Julie di Don Robertson | Recensione di Deborah

 

Ciao. Mi chiamo Julie, e come nome, beh, non ha niente che non vada, capite? Eppure, suona in qualche modo timido, incerto, e perciò preferirei mi avessero chiamata… uhmm… Julia, se proprio devo essere sincera. O anche… addirittura… Signorina Julia. E il fatto che io confessi una cosa tanto imbarazzante mi rende forse alquanto arrogante o seriosa, o sostenuta? Beh, nel caso, me ne scuso. Non credo di essere arrogante o seriosa, niente affatto.

 

Editore: Nutrimenti
Data di uscita: 3 ottobre 2019
Pagine: 222
Prezzo: 17.00 €
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Julie Sutton è un’aspirante pianista trentanovenne. A un particolare punto della sua vita, volge lo sguardo al passato e libera i suoi ricordi. Tra rivelazioni e menzogne, riflette sul suo rapporto con la madre, con la musica e con i sentimenti, mentre sullo sfondo la storia americana dagli anni Trenta agli anni Settanta segue il suo corso. Julie ripercorre con grave lucidità la propria esistenza in tutta la sua estensione materiale e interiore. Vivace, a tratti lancinante, il racconto della sua vita fuoriesce trasparente dalla memoria, stanando dettagli di eccezionale nitidezza e profondità, nella forma di un resoconto finale, di un’ultima, estrema confessione. La successione cronologica non inquina, non falsa il peso di certi eventi, di certe persone, che resta fisso. È il tono a mutare: tagliente, quando la memoria restituisce episodi del rapporto con la madre, fatto di ricordi che comprendono “anche troppa impazienza e quasi nessuna serenità o risata”; dolce e malinconico quando, in risposta ai suoi numerosi ‘inciampi’, riemerge il senso di un amore limpido, diverso dagli altri, la cui fine ha segnato incontrovertibilmente e prematuramente la sua esistenza.

 

Ad un certo punto nella vita bisogna fermarsi un attimo, fare un bel respiro e guardare indietro piuttosto che avanti; lanciare uno sguardo intenso al proprio passato per tirare le somme su cosa è successo, riflettere su chi siamo stati e soprattutto su chi siamo diventati. Siamo riusciti a realizzare quello che desideravamo? Siamo felici? Personalmente non ho ancora vissuto questo momento, ne ho sentito parlare e sono certa che prima o poi arriverà, prima o poi mi troverò con me stessa a riflettere per rispondere a queste domande. Proprio come è successo a Julie Sutton, attraverso la voce di Don Robertson ci racconta la sua storia, il suo passato, sé stessa.

 

Distolsi lo sguardo da lui. Non mi aveva ancora detto che mi amava. Mi aveva già spiegato – non so quante volte – che voleva semplicemente essere sicuro. Strano. Da un lato, mi chiamava “la principessa dorata”. Dall’altro, si rifiutava di dirmi le parole che volevo sentire. Sbattei le palpebre. Era un pomeriggio caldo e il giorno splendeva.

 

Dopo aver ultimato la lettura di Julie mi chiedo sinceramente come ho potuto non leggere nulla di Don Robertson fino a questo momento; come avevo previsto è stato amore a prima vista con questo scrittore. La voce di Robertson è forza, bellezza e musica; un inno che ci racconta l’America delle persone comuni, la realtà dietro il sogno americano, la lotta per la sopravvivenza. Non è tutto oro ciò che luccica. Assistiamo alla facilità con cui è possibile perdersi per strada e non ritrovare mai più una via sicura e lastricata; accompagnate per mano da demoni come l’alcool, le persone semplici sono spinte sempre più sul fondo di una vita vuota e triste, un’esistenza dedicata quasi unicamente alla fatica e alla sopravvivenza. Don Robertson in Julie ci racconta la vita e i sogni di una ragazza nata in un piccolo paese; la storia è cruda, violenta, dolce, frizzante, sfavillante e tenebrosa, una vicenda che emoziona il lettore e trasmette tantissime sensazioni differenti. Robertson ha una capacità strabiliante di arrivare al cuore del lettore; mi ha travolta con la potenza di un uragano, mi ha incollata alle sue pagine con la sua semplicità, perché in fin dei conti non è facile rendere appassionante ciò che a prima vista può sembrare normale.

Più tardi, udimmo uno strano baccano provenire da dietro il cielo, e ci dirigemmo verso il punto da cui era giunto il rumore e, ah, ah, uh, uh, c’erano danze e balli, scanditi da una musica potente e segreta. I messicani facevano schioccare quei loro strani strumenti che schioccavano, e l’aria era giustamente densa, e tutti ci stringevamo la mano e ci dicevamo, ehi, ciao, è stato bello conoscerti. E ci abbracciavamo anche, per quanto mi pare di ricordare.

 

Julie Sutton ci racconta la sua vita, anno per anno ripercorriamo al suo fianco la sua storia: dagli anni Trenta in cui era una bambina, fino ad arrivare all’età adulta negli anni Settanta. Julie all’età di trentanove anni, in un momento molto duro della sua vita, sente l’esigenza di liberare le sue memorie e dar voce ai suoi ricordi senza filtri né bugie; la protagonista si ferma a riflettere sul passato, fa il punto della situazione per poi essere pronta a scrivere l’ultimo capitolo. La sua storia è a tratti feroce, cruda e violenta, a tratti invece dolce e speranzosa; è una storia di vita reale con tutte le sue imperfezioni. Julie non è perfetta, la sua vita non è stata perfetta. La protagonista ci narra sé stessa in ordine cronologico, anno dopo anno ci rende partecipi a trecentosessanta gradi della sua vita materiale ed emotiva, ripercorrendo quarant’anni di storia americana. Inizialmente Julie sembra in difficoltà a mettersi a nudo con noi lettori, piccola, fragile, umana; molto spesso troviamo parentesi in cui cerca di giustificarsi ai nostri occhi per aver commesso una certa azione, per aver preso una certa decisione o per aver partorito una tal considerazione. L’incertezza della protagonista scema mano a mano che avanza con il racconto, come se non desse più peso alla possibilità di essere oggetto dei nostri giudizi ma si curasse solo del proprio bisogno di raccontare ed esternare la propria essenza in tutta sincerità. Sincerità. La sincerità alla fine risulta essere sempre la via migliore, non ci certo la più semplice, forse è per questo che Julie nella vita ha scelto di prendere molte scorciatoie mentendo. Dove la ha portata questa scelta di vita? Alla deriva, come un palloncino strappato dal vento di mano ad un bambino.

Julie è un romanzo davanti al quale non si può rimanere impassibili, è emozione e coinvolgimento, è speranza, lacrime e dolore, è sentimento. Quest’opera mi ha fatto innamorare dello stile di Don Robertson, crudo, tagliente, veritiero. Non vedo l’ora di immergermi tra le pagine di un altro suo romanzo!

 

 

 

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Desclaimer: si ringrazia l’ufficio stampa di Nutrimenti per la copia omaggio

 

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