Let’s talk about: La voce del branco. Gli eredi di Gaia Guasti

Instagram: @brivididicarta | @lastambergadinchiostro

Oggi parliamo del primo capitolo di una trilogia young adult, ovvero “La voce del branco. Gli eredi” di Gaia Guasti, tassello de Le spore di Camelozampa, tradotto dalla stessa autrice insieme a Sara Saorin.

Data di uscita: 16 Maggio

Acquistalo subito: La voce del branco

Editore: Camelozampa
Collana: Le Spore
Traduzione: Gaia Guasti, Sara Saorin

Prezzo: € 15,90
Pagine: 232

Anche quest’anno, Mila, Ludo e Tristan si sono dati appuntamento alla Sorgente dei Lupi per festeggiare i loro compleanni. Ma questo 15 novembre, i tre ragazzi vengono attaccati da tre lupi che sembrano averli scelti.
Niente sarà più come prima e la necessità di un’esistenza selvaggia diventerà sempre più forte. Una voce potente
esplode nelle loro teste, mentre una lupa rossa li bracca senza tregua e nel bosco si susseguono macabri ritrovamenti.

Una Gaia Guasti inedita in un romanzo teso e serrato, che mescola il thriller psicologico e il fantastico.

Di giornate come queste ci vorrebbero un po’ di più. Giornate in cui il sole è alto nel cielo, si respira già il profumo d’estate e ci si riesce a fermare un momento per assaporare un briciolo di spensieratezza, per poi tornare alla realtà frenetica, dove non si è mai in tempo per tutto. Come ho detto, per fortuna esistono giornate come queste che allontanano il caos urbano per lasciare spazio a una piccola oasi dove rifugiarsi in compagnia di un amico fidato, come un libro.

Quindi oggi dimentichiamo per un momento lo stress e la negatività per parlare di un romanzo che mi ha tenuto compagnia durante la mia assenza alla stamberga, La voce del branco. Gli eredi di Gaia Guasti, primo capitolo di una trilogia francese che mischia sapientemente l’elemento fantastico a un thriller psicologico per giovani adulti, il cui risultato è una storia di formazione dove i giovani protagonisti crescono e scoprono il loro “lato selvaggio”, che emerge quando meno se lo aspettano, come se l’istinto innescasse dentro di loro una reazione che trasforma il corpo, portandoli a diventare qualcosa di nuovo, famelico e di cui avere paura.

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Questa volta il tassello de Le spore esplora l’adolescenza attraverso la licantropia, portando tre amici, Mila, Ludo e Tristan a diventare parte di una credenza popolare, derivata dal folclore, che nella loro piccola cittadina diviene reale, proprio come lo è il giorno o la notte. Alla Sorgente dei lupi, durante una giornata di festeggiamenti, qualcosa di terribile accade, i tre amici vengono aggrediti da lupi e da quel momento la loro vita cambia, si trasforma, innescando quella reazione che porta l’istinto a prevalere sul corpo, annebbiando la ragione e amplificando il desiderio di nutrirsi, di cacciare.

La licantropia tuttavia è anche una vera e propria metafora sull’adolescenza, un periodo irruento che viene vissuto in maniera intesa. L’autrice avvicina la lente d’ingrandimento sulla vita dei giovani protagonisti che popolano queste pagine per mostrare come la condizione di licantropo, oltre a creare problemi, liberi la loro vera essenza che è in parte collegata alla natura ed è per questo motivo che l’ambientazione è così suggestiva, ricca di dettagli, un luogo in cui perdersi tra il verde e l’immensità della foresta. È anche un modo per venire a patti con quei sentimenti contrastanti che si provano quando si è ragazzi, in balia dei cambiamenti sia fisici che psicologici.

Ciò nonostante questo romanzo per quanto intenso riesce a mostrare anche la sua sfumatura più cupa quando una lupa rossa comincia a braccare senza sosta i protagonisti, portandoli a sbandare lungo la strada, a cercare nel passato le risposte alle loro innumerevoli domande. Intanto una scia di sangue traccia il sentiero della loro nuova esistenza, un mondo crudo e violento che non da scampo, o sei preda o sei predatore. 

Quella de “La voce del branco” è una storia di amicizia mescolata alle leggende che da secoli avvolgono i boschi in una fitta nebbia fatta di folclore e terrore, dove per quanto contraddittorio possa sembrare si assapora un senso di libertà che esplode in tutta la sua potenza grazie allo stile magnetico di Gaia Guasti, che trasforma una tragedia in un nuovo inizio. Devo essere onesta, sono curiosa di leggere gli altri capitoli perchè questo primo volume è riuscito in tutto e per tutto a catturarmi in pieno.

“Hotel Bonbien fa parte di me, proprio come le mie braccia e le mie gambe. Se qualcuno mi chiedesse che odore ha, risponderei che profuma di quelle piccole mele già un po’ avvizzite. Di cornetti appena sfornati e della minestra di verdure salata che fa mia madre”.

 

 

 

disclaimer: si ringrazia l’ufficio stampa di Camelozampa per la copia omaggio.

 

 

May the Force be with you!
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