vessillo della propria forza nei confronti di chi è fermamente convinto che quelle vittime siano troppo deboli per rialzarsi in piedi dopo una rovinosa caduta.

May the Force be with you!
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