The Whispering Room: Khatru di Riccardo Pro

 

Ricordati che qualsiasi momento è buono per cominciare. Apprendi dagli audaci, dai forti, da chi non accetta compromessi, da chi vivrà malgrado tutto. Alzati e guarda il sole nelle mattine e respira la luce dell’alba. Tu sei la parte della forza della tua vita. Adesso svegliati, combatti, cammina, deciditi e trionferai nella vita; Non pensare mai al destino, perché il destino è il pretesto dei falliti.
(Pablo Neruda)

 

Torna la nostra rubrica The Whispering Room, oggi partiamo alla scoperta di un romanzo storico intitolato Khatru di Riccardo Pro. L’autore ci anticipa: È la storia di una spedizione di esploratori nella Yakuzia siberiana nell’anno 1638, a metà tra storicità e finzione, avventura e meraviglia,
terrore e mistero. Non perdetevi l’intervista per saperne di più!

 

Editore: Eretica Edizioni
Data di uscita: 21 ottobre 2020
Pagine: 196
Prezzo: 16.00 € 

1638. Michail Fëdorovič, primo zar Romanov, invia una spedizione a esplorare un’area remota e ancora
vergine della Siberia lungo il fiume Vilyuy. Il romanzo segue la storia avventurosa e drammatica di questo
gruppo di temerari, attraverso le voci alternate di due personaggi molto diversi, Simon Dejnev – un giovane
riflessivo tenente della guardia, l’uomo che dieci anni dopo scoprirà il passaggio tra Artico e Pacifico – e
l’irrequieto e vitalissimo capitano cosacco Aleksander/Sasho Hovorov, brutale ma colto, avido ma capace di insospettate introspezioni e speculazioni. A comandare la spedizione è il colonnello di cavalleria russo Pavel Majtakov, e ne fanno parte – oltre alle voci narranti – il medico veneziano di origine ebrea David Cornaro, il naturalista francese Henri de la Palme conte di Deville, il cartografo siriano Bassam ibn-Tahit inviato dal sultano Murad IV, la guida/interprete evenka Mevan, più alcuni russi, cosacchi, tartari, yakuti e un mongolo. Fin dall’inizio il viaggio si preannuncia difficilissimo. Addentrandosi nel territorio, forti di invenzioni moderne come il cannocchiale ma alla deriva di un mondo arcaico ed estremo, febbricitante di sogni, visioni ed esperienze sciamaniche, i Nostri trovano aree commercialmente ricchissime (animali dalla pelliccia pregiata, giacimenti minerari), ma anche pericoli in quantità. Rabbrividiscono all’apparire di ombre minacciose all’incerto confine tra realtà esterne e tutte interiori. Un romanzo che non pretende di dare risposte ma pone senz’altro molte domande sulla forza invisibile che condiziona i destini, sullo sfondo di un paesaggio grandioso e fluido, quasi possedesse una sua volontà.

 

#Bottaerisposta

 

 

  • Come è nata l’idea di Khatru?

Era una notte buia e tempestosa… e con le mie figlie in una casa in montagna non sapevamo come ammazzare la serata. Quindi, proposi loro di inventare insieme una storia d’avventura con animali feroci, una gelida foresta e fantasmi terribili. Appiccicai quei post-it su un foglio che poi ritrovai un anno dopo su uno scaffale. Lo aprii e rimasi a guardare quegli spunti e mi dissi: facciamo sul serio. La storia d’avventura è diventata un thriller storico, un survival in ambiente polare, un romanzo di terrore nel cui nucleo oscuro brilla una piccola luce misteriosa. Poi, tutto ciò è diventato una realtà editoriale grazie alla collaborazione con Eretica Edizioni.

 

 

  • C’è un episodio che le si è delineato prima degli altri?

Sì, mi ha subito affascinato il mistero delle “Olgius” queste assurde capsule di metallo interrate in una zona molto remota, quasi inaccessibile, della Yakuzia siberiana. Diversi team di ricercatori di alcune università russe hanno già compiuto diverse spedizioni, dal 2013 in poi, per venirne a capo ma il metallo di queste cupole sembra indistruttibile, pare emanino radiazioni che hanno danneggiato gravemente la salute di alcuni membri delle spedizioni e si fa fatica a trovare finanziamenti per nuovi sopralluoghi. Decisi quindi di ambientare la narrazione nell’area dove si trovano queste strane grandi cipolle conficcate nel terreno congelato e di risalire quindi all’epoca in cui questa regione veniva esplorata per la prima volta da degli europei, ossia negli anni ’30 del XVII secolo.

 

 

  • Ci parli dei suoi personaggi.

Si tratta di un gruppo di esploratori in gran parte russi e cosacchi ma – un po’ come si fa oggi per i progetti di ricerca scientifica – si uniscono a loro eccellenze di altri Paesi, intelletti ritenuti utili al successo dell’impresa: un medico veneziano, un botanico francese, un astronomo siriano. A questi si aggiunge una guida siberiana. La doppia voce narrante è portata avanti dai due esploratori protagonisti/antagonisti che rappresentano volti diversi della medesima attitudine alla scoperta, alla conquista e al possesso. Eppure, tra le pieghe della vanagloria e della venalità dei due personaggi, emergeranno qualità insospettate, gesti sorprendenti, pensieri nuovi che creeranno affinità elettive e una comprensione più ampia di sé stessi, degli altri esseri umani e della natura che li circonda.

 

 

  • Coma mai ha scelto di scrivere un romanzo storico?

La Storia è fatta di storie e le storie sono una mia grande passione. L’immagine di un vecchio che racconta storie a dei ragazzini è un archetipo ineludibile. Credo che per apprezzare la Storia occorra essere dotati di una bella riserva di immaginazione perché sia possibile ricreare nella nostra mente ambienti, modi di essere e di agire. Il fascino sensuale delle modalità con cui dovevano rapportarsi gli uomini e le donne di tempi passati e che puoi ben intuire in alcuni ritratti e opere del Rinascimento o degli Impressionisti; i misteri sulla comparsa di civiltà sorprendenti, a seconda dei casi; le imprese incredibili che meritano di essere ricordate. Tuttavia non è la Storia in sé che guida la mia scrittura. Io uso il contorno storico per raccontare la vita, i fatti, le emozioni delle singole persone. E mi interessa che tutto ciò conduca alla fine a scorgere la bellezza, la nobiltà di un gesto, il coraggio di una decisione, una rivelazione inattesa. Manifestazioni che trascendono i fatti storici, per quanto minuziosamente dispiegati e sviluppati.

 

 

  • Quali sono le difficoltà che ha incontrato in fase di scrittura?

A onor del vero non ho incontrato grandi difficoltà, né riguardo al famigerato blocco dello scrittore, né per quanto riguarda la ricerca storica, geografica, antropologica e linguistica che ho dovuto compiere. Un cruccio che si è presentato un paio di volte sono state le intuizioni di possibili ramificazioni o semplici diversivi nella narrazione che mi venivano in mente nei momenti più inaspettati e che non avevo modo di registrare e che quindi ho sfortunatamente perso. In particolare queste intuizioni arrivavano al momento del risveglio, quando le visioni diventano parole; un po’ come quando si sogna ma nell’arco di pochi secondi di veglia tutto viene malauguratamente dimenticato. Ho risolto registrando dei vocali al telefono cellulare lasciato sul comodino.

 

 

  • Se dovesse associare una canzone a Khatru quale sceglierebbe?

Be’ il titolo è effettivamente preso dal nome di una canzone del gruppo inglese Yes, intitolata “Siberian Khatru”, un brano di grande suggestione che mi ha sempre proiettato nella dimensione di quegli immensi spazi incontaminati. Ma un brano che è particolarmente funzionale alle atmosfere del romanzo è senza dubbio “Take Shelter”, uno splendido brano degli Anathema. Prova ad ascoltarlo mentre leggi i passaggi delle pagine 58 e 59 del capitolo 3 e poi dimmi se non ti senti la schiena attraversata dal brivido della bellezza.

 

 

  • Come mai il suo romanzo è ambientato in Siberia? è appassionato del territorio?

Sono attratto dai luoghi remoti e incontaminati, ho l’indole di un esploratore. Non esiste al mondo una regione più grande e misteriosa della Siberia, è sterminata, è come un oceano nelle mani di una natura onnipotente e ogni villaggio è come un’isoletta sperduta in quel mare verde scuro. Venti anni fa progettai un viaggio con un mio amico ma dovetti rinunciare quando il mio amico diede forfait. Nel frattempo avevo studiato il tragitto e molti luoghi che sognavo di raggiungere. Sono attratto dal mistero della vita, del destino del genere umano e delle tante manifestazioni dello spirito che finiscono per tradursi non solo in istituzioni religiose ma anche in riti ed esperienze che rivelano una profondità sacrale dell’esistenza che in questa parte del mondo abbiamo quasi del tutto perduto.

 

 

  • Quali sono i suoi progetti per il futuro?

Sto dando gli ultimi ritocchi a un nuovo romanzo storico di cui sono molto soddisfatto. Ho in cantiere una collaborazione con lo scrittore e biografo musicale Massimo Padalino per pubblicare una raccolta di racconti ispirati ai Dieci Comandamenti, ambientati nel mondo odierno. Ne ho scritti due per ora. Il racconto breve è più difficile di quanto si immagini ma spero in cuor mio che la farfalla dell’ispirazione continui a posarsi su di me.

 

 

#Conosciamol’autore

Riccardo Pro (Roma, 3 Aprile 1970) è un polistrumentista, autore e cantante italiano. Ideatore della rassegna musicale Odori Sotterranei (1990-2000), è considerato uno dei fondatori della scena indie-rock dell’area di Frosinone. Con formazioni diverse, ha pubblicato sette album ed ha composto più di cento brani con relativi testi in italiano, inglese e francese. E’ attualmente leader della formazione Samsa Dilemma. Con una laurea in Scienze Politiche, un’abilitazione all’insegnamento di discipline giuridiche ed economiche, una esperienza in fanteria con il grado di sotto-tenente, una patente di mediatore interculturale ed una decennale esperienza in project management nel settore della ricerca scientifica, vive con la sua famiglia in provincia di Trento dal 2007.

 

 

 

 

 

 

May the Force be with you!
Precedente Paper Corn: Monster Hunter di Paul W. S. Anderson Successivo Il country club di Howard Owen | Recensione di Deborah