Tea time: #BestBooks – I migliori romanzi che ho incontrato

 

Settembre è arrivato già a metà corsa, ormai gli ombrelloni sono decisamente tutti chiusi e la vita ha ripreso la solita routine. Settembre è il mese in cui bisogna ricominciare, porta con sé sempre un nuovo inizio, un po’ come il primo giorno di gennaio, si lancia un’occhiata all’anno appena trascorso per tirare le somme e porsi nuovi obbiettivi.

Questa particolare atmosfera mi ha spinta a riflettere sui romanzi che ho incontrato fino ad oggi, vorrei fermarmi qualche minuto e capire quali sono le letture che sono riuscite a rubarmi il cuore, quei romanzi che non sono solo bellissimi ma molto di più. Letture che sono riuscite a seminare e germogliare dentro di me, libri che ricordo sempre con immenso affetto e in cui non vedo l’ora di tuffarmi di nuovo, per una rilettura completa o anche solo dei passaggi che ho amato di più.

Bando alle ciancie, è ora di lasciare il posto ai miei romanzi preferiti di sempre!

P.S. La saga Harry Potter non figurerà il questo elenco, che non è assolutamente una classifica, perché è per me è qualcosa di ancor più speciale.

 

 

 

22/11/’63 di Stephen King

Ho impiegato circa una ventina di giorni per terminare la lettura del romanzo, ci ho messo “tanto” perché dovevo staccarmi a forza dalle pagine, questa storia su di me ha avuto un effetto magnetico, non smetterei mai di proseguire ma allo stesso tempo vorrei rallentare per non divorarla troppo in fretta. Sono parte delle sensazioni che mi ha suscitato questo romanzo, io credo che quando un’opera riesce ad arrivare così in profondità nei lettori, sia un vero capolavoro.

La vicenda è narrata con maestria, è molto scorrevole ed avvincente, è ricchissima di dettagli, non risulta mai banale o noiosa anche quando è l’elemento politico a dominare. Se non si è appassionati o interessati, la politica può risultare pensante ma King è riuscito a rendere questo tema e le parti del romanzo dedicate principalmente ad essa interessanti. I personaggi principali sono davvero fantastici, arrivano al cuore del lettore e non ci si può proprio non affezionare ad essi: alcun di loro sarebbero da prendere come esempio per la caparbietà, per la generosità e la determinazione. Il mondo degli anni Sessanta è troppo affascinante, pare davvero di essere lì al volante di macchine con gli alettoni, a ballare il lindy-hop, a guardare film nei drive-in; è tutto descritto nei minimi dettagli, con grandissima cura e passione, si vede che alle spalle di questo romanzo c’è una minuziosa ricerca e informazione

 

 

Pomodori verdi fritti al caffè di Whistle Stop di Fannie Flagg

o stile di scrittura di Fannie Flagg mi ha conquistata, non vedo l’ora di leggere tutti gli altri suoi romanzi ma, allo stesso tempo sono intimorita che non suscitino in me tutte le emozioni che mi ha regalato Pomodori verdi fritti, per questo sto temporeggiando. Il suo stile di scrittura è unico, vi garantisco che sarete risucchiati nel romanzo e vi sembrerà davvero di vagare lungo le polverose stradine di Whistle Stop negli anni 20. L’autrice riesce a caratterizzare magistralmente tutti i suoi personaggi, riesce a renderli vivi attraverso il proprio modo di scrivere che diventa unico e differente per ognuno di essi.

L’intera vicenda viene narrata in modo molto particolare, cercherò di spiegarvi per quanto posso, è davvero singolare e andrebbe vissuta. Principalmente i fatti sono esposti da un’arzilla vecchietta, Ninny Threadgoode, che racconta della sua gioventù, delle sue avventura e semplicemente della vita vissuta a Whistle Stop dai suoi abitanti, partendo dagli anni venti.

 

 

Canto della pianura di Kent Haruf

Respiriamo aria di passato, del presente che si trascina quasi immutabile giorno per giorno, del futuro che tarda ad arrivare. Ci troviamo catapultati nelle normali, quasi banali, vite delle persone del luogo; vi sembreranno semplici ma vi assicuro che non vorreste mai abbandonarli. Lo stile di scrittura di Haruf è musicale, un eco che vi affascinerà incollandovi alle pagine del suo romanzo; una scrittura lineare ed immediata, risulta perfetta per essere la voce del popolo. Come vi ho appena accennato l’autore scrive in modo semplice, utilizza un linguaggio comune, articolato in modo magistrale.

Le malinconiche e solitarie storie degli abitanti di Holt ci faranno perdere nelle atmosfere del sud degli Stati Uniti. Canto della pianura è un romanzo indimenticabile, non vedo l’ora di ritornare nella piccola cittadina.

 

 

Crepuscolo di Kent Haruf

Lo stile di scrittura di Kent Haruf è una dolce melodia. Armonico, leggero e delicato, una voce che saprà avvolgervi e condurvi per mano tra le tortuose e polverose strade di Holt. Ho trovato fosse la perfetta espressione del popolo, la voce di persone comuni che raccontano la propria storia.

Parliamo dei miei personaggio preferiti, I fratelli McPheron: Raymodn e Harold. La vita dei vecchi allevatori procede regolare, tra la casa, il lavoro, Victoria e la piccola Katie. La giovane sconvolse le esistenze dei due entrando di prepotenza ma allo stesso tempo con titubanza nella vecchia casa padronale. Mostrò ad Harlod e a Raymond che il cambiamento può sempre sconvolgere le nostre vite, per quanto sembrino immutabili. Abituati alla nuova routine, un altro cambiamento è in vista: Victoria avrebbe frequentato l’università ad un paio di ore di distanza da Hotl. I due fratelli sarebbero tornati soli ad occuparsi del loro bestiame fino a che non sarebbero tornate a casa

 

 

Benedizione di Kent Haruf

aruf è uno dei miei scrittori preferiti, quindi non ho potuto non amare l’ultimo episodio ambientato ad Holt. Holt è quel luogo immaginario che pare esistere davvero, se dovesse figurate sulla cartine non ne resterei per niente sorpresa. Ogni volta che apro un romanzo di Haruf mi sento subito a casa, è come se gli abitanti di Holt fossero conoscenti, persone che potrei incontrare per strada. Sia l’ambientazione e sia i personaggi sono molto rustici ed agresti. Il tempo passa ma è come se Holt fosse immutata e immutabile, sono sicura che esisterà per sempre. Lo stile di scrittura di Haruf è una superba sinfonia, scorre veloce e dolce, è un piacere leggere le sue parole. La sua semplicità rende tutte le sue storie e i suoi personaggi magici.

Quello che si legge in Benedizione non sono favole o elementi impossibili, è la vita vera, nuda e cruda; vengono trasmesse al lettore tante emozioni e sentimenti, è impossibile non entrare in empatia con Tutto. Questo romanzo, così come Canto della pianura e Crepuscolo, mi sono entrati nel cuore, io ho lasciato un pezzetto del mio cuore ad Holt. Credetemi, se vi capita di visitare Holt  non la abbandonerete mai veramente.

 

 

Salvare le ossa di Jesmyn Ward

Protagonisti della storia sono i membri della famiglia Batiste, veniamo immersi nella loro realtà dura e degradata, caratterizzata da una sorta di lotta per la sopravvivenza, e proprio di sopravvivenza parleremo. I Batiste vivono in una casa immersa nel selvaggio bayou, precisamente nella “Fossa”, una depressione causata dall’estrazione di argilla, sono isolati e circondati dai boschi. La loro modesta dimora sta lentamente cadendo a pezzi, il caos è dentro e fuori casa, dentro e fuori i suoi abitanti; tutto il terreno esterno è polvere rossa e rifiuti di ogni genere. L’aria è resa irrespirabile dall’umidità della stagione ma è anche appesantita dalla polvere e dal puzzo di spazzatura che viene spesso bruciata. Questo fazzoletto sterile è popolato dalle galline della famiglia, che lasciate a sé stesse depongono le loro uova in ogni anfratto generato dai resti di elettrodomestici, macchine e macchinari vari. Regna un senso di immobilità e di attesa.

Questa atmosfera di apparente tranquillità è data dall’attesa e dal seguire costantemente l’evoluzione di un uragano che imperversa nel Golfo del Messico. Il padre di famiglia, il signor Claude, è sicuro che di lì a breve anche il Mississippi verrà flagellato da un nuovo e tremendo evento naturale, così come successe nel 1969, quei territori furono travolti da Camille.

 

 

Una vita da libraio di Shaun Bythell

Una vita da libraio è stata la lettura che ho amato di più in questi ultimi mesi, desideravo tanto leggere questo romanzo e quando mi sono persa tra le righe scritte da Shaun Bythell non volevo proprio finisse la magia del suo racconto. Il romanzo è davvero particolare, una piccola ma grande perla, si tratta di un diario giornaliero scritto realmente dall’autore durante i suoi giorni di lavoro. Pronti a rimanere affascinati da una grande libreria?

Shaun Bythell ha sempre avuto la passione per i libri, decise di rilevare la libreria The Book Shop (di cui vediamo l’ingresso) nella cittadina scozzese di Wingtown, nella regione del Galloway. Wingtonw è considerata “la città del libro” proprio per la presenza di numero considerevole di librerie e attività dedicate alla letteratura. In poche frasi organizzerei all’istante un viaggio alla scoperta della Scozia e di questa magica cittadina dipinta come un paradiso per i lettori. Prima o poi cercherò realmente di realizzare questo obbiettivo perché Una vita da librario è riuscito a ritagliarsi un posto speciale per me, è entrato in quella cerchia ristretta di libri che riescono a rimanere sempre a cuore e che non vedo l’ora di rileggere.

 

 

Il diner nel deserto di James Anderson

Giusto oggi il caldo torrido fuori stagione sembra aver allentato la sua morsa, ma il deserto sembra essere sempre riarso dal sole e spazzato da venti densi e polverosi. In questi luoghi così lontani dalla civiltà è la natura più selvaggia a dominare, se si seglie il deserto bisogna mettere in conto di dover prostrarsi al suo volere inarrestabile. Il protagonista della storia è Ben Jones, camionista e proprietario della Ben’s Desert Moon Delivery Service, percorre ogni giorno la statale 117 per effettuare le consegne a chi ha deciso di isolarsi in questi luoghi dimenticati. Sopravvivere nel deserto è davvero difficile, Ben infatti è sull’orlo della bancarotta, ormai non riesce più a tener conto di tutte le spese che dovrà affrontare, di lì a poco sarà costretto a restituire il suo camion alla società di leasing e ad abbandonare la 117 e i suoi clienti. Ben Jones è l’unica persona che effettua consegne lungo quella lingua di terra che termina bruscamente contro il fianco roccioso della mesa, la strada semplicemente finisce senza spiegazioni o cerimonie. Percorrere tutti i giorni circa 150 chilometri nel deserto è sempre una sfida, tra la polvere rossa, il caldo soffocante, le buche disseminate lungo la strada, le piogge torrenziali in agguato, il pericolo è sempre massimo.

 

 

Jurassic Park di Michael Crichton

Michael Crichton narra la sua storia con voce davvero magistrale, le sue parole scorrono veloci e ci catapultano in una realtà sconosciuta, sospesa tra presente ed un lontano passato. L’autore arricchisce la narrazione di dettagli molto interessanti, il romanzo è molto curato anche dal punto di vista scientifico, i personaggi cercano di dare un senso e una base veritiera al fatto che grazie all’ingegneria genetica i dinosauri camminano nuovamente tra noi. A questo proposito più volte mi sono chiesta se sarebbe davvero possibile riportare alla vita una creatura estinta da milioni di anni, ormai ci sono molte meno barriere e quello che sembra impossibile in realtà lo è,non faticherei a credere che possa essere costruito un Jurassic Park; magari chi è a conoscenza di questi segreti ha solo più buon senso del nostro John Hammond. Immaginate avere la possibilità di vedere un vero dinosauro, io ne sarei entusiasta e non mi preoccuperei minimamente di venire mangiata! Immaginate udire un vero T-Rex fare “Roar”!!

 

 

Sono davvero super curiosa, quali sono i vostri romanzi preferiti di sempre?

 

 

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