Let’s talk about: La voce del branco. I predatori di Gaia Guasti

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Dopo “Gli Eredi”, Gaia Guasti torna in libreria con il secondo capitolo della trilogia “La voce del branco”, “I predatori”. Con quello stile che ho ormai imparato ad amare la Guasti ci racconta uno squarcio di attualità in un romanzo fantasy per ragazzi.

Data di uscita: 15 Novembre

Acquistalo subito: La voce del branco. I predatori

Editore: Camelozampa
Collana: Le Spore
Traduzione: Gaia Guasti, Sara Saorin
Genere: Fantasy, thriller psicologico, Young Adult
Prezzo: € 15,90
Pagine: 202

15 novembre, ma un anno dopo. Dopo lo choc della rivelazione, Mila, Tristan e Ludo si sono adattati alla loro nuova condizione e passano lunghe nottate all’aperto, correndo nel cuore della foresta, riuniti dalla voce del branco. Mentre la lupa rossa in segreto si riprende dalle sue ferite, un nuovo inquietante animale vaga nel loro territorio, minando il fragile equilibrio del trio. Ma, altrettanto pericolosa, grava anche la figura di uno psichiatra deciso a limitare la libertà dei ragazzi.

Le cose cambiano, ma una tradizione è pur sempre una tradizione. Il 15 novembre non è solo la data di uscita del nuovo capitolo de “La voce del branco”, ma anche la data che Mila, Tristan e Ludo hanno scelto per festeggiare il loro compleanno alla  Sorgente dei Lupi dove tutto è cominciato e la loro condizione è mutata, l’aggressione da parte dei lupi li ha trasformati in licantropi e da quel momento niente è più stato lo stesso.

Un anno dopo quel terribile evento i tre sono cambiati, hanno accettato la loro nuova natura e stanno provando a vivere una vita normale, ma tenere a bada il lato più selvaggio non è così semplice, non quando la voce del branco sovrasta la loro routine, creando una sorta di spaccatura nel momento in cui percepiscono un nuovo e indesiderato ospite nella radura, qualcuno che non riescono a mettere immediatamente a fuoco ma che poco a poco si rivela essere invece un personaggio interessante, caratterizzato alla perfezione da Gaia Guasti.

Yoro, è questo il suo nome, si ritrova a vivere una condizione differente dal trio. Ricoverato nella clinica dove lavora la madre di Mila, quest’ultima entra a contatto con una realtà agghiacciante, fatta di imposizioni e che rischia di compromettere la natura del nuovo arrivato, un ragazzo che ha subito fin troppi torti dalla vita e che cerca di essere finalmente libero. 

“All’improvviso, Ludovic si ricordò. I loro tre compleanni, che avevano l’abitudine di festeggiare assieme. Il motivo del loro appuntamento, il 15 di novembre, alla sorgente. Era da così tanto tempo che avevano quel rituale, che non c’era più bisogno di ricordare come fosse nato”.

Come se non bastasse uno psichiatra, il dottor Chastel, sta cercando in tutti i modi di far passare la licantropia come un disturbo mentale, qualcosa che andrebbe curata con una rigida terapia affinché i pazienti più problematici non possano aggredire nessuno. C’è dell’odio, ignoranza e un velo di discriminazione quando si tratta di affrontare i suoi casi, priva i suoi pazienti della loro anima perchè li vorrebbe come marionette di carne privi di volontà.  È un momento delicato per Milù, Tristan e Ludo dove separarsi potrebbe mettere a dura prova il legame che li unisce, lo stesso che ha permesso loro di superare ogni cosa.

Con Gli Eredi l’autrice aveva già dato prova della sua bravura nel trasformare un fantasy in un viaggio di crescita, un percorso tortuoso che i suoi personaggi intraprendono uscendone arricchiti, ma soprattutto rafforzando il loro legame, ma devo essere onesta con I Predatori si è persino superata: ha aggiunto un po’ di realismo e problematiche sociali a quella che era già per me una storia eccezionale. Questo è il caso in cui un seguito mostra tutta la sua potenza narrativa arrivando al cuore dei lettori, riportando personaggi ai quali mi ero già affezionata per metterli dinnanzi a un nuovo ostacolo insormontabile.

Ne I Predatori il fantastico si riversa sulla realtà mostrandone il lato più crudo, creando nuove sbarre che possano imprigionare anime libere ed è qui che Gaia Guasti riesce come sempre a superare quella barriera di carta, i suoi personaggi sembrano vivere grazie alla sua prosa suggestiva in grado di tirare fuori il meglio dalla sua storia e dalle sue creature. Senza ombra di dubbio questa è una di quelle trilogie che si finisce per amare e il fatto che nel maggio 2020 arrivi l’epilogo mi mette sì un po’ di tristezza ma allo stesso tempo provo gioia nel sapere che rivedrò ancora personaggi che mi sono rimasti nel cuore.

«La violenza può essere contagiosa, Mila. Anche la sofferenza. E quel ragazzo è un nodo di dolore».

 

 

 

 

 

 

 

disclaimer: si ringrazia l’ufficio stampa di Camelozampa per la copia omaggio.

 

 

 

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