Music Monday: La casa delle voci di Donato Carrisi (Longanesi)

Questa settimana il music monday riparte con il ritorno di un grande autore. Oggi infatti parliamo del nuovo romanzo di Donato Carrisi, La casa delle voci” ( pp. 397, 22,00€), in uscita proprio questo lunedì per Longanesi.

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Questo è un lunedì freddo, cupo e piovoso, uno di quelli che preannunciano l’arrivo di qualcosa di oscuro e tenebroso, dove scavando all’interno della coscienza umana si finisce per incappare in frammenti di memoria dimenticati, sparsi a terra come pezzi di uno specchio rotto che non si riesce più a ricomporre. Dopotutto lo diceva anche Nietzsche, più a lungo si guarda all’interno di un abisso e più quest’ultimo vorrà guardare dentro di noi.

Pietro Gerber, l’ipnotista di bambini, sembra esserselo dimenticato. Lavora da anni a stretto contatto con pazienti che hanno avuto trascorsi turbolenti, vite piene di ingiustizie e dolore, che spesso sono stati dimenticati o seppelliti nel punto più profondo della mente per poter sopravvivere alle mostruosità a cui venivano sottoposti. Gli orrori diventano mostri di cui avere paura, una sorta di tabù che se viene rievocato può dare vita a queste bestie immaginarie precipitando il povero malcapitato in una terribile spirale di dolore psicologico e fisico. 

In questi casi il compito di Gerber è proprio quello di mettere insieme quei tasselli sparsi per creare un’immagine definita, sia di ciò che è accaduto loro sia del livello di follia di chi li ha sottoposti a quelle torture, tutto questo nel tentativo di essere di aiuto alle forze dell’ordine per poter fare giustizia in un mondo in cui i mostri non sono solo immaginari, ma hanno nomi e cognomi e spesso camminano a testa alta fra le stradine di una città. 

“In quelle vaghe sembianze erano condensate tutte le angosce e le paure dell’infanzia. I mostri di quando sei bambino sono evanescenti, ricordò Gerber. Però ci sono. E tu li vedi”.

Nonostante il suo lavoro lo metta a stretto contatto con realtà difficili e storie agghiaccianti c’è sempre una linea sottile che l’ipnotista non supera, l’unica via di fuga affinché il suo lavoro non entri nella sua vita privata, fagocitando inesorabilmente ogni cosa. Questa regola non scritta è quella che gli permette di andare avanti nonostante l’orrore che è costretto a vedere ogni giorno negli occhi dei suoi piccoli pazienti. Gli basta varcare la soglia di casa per sentirsi al sicuro, una sorta di zona franca in cui niente e nessuno può toccarlo, dove esistono sua moglie e suo figlio, ma poco a poco questo recinto sicuro inizia a sfaldarsi. 

Spesso siamo propensi a pensare che il male sia più radicato laddove le ombre si fanno più nette e che sotto la luce del sole non ci possa essere nulla di malvagio, infatti a tutti è capitato di notte di accendere una luce nel corridoio dopo aver sentito uno strano rumore, solo perchè il nostro subconscio ci porta a pensare che quando la luce è accesa nulla possa farci del male. In questo caso però l’orrore si nasconde sotto la luce, fuoriuscendo poco a poco dal nascondiglio che si è scavato nelle menti dei pazienti del dottor Gerber. 

L’arrivo di Hanna Hall scatena l’oscurità che si cela anche nei meandri della mente di Pietro Gerber, facendo scaturire immagini sopite, ricordi dolorosi e una strana sensazione che poco a poco invade quello spazio sicuro che è la sua casa. In fondo ognuno di noi nasconde la sua oscurità. Hanna è un’anomalia per l’addormentatore di bambini, un’adulta che cerca nella sua mente le risposte per un delitto che dice di aver commesso.

Nel momento stesso in cui Gerber la accetta come paziente il suo passata si infrange sul presente, travolgendo lo psicologo con una marea fatta di suoni agghiaccianti, storie inquietanti e la casa delle voci, frammenti di ricordi che ritornano dal passato per perseguitare Pietro. Donato Carrisi senza ombra di dubbio sa come creare personaggi complicati, con storie difficili alle spalle e orrori da vivere ogni giorno, ma quando li crea infonde in loro una scintilla che li rende reali, quasi vivi e tangibili, inserendoli in un labirinto di ricordi e bugie che portano i lettori a percorrere un cammino tortuoso ma emozionante, incollandoli alle pagine con una storia cupa, quasi cinematografica che sembra vivere di vita propria. 

Tra paure radicate nell’infanzia e scheletri nell’armadio, questo romanzo ci catapulta in una realtà che si piega su se stessa in continuazione, trasformando ogni punto di vista in uno diverso, stravolgendo la verità e trasformandola in qualcos’altro, una ricerca dei fatti che va oltre le prove e gli indizi, districandosi nell’intricato labirinto della mente umana, dove un topo può sembrare un elefante e al contrario un mostro può essere solo un uomo mascherato da boia. Non c’è barriera che riesca a contenere tutto questo e per uno psicologo specializzato in ipnosi diventa veramente difficile uscire indenne da ogni seduta, si rischia sempre di lasciarsi attaccato addosso qualche pezzo di quei frammenti di ricordi che sono strappati via dalla mente dei pazienti, quei quadri ricostruiti a forza che ci sembra quasi di vedere ogni volta che si chiudono le palpebre, un po’ come un’ossessione che fatica a scivolare via.

“La casa delle voci” sussurra una storia mai raccontata, fatta di verità mascherata da menzogne, torture crudeli, mostri travestiti da uomini che aspettano solo di poter affondare i loro denti acuminati nella carne delle loro vittime. 

E se da una parte c’era Carrisi, dall’altra ci sono loro, gli Imagine Dragons e la loro Demons a tenermi compagnia in questo lunedì così tetro da far venire i brividi.


Per questo appuntamento è tutto. Alla prossima!

 

 

disclaimer: si ringrazia l’ufficio stampa di Longanesi per la copia omaggio

 

 

 

 

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