Polom Project di Stephenie Queen | Recensione di Deborah

 

La pioggia scendeva costante, accompagnata da un vento e un’umidità così insidiosi da infilarsi nelle ossa come un virus contagioso che infetta anche l’umore. Il mio, d’umore, era già compromesso, definitivamente, e in qualche modo salutavo quel cielo plumbeo e minaccioso come un sodale che si adeguava al mio dolore.

 

Editore: Intrecci Edizioni
Data di uscita: febbraio 2020

Dopo l’inspiegabile omicidio che ha sterminato le loro famiglie e la successiva scomparsa del loro padrino, Emily e Tom sono gli unici eredi del POLOM, un progetto scientifico in grado di rivoluzionare la conoscenza condivisa dalla comunità scientifica sulla vita del nostro e degli altri pianeti. A un mese dal tragico evento, quando le loro esistenze sembrano sul punto di riassestarsi, i due ragazzi si ritroveranno braccati dagli USMC, determinati a impadronirsi del POLOM. Costretti alla fuga, nel mezzo della White Mountain National Forest, si imbatteranno in Michael, un marine che sembra volerli aiutare e che invece si rivelerà un personaggio losco e compromesso. La loro avventura li condurrà nel luogo più misterioso della Terra, l’Area 51, dove, prigionieri della MASA, un’associazione militare segreta, dovranno combattere per sfuggire ai loro aguzzini. Riusciranno a salvarsi, a proteggere il POLOM e a scoprire la ragione per cui quelle ricerche sono così ambite?

 

Purtroppo il mio periodo no con la lettura sembra aver lasciato un ultimo strascico, un ultimo (spero) colpo di coda per enfatizzare la complessità di questo periodo. Oggi parliamo di Polom Project di Stephenie Queen, un romanzo che mi aveva incuriosita molto ma non mi ha convinta.

 

 Anzitutto avrei dovuto procurarmi un’arma di difesa, così rovistai tra gli oggetti sparsi qua e là e trovai un bisturi che subito infilai nella tasca della felpa. Successivamente, dopo aver controllato dal buco della serratura che la via fosse libera, uscii e tornai dal mio ragazzo: avrei seguito il loro stesso programma
sperando che quella mossa, per quanto avventata, si ritorcesse contro quegli aguzzini.

 

Come mai sono stata incuriosita da questo romanzo? Il fattore che mi ha attirato di più è il fatto di condividere con l’autrice l’amore per il Re del brivido, Stephen King; inoltre lo pseudonimo dell’autrice, Stephenie Queen, è ispirato proprio a lui. Già questo mi sembra un motivo sufficiente per trovare lo slancio necessario a buttarmi nelle braccia dell’ignoto, ma se non bastasse la copertina di Polom Project ricorda molto il mio romanzo preferito di King, 22/11/’63. Io amo alla follia 22/11/’63, è un romanzo che ha saputo rubarmi il cuore, sono davvero pochi i libri che riescono a suscitarmi un effetto simile, per cui al pensiero di ritrovarlo anche solo un po’ nella copertina mi ha infuso una carica di energia e buonumore. Avrei quindi potuto resistere? Assolutamente no! Considerando questi fattori avevo un’aspettativa davvero alta, forse è stato proprio questo grande hype a rivelarsi un’arma a doppio taglio: da una parte è stato un fattore positivo per spingermi a tuffarmi in una lettura sconosciuta, dall’altra l’impossibilità oggettiva di accostarsi a Stephen King. Non fraintendetemi, non credo che l’autrice abbia voluto in alcun modo paragonarsi al grande autore, forse più rendergli omaggio per le sue meravigliose storie, ma infondo da lettrice è stato impossibile durante la lettura non pensare a Stephen King, alle sue opere e al suo stile.

 

Domani! Esclamai tra me, tuttavia, mi trattenni dal dire qualunque cosa perché, sapevo che lo sceriffo non ci avrebbe mai permesso di andare a quell’appuntamento da soli. Inoltre, ero certa che se avevano stabilito di incontrarsi a un orario insolito in una landa desolata, significava che non volevano dare nell’occhio.

 

Ho cercato di recludere in un angolino buio della mia mente l’stinto di paragonare il romanzo di Stephenie Queen a quelli firmati da Stephen King, insomma non è stato semplice per i motivi che vi ho elencato sopra ma soprattutto non ho potuto non notare alcuni punti in comune. La vicenda di Polom Project si svolge per lo più tra fitte e oscure foreste, in molti romanzi del Re i boschi e le foreste sono ricorrenti; il Maine e le sue piccole cittadine sono luoghi chiave in cui Stephen King ambienta i suoi romanzi, i protagonisti di Polom Project vengono condotti in un luogo impreciso e selvaggio di questo stato; alcuni punti alla base del romanzo di Stephenie Queen sono la scienza, la fantascienza e gli alieni, come lo sono anche in diversi romanzi di King. Per un appassionato di Stephen King queste associazioni credo siano molto istintive, comunque sono sicura che avrei maturato in ogni caso le mie considerazioni su Polom Project. Protagonisti di Polom Project sono Emily e Tom, due dottorandi che hanno da poco perso le proprie famiglie. In seguito all’assassinio dei famigliari i due giovani sono diventati gli unici eredi inconsapevoli del POLOM, un misterioso progetto a cui i loro cari stavano lavorando da tempo che avrebbe rivoluzionato le conoscenze riguardo gli alieni. La tematica in sé è molto interessante, chi non è affascinato dalla vita aliena? Purtroppo però in tutto il romanzo, che in realtà è più un racconto breve, è rimasta sempre molto fumosa.

 

 L’impulso di scattare verso quella casa, per domandare aiuto, era forte, tuttavia riuscii a mantenere il controllo e razionalizzare. Come avrebbe preso il proprietario la nostra richiesta? Al giorno d’oggi, nell’epoca degli smartphone, nessuno avrebbe creduto a tre persone disperse nel bosco che chiedevano di entrare per usare il telefono, sarebbe sembrata la classica scusa utilizzata da film horror scadenti.

 

Principalmente il romanzo è il racconto della fuga rocambolesca di Emily e Tom, i protagonisti vengono ad intervalli regolari acciuffati da un gruppo di militari pericolosi con l’obbiettivo di appropriarsi del POLOM. Purtroppo alla fine della lettura non conosceremo nulla di molto preciso riguardo questo progetto scientifico, sappiamo che si tratta di uno studio segreto che avrebbe rivoluzionato la conoscenza sugli alieni, in tre righe ci è stata confermata la presenza di vita su Marte e la possibilità di riprodurre le cellule aliene con un stampante 3D; tutto questo risulta essenziale per la realizzazione dei piani malvagi dell’organizzazione sulle tracce del POLOM. Purtroppo la rapidità e il poco approfondimento dedicato alla tematica fondamentale del romanzo mi ha trasmesso la sensazione che l’intera avventura sia un po’ “campata per aria”, ed è un vero peccato perché di base l’argomento è molto interessante, poteva facilmente appassionare. Lo stile di scrittura di Stephenie Queen è molto semplice e scorrevole, ho trovato poco incisivi i dialoghi e specialmente non mi è piaciuto in un romanzo thriller che i due protagonisti si chiamassero spesso “amore”. Tenero? Sì. Adatto? No. I personaggi sono poco approfonditi, non ho avuto grande empatia con nessuno di essi; specialmente con Emily, il suo modo di credersi e volersi mostrare una dura mi è parso poco credibile, mi è sembrato invece interessante Myers, l’antagonista.

Polom Project si è rivelata una lettura poco mordente, i suoi tratti fumosi non mi hanno appassionata.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Desclaimer: si ringrazia l’ufficio stampa di Intrecci Edizioni per la copia omaggio

May the Force be with you!
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