Music monday: Tre serbi, due musulmani, un lupo (Infinito Edizioni)

Il lunedì comincia con un nuovo music monday. Oggi parliamo del romanzo di Luca Leone e Daniele Zanon, “Tre serbi, due musulmani, un lupo” ( pp. 304, 15,00€), edito da Infinito Edizioni.

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Questo lunedì parte è partito in maniera diversa, con uno sguardo volto al passato, in particolar modo a quello che è stato uno dei conflitti più cruenti degli ultimi trent’anni, un capitolo buio della storia che col tempo è stato accantonato, quasi dimenticato da tutti coloro che non l’hanno vissuto sulla propria pelle. Viene riportato sotto forma di romanzo da due autori italiani, Luca Leone e Daniele Zanon con il loro progetto “Tre serbi, due musulmani, un lupo” dove raccontano gli orrori della guerra in Bosnia Erzegovina nel 1992.

In quegli anni il comunismo cadeva, la Jugoslavia si era sfaldata, il popolo viveva nel caos e persone senza scrupoli non hanno tardato a rievocare le atrocità del passato, quasi come se il dolore dei campi di concentramento nazisti fosse stato dimenticato al solo scopo di ripetere tutto quanto. Ma quella della Bosnia è una storia particolare, una storia in cui vengono aperti nuovi campi di concentramento ma nessuno vede questo fatto come l’avvento di un nuovo genocidio, soltanto chi lo vive è testimone di questa catastrofe e delle sue conseguenze. 

Quello che è successo a Prijedor e a Trnopolje è stato sepolto dalla storia, alla stregua di un fatto di cronaca nera scritto e dimenticato dopo qualche tempo, un genocidio non riconosciuto che porta ancora oggi centinaia di sopravvissuti sui luoghi di tortura in cui veniva effettuata la pulizia etnica che ha mietuto moltissime vittime, ma queste persone vanno lì non solo per ricordare gli orrori e gli errori degli uomini che li hanno segregati e uccisi ma anche per fare in modo che in futuro ciò non si ripeta, che nonostante i libri di storia non si soffermino abbastanza su questi fatti ci sia almeno qualcuno che possa dire “io ero lì e l’ho subito”, anche solo per poter tramandare una testimonianza di tutto ciò. 

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Sarà pure un romanzo quello di Luca Leone e Daniele Zanon ma incarna perfettamente lo spirito di chi è passato per questi campi, rivive appieno le sensazioni crude e le atmosfere oppressive di un periodo storico in cui c’era tanta indifferenza nei confronti del prossimo e la si manifestava attraverso la violenza, un mezzo come un altro per permettere al disgraziato di turno di salire al potere e fare il bello e il cattivo tempo a suo piacimento.

Purtroppo la storia umana è piena di vicende come questa, fatti accaduti e accantonati, come se fossero tristi fotogrammi inseriti per sbaglio nella lunga pellicola della storia del mondo, tutto questo viene vissuto nel romanzo da cinque ragazzini costretti a vedere la realtà sfaldarsi sotto i loro piedi, lasciandoli a galleggiare in un mare fatto d’odio e discriminazione, dove una parola sbagliata poteva essere il pretesto perfetto per essere torturati. Milorad, Jelena, Zlatan, Faris, Emina e Vuk, il lupo, assistono al cambiamento della loro società che avviene in maniera così repentina da risultare qualcosa di innaturale e inaspettato, come un fulmine a ciel sereno, che colpisce un albero e gli da fuoco, dando inizio all’incendio che brucerà una foresta intera.

È stato molto doloroso leggerlo proprio perchè si basa su fatti reali, su una storia atroce che i due autori sono riusciti a rendere tangibile, portando i lettori ad affrontare a viso aperto qualcosa di cui non si vuole parlare, ma che non dovrebbe essere nascosta sotto il gigantesco tappeto della storia dell’umanità. Sotto questo punto di vista il loro progetto riesce nel suo scopo: racconta la storia in maniera diretta con uno stile adatto a tutti i tipi di lettori, dai più giovani ai più grandi. Non a caso questo tassello della collana Orienti di Infinito Edizioni difficilmente si dimentica, arriva dritto al cuore e mostra una storia di amicizia vissuta in un periodo storico così cruento.

Sono immagini forti quelle che ci presentano i due autori, così vivide, un percorso di formazione che vede cinque ragazzi crescere prima del tempo nella speranza di riuscire a sopravvivere. Si viene travolti dagli eventi narrati e dai personaggi abilmente caratterizzati, spingendo a riflettere, prendere coscienza per conoscere e non dimenticare. 

La fantasia incontra la realtà nella voce di Alma, una delle sopravvissute a questo genocidio, che ci racconta nella postfazione la sua esperienza diretta all’interno di uno dei due campi di concentramento, una testimonianza di forte impatto che aggiunge al libro quel briciolo di realtà che serve a ricordarci che tutto questo è successo veramente, nonostante i protagonisti siano fatti di carta e inchiostro, ma soprattutto ci ricorda che ci vuole veramente poco a sbagliare, a inciampare negli errori del passato e farli diventare le stragi del futuro.

“Nel vortice nervoso dei pensieri, uno in particolare si fece strada fra gli altri. Sua madre, col suo silenzio, era complice di suo padre. Era innegabile. Sua madre avrebbe dovuto proteggerlo, e invece quello che sapeva ripetergli ogni volta  era di lasciar  perdere. Di far  finta di niente.  Di  sopportare. Ma ora le  cose erano diverse. Non poteva più bastare quella supplica  al silenzio. E soprattutto non poteva più essere giustificata. Erano in ballo questioni che andavano ben al di là delle incompatibilità caratteriali dei membri di una famiglia. Qui bisognava decidere chi si era. Chi si era come famiglia e come individui. Oramai, le colpe che Zlatan attribuiva a suo padre, e dunque forse anche a sua madre per tacito consenso, andavano a specchiarsi nello scenario terribile dell’intero Paese”.
Per citare i Depeche Mode: “Words like violence/ Break the silence/ Come crashing in /Into my little world”.


Per questo appuntamento è tutto. Alla prossima!

 

 

disclaimer: si ringrazia l’ufficio stampa di Infinito Edizioni per la copia omaggio

 

 

 

 

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