Showtime: After Life di Ricky Gervais (Netflix)

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È giovedì e questo significa che oggi, oltre a libri e picture book, mi ritaglio un piccolo spazietto per parlare di una serie tv. Ormai mi conoscete, è qualcosa a cui non so resistere e se tra le tante che ho avuto modo di vedere trovo una che riesce a devastarmi e strapparmi il sorriso allo stesso tempo non è un semplice telefilm, ma IL telefilm, quello che stavo aspettando da tanto tempo e al quale non posso non ripensare con un sorrisetto un po’ amaro.

Si intitola “After Life” ed è una serie tv britannica ideata da Ricky Gervais, noto comico e attore, distribuita da Netflix dall’8 marzo con una prima stagione di sole 6 puntate, qualcosa che si riesce a guardare tra un ritaglio di tempo e l’altro e che come vi ho detto lascia quel senso di amarezza quando si arriva alla fine e ci si rende conto della profondità della storia.

Parliamo di una serie televisiva che affonda le sue radici nell’umorismo nero, un genere irriverente e spesso discusso che qui si trasforma nella chiave di svolta per poter trattare argomenti come la depressione, il suicidio, la vita e la morte senza filtri, in maniera diretta, un po’ come strappare un cerotto e sentire il dolore soltanto dopo e ripensare a quella sensazione con una sorta di malinconia, pensando e ripensando al momento dello strappo, quel dolore quasi piacevole che sancisce la fine del periodo di guarigione di qualcosa che si era rotto.

Ma se guarire da una ferita del corpo è facile guarire invece da una ferita del cuore è molto più difficile, a volte impossibile e quel dolore ci accompagna per tutta la vita, ma sta a noi decidere a noi come affrontarlo, se vederlo come un nemico e un ostacolo cercando inevitabilmente una via di fuga oppure come qualcosa che diventa parte di noi facendoci maturare in qualche modo sia in negativo che in positivo. Questa è un po’ la storia di Tony, un uomo che ha perso sua moglie a causa del cancro e da quel momento la sua vita non è mai stata più la stessa e anche se rivive giorno dopo giorno la sua vita felice con lei da frammenti di video riprodotti da un portatile non è abbastanza per alleviare la sua sofferenza. 

La sua esistenza senza sua moglie non ha alcun senso, sente di avere più motivi per morire che per vivere, ma quando prova a farla finita succede puntualmente qualcosa che rimanda la sua “condanna” e lo spinge a vivere un altro giorno e un altro ancora, finendo per accantonare, seppur momentaneamente, la sua dipartita. Questo però non gli ha impedito di vedere il bicchiere mezzo vuoto e far notare a tutti ogni singolo aspetto che non va nella vita di chiunque, mostrando in tutto e per tutto la sua indole pessimista e la sua sincerità ostentata che non richiede convenevoli ma soltanto la cruda verità.

La sua depressione ha innalzato una barriera verso il mondo, verso quelli che erano i suoi amici e persino verso i suoi colleghi al giornale. La situazione non migliora neanche dal punto di vista familiare dal momento che suo padre, affetto dal morbo di Alzheimer, gli ricorda puntualmente la moglie che ha perso e una vita che ormai non ha più, avvelenando ancor di più quel dente che non riesce a fargli vedere una via di fuga dalla sua condizione se non la morte.

Dietro quella persona acida e burbera però si nasconde un brav’uomo, uno che non ostenta ai quattro venti la sua generosità e il ricercare il contatto umano, anche se a parole dice di non volerlo, ed è proprio nei dialoghi e nella franchezza di un personaggio come Tony che ho scoperto un nuovo volto di Gervais, comico che ho sempre visto come uno sopra le righe, ma che qui è riuscito a dare spessore al protagonista, accentuandone le ombre in modo che chi osserva possa anche apprezzarne la luce ed è straordinario ciò che viene fuori da questo continuo contrasto.

Ad arricchire la serie anche altri personaggi, tutti in qualche modo smarriti, alla continua ricerca di qualcosa che sembra non arrivare mai ed è anche questo il motivo per cui ho apprezzato la serie, il modo in cui esplora l’animo umano a 360 gradi partendo proprio da figure imperfette, che arrancano e a cui la vita ha dato più batoste che gioie, ma ciò nonostante alcuni decidono di andare avanti, sorridono e camminano a testa alta, scavandosi il loro spazio nel mondo, aiutando se possibile gli altri e poi ci sono quelli che non ce la fanno, scompaiono, diventano un punto sbiadito in fondo alla pagina.

Se c’è una cosa che After Life mi ha insegnato è che non bisogna mai arrendersi. La gentilezza è un passepartout che alcuni decidono di gettare via perchè scontato, ma quelli che scelgono di usare quella chiave in qualche modo scoprono cose che finiscono per arricchirli. È una serie che insegna molto tra risate amare, piene di gioia e lacrime. Un buon modo per ripartire da qui, dalla fine di un marzo che ancora barcolla, ma che di certo si è rivelato migliore dei mesi precedenti.

May the Force be with you!
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