Nove C di Dario Ricci | Recensione di Deborah

 

L’ultimo giorno sul ghiacciaio. Con la sua malinconia. Sono stanco e sporco. Poche foto. Le uniche che ho ritraggono il nulla. Sono tutte uguali. Il nulla si assomiglia, però è qualcosa che entra dentro. Non vorresti mai andartene. La neve fa un rumore assordante. Vuole solo essere ascoltata. Con le sue verità che si sciolgono al sole.

 

Editore: Il seme bianco
Data di uscita: 30 agosto 2019
Pagine: 176
Prezzo: 15.90 €
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Diego Capecchi, trentacinque anni. Responsabile marketing di un’azienda di moda. Un lavoro che odia, ma che va inspiegabilmente a gonfie vele. Anni di convivenza con Giulia. Finiti improvvisamente. Lei amante della montagna e alpinista. Lui no, almeno fino al loro incontro. Una passione profonda per le vette esplosa come l’amore per questa ragazza trentina sensibile, imprevedibile e taciturna. Difficile dimenticare. Poi Dafne. Un meraviglioso incastro imperfetto. Saranno le nevi perenni dell’Islanda e un incontro inatteso in un pub di Reykjavík a ricomporre il puzzle della sua vita. Intanto il climber ceco Adam Ondra sarà impegnato con il progetto più difficile mai realizzato in arrampicata. Silence. Difficoltà Nove C.

 

La vita è un viaggio complesso, può essere a tratti doloroso, faticoso, imprevedibile, può riservare bellissime sorprese o altrettante negative, è un percorso composto da discese ma per lo più si cammina in salita; la vita è un cammino arduo ma sempre meraviglioso. La meraviglia è da ricercare in ogni istante, sia in quelli più luminosi sia in quelli oscuri, sia nei tratti in discesa sia nei tratti in salita; per quanto il sentiero possa rivelarsi ripido la bellezza è in tutto ciò che ci circonda, nei panorami mozzafiato incontrati durante la salita verso la vetta, la difficoltà risiede nel saper guardarsi intorno e non fossilizzarsi sui muscoli che bruciano ad ogni passo. Affrontare tutte le sfide che la vita pone sul nostro cammino, passo dopo passo, cercando di non perdere per strada i piccoli istanti di gioia all’apparenza nascosti, nonostante la salita, nonostante il dolore, nonostante si stia tentando una “arrampicata” di difficoltà Nove C.

 

Scalo in base all’umore. Stamattina le sensazioni sono quelle giuste. Il bosco sembra ancora riposare. Oggi riesco a non pensarti. Giulia. Mentre penso di non pensarti, in realtà ti penso lo stesso. Adesso credo di aver capito. Qualcuno ti direbbe che ti porto ancora nel cuore. Io credo invece di portarti più tra le costole. Come una frattura.

 

La montagna è filosofia, è uno stile di vita, è scoperta, è meraviglia. L’amore per la montagna mi ha insegnato ad arrivare fino in cima nonostante la fatica, a godermi la bellezza degli scorci nascosti durante il tragitto; la montagna mi ha fatto capire che vale la pena versare ogni goccia di sudore necessaria lungo il cammino perché la soddisfazione nel raggiungere la meta non ha prezzo. La montagna mi ha insegnato a non arrendermi alla fatica, le bellezze custodite gelosamente in vetta regalano emozioni uniche, indescrivibili, indimenticabili per chi sceglie di conquistarle ma soprattutto per chi desidera lasciarsi conquistare dalla grandezza della natura. Una filosofia in equilibrio tra la tenacia del dover raggiungere la meta prevista e il coraggio di saper rinunciare alla salita quando non è saggio proseguire. In montagna come nella vita è tutto una questione di scelta, il prodotto instabile delle scelte di individui diversi: scegliere di restare e andare avanti oppure girarsi e tornare indietro per un’altra strada. Diego Capecchi, il protagonista di Nove C, sta sperimentando cosa significhi essere in balia delle scelte degli altri, “gli altri” per lui sono Giulia, la donna della sua vita che lo ha scaricato da un momento all’altro scardinando ogni sua certezza. Diego da quando Giulia non c’è più fluttua in un oblio di dolore e solitudine, si limita ad osservare la propria esistenza che scorre monotona davanti ai suoi occhi. Immobile. Silenziosa. Spacciata, come neve al sole.

 

La roccia sembra buona. Solida. Ci si può fidare. Forse. Altri due passi. Aggancia il cliff. Si lega e prende il trapano dall’imbrago. Il rumore mi ricorda che ancora non ho montato la mensola in camera. Dafne. Punti di vista diversi. Sento cadere qualche piccolo sassolino. Abbasso il casco, tenendo stretta la sicura. Nessun problema.

 

Dario Ricci ci guida in un viaggio alla riscoperta di sé stessi, un percorso introspettivo, una salita, una via tortuosa, una strada mai aperta, la strada per ritornare alla vita nonostante la fatica, nonostante il dolore. Perdersi, lasciarsi, ritrovarsi. L’autore con uno stile ironico ed essenziale ci racconta in modo appassionante vicende di vita quotidiana, problematiche nelle quali noi lettori potremmo benissimo ritrovarci. Dario Ricci è riuscito a rendere molto coinvolgente il percorso che porta il protagonista in Islanda ad affrontare una grande sfida: il ghiacciaio Vatnajökull. Mi sono innamorata delle descrizioni di questo ambiente impervio e spietato, immerso nel bianco più candido; mi manca la neve, il suo profumo, la sua bellezza e le sue emozioni. Speravo che in Nove C ci fosse più montagna, ovvero pensavo che la porzione di storia ambientata tra le neve e il ghiaccio fosse più consistente. Riflettendo però la montagna nel romanzo è ovunque: è nel percorso introspettivo che intraprendiamo al fianco del protagonista, una monte da scalare; è in Diego che ci racconta spesso delle emozioni e delle sensazioni provate durante le arrampicate con Giulia. La grande passione del protagonista per le arrampicate nonostante non sia molto bravo mi ha ricordato la mia passione per lo sci. Amo sciare, amo le emozioni che mi regalano gli sci ma allo stesso tempo sono timorosa e poco lanciata, ovviamente non sono una cima, me la cavo, sono una principiante, nonostante un po’ di paura quando aggancio gli sci agli scarponi il sentimento che prevale è la felicità. Grazie a questo ponte e alla predisposizione per le altezze ho provato subito una forte empatia con il protagonista: le sue riflessioni mi hanno portata a riflettere; la sua passione si è intrecciata con la mia; la sua escursione sui ghiacci del Vatnajökull mi ha fatta sognare.

 

I fiocchi scendono dolcemente. Coprono di bianco un orizzonte ancora più bianco. Bianco alla seconda. Cerco di togliere la neve in eccesso con i guanti. Fisso il cielo. È notte. Io però le nuvole le vedo lo stesso. Su. Fra le nuvole sciolte nel blu. Il mio cuore la rabbia il tempo forse tu. Niente più. Disteso con le braccia allargate nella neve. Gelo. Accogliente

 

Diego dopo la rottura con Giulia è infelice, infelice della sua vita, infelice del suo lavoro. Non riesce a capire come andare avanti, è bloccato in un limbo limaccioso che lo fa affondare lentamente. Diego non riesce a capacitarsi che Giulia non è più nella sua vita, che non è più la sua vita; prova senza entusiasmo a tuffarsi in situazioni con persone nuove ma tutte si rivelano fallimenti. È Diego il problema, Diego non vuole lasciare andare Giulia. Poi arriva Dafne, un uragano che lo travolge senza tante pretese, una donna affettuosa e determinata che sa come farsi volere bene, si regala con semplicità senza pretendere, senza forzare la mano. Nonostante le innumerevoli differenze lentamente la giovane si ritaglia sempre più spazio nel cuore di Diego ma non basta, non riesce a scacciare definitivamente Giulia, Giulia aleggia sempre, è l’unica costante, Giulia e la montagna. Un’improvvisa opportunità di lavoro porta Diego in Islanda, una terra aspra e selvaggia dominata dalla natura. Sarà l’immensità della natura, l’essenza della neve e del bianco ad aiutare Diego a ricomporre i cocci di sé stesso e del suo cuore durante l’escursione sulle del ghiacciaio Vatnajökull. Il silenzio del ghiaccio suggerisce al protagonista la risposta corretta, la decisione da prendere per provare ad essere felice, la risposta che da sempre risiedeva in Diego impaziente di essere scoperta.

Nove C è stato un viaggio emozionante, tra ironia, sagacia e riflessione l’autore ci conduce all’interno di una storia di vita normale, una storia in cui possiamo vedere riflessa la nostra storia personale e i problemi contro cui combattiamo ogni giorno. Nove C è un invito a non arrendersi alle difficoltà ma a lottare per trovare la felicità, è un suggerimento ad abbandonarsi tra le braccia della natura per cercare aiuto, per cercare la risposta, per cercare sé stessi.

 

 

 

 

 

 

 

 

Desclaimer: copia ricevuta omaggio

 

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Informazioni su Deborah

Io sono Deborah, una ragazza sognatrice e fantasiosa; con una grande passione per i libri, i film e la scrittura. Sono una ragazza dinamica e attiva, ma quando sento nominare la parola “maratona” mi vedo sul divano con coperta e popcorn a guardare puntate su puntate di serie tv, o la saga completa dei film di Harry Potter!

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